Inchiesta riders: 6 indagati, sanzioni per 733 milioni di euro

La maxi indagine condotta dal procuratore capo di Milano, Francesco Greco, potrebbe finalmente far cambiare la situazione dei riders. L’operazione milanese ha infatti portato a comminare multe per 733 milioni di euro alle principali aziende di delivery che operano in Italia. 

La riforma dei contratti per i riders

L’indagine è partita da Milano, con la collaborazione l’Aggiunta Tiziana Siciliano e la pm Maura Ripamonti, ma ha coinvolto fattorini e società di tutta Italia. Just Eat, Glovo-Foodinho, Uber Eats e Deliveroo hanno infatti ricevuto verbali a seguito dei quali dovranno riformare i contratti dei riders.

Attualmente i fattorini hanno lo status di lavoratori autonomi, dovranno invece essere trasformati in parasubordinati, ossia co.co.co (collaboratori con contratto di lavoro coordinato e continuativo).

Questo significa che saranno oltre 60 mila i riders che dovranno essere assunti. Non riceveranno più pagamento a cottimo (vietato dalla legge), ma un contratto fisso, che dovrà prevedere visite mediche, formazione fornitura di adeguate attrezzature da lavoro.

Gli indagati sono sei

A seguito dell’indagine del procuratore capo milanese Greco, sono state indagate 6 persone, in ruoli apicali delle società di delivery, tra i quali amministratori delegati, presidenti dei consigli di amministrazione e delegati per la sicurezza e contratti di lavoro.

I sei sono stati perseguiti per la violazione della legge 81, che prevede obblighi di prevenzione dei rischi, obbligo di visite mediche, garanzia di protezione individuale e formazione specifica.

La contestazione di tali reati ha così portato a “contravvenzionali per il totale di 733 milioni“. Entro novanta giorni le aziende citate dovranno adeguarsi, pena un decreto ingiuntivo.

Il meccanismo del ranking che rende i riders schiavi

Presentando l’indagine, la procuratrice Tiziana Siciliano ha anche puntato il dito contro il “meccanismo del ranking“. “Non è affatto vero che hanno libertà di decidere quando andare a lavorare, perché chi non può farlo, anche solo per un giorno magari per motivi di salute, viene penalizzato” dall’algoritmo, spiega Siciliano.

Non è più il tempo di dire che i rider sono schiavi, è arrivato il tempo di dire che sono cittadini che hanno bisogno di una tutela giuridica“, ha aggiunto il procuratore capo di Milano Francesco Greco.