Inchiesta riders: 6 indagati, sanzioni per 733 milioni di euro

Secondo la Procura di Milano 60 mila fattorini delle principali società di delivery operanti in Italia devono essere assunti

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Foto Getty Images | Pier Marco Tacca

La maxi indagine condotta dal procuratore capo di Milano, Francesco Greco, potrebbe finalmente far cambiare la situazione dei riders. L’operazione milanese ha infatti portato a comminare multe per 733 milioni di euro alle principali aziende di delivery che operano in Italia. 

La riforma dei contratti per i riders

L’indagine è partita da Milano, con la collaborazione l’Aggiunta Tiziana Siciliano e la pm Maura Ripamonti, ma ha coinvolto fattorini e società di tutta Italia. Just Eat, Glovo-Foodinho, Uber Eats e Deliveroo hanno infatti ricevuto verbali a seguito dei quali dovranno riformare i contratti dei riders.

Attualmente i fattorini hanno lo status di lavoratori autonomi, dovranno invece essere trasformati in parasubordinati, ossia co.co.co (collaboratori con contratto di lavoro coordinato e continuativo).

Questo significa che saranno oltre 60 mila i riders che dovranno essere assunti. Non riceveranno più pagamento a cottimo (vietato dalla legge), ma un contratto fisso, che dovrà prevedere visite mediche, formazione fornitura di adeguate attrezzature da lavoro.

Gli indagati sono sei

A seguito dell’indagine del procuratore capo milanese Greco, sono state indagate 6 persone, in ruoli apicali delle società di delivery, tra i quali amministratori delegati, presidenti dei consigli di amministrazione e delegati per la sicurezza e contratti di lavoro.

I sei sono stati perseguiti per la violazione della legge 81, che prevede obblighi di prevenzione dei rischi, obbligo di visite mediche, garanzia di protezione individuale e formazione specifica.

La contestazione di tali reati ha così portato a “contravvenzionali per il totale di 733 milioni“. Entro novanta giorni le aziende citate dovranno adeguarsi, pena un decreto ingiuntivo.

Il meccanismo del ranking che rende i riders schiavi

Presentando l’indagine, la procuratrice Tiziana Siciliano ha anche puntato il dito contro il “meccanismo del ranking“. “Non è affatto vero che hanno libertà di decidere quando andare a lavorare, perché chi non può farlo, anche solo per un giorno magari per motivi di salute, viene penalizzato” dall’algoritmo, spiega Siciliano.

Non è più il tempo di dire che i rider sono schiavi, è arrivato il tempo di dire che sono cittadini che hanno bisogno di una tutela giuridica“, ha aggiunto il procuratore capo di Milano Francesco Greco.

Parole di Elena Pavin

Mi chiamo Elena Pavin, classe 1994, ho conseguito il diploma artistico solo prima di scoprire di non voler fare l’architetto né la designer. Così ho cambiato radicalmente i miei piani: all’Università di Milano-Bicocca ho studiato giapponese e mi sono laureata in Comunicazione interculturale, ho terminato i miei studi diplomandomi alla Scuola di Giornalismo. Amante dell’arte, incuriosita dalle tendenze, fanatica dell’enogastronomia (tanto da decidere di diventare sommelier). Nel 2020 ho iniziato a collaborare con Alanews e Deva Connection

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