La Ue vuole impedire alla Germania di superare da sola la crisi energetica

La Ue tramite il commissario Breton invia una lettera a tutti gli Stati chiedendo di evitare “una corsa ai sussidi” che mette a rischio il mercato unico.

Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen – Nanopress.it

 La Ue chiede ai Ventisette di non promuovere “una corsa ai sussidi” che spezzi il mercato unico e metta “in discussione il principio di solidarietà” che dovrebbe governare la risposta alla crisi energetica. Il commissario per il Mercato interno della Ue, Thierry Breton, ha inviato una lettera agli Stati membri in cui pone diverse domande per coordinare la reazione all’aumento dei prezzi dell’energia e chiede loro di sostenere l’industria.

Breton della Ue: “mantenere condizioni di parità, soprattutto rispetto a chi ha un margine di budget inferiore”

Ma ricorda loro anche che dobbiamo “mantenere condizioni di parità, soprattutto rispetto a chi ha un margine di budget inferiore”. Ciò equivale a sottolineare che i Paesi meno indebitati sono in grado di supportare molto di più le proprie imprese, ponendole così in una posizione vantaggiosa rispetto a quelle degli altri Paesi con più debiti.

La lettera è stata inviata alle capitali il giorno dopo che la Germania, Paese con tanto “margine di bilancio”, ha annunciato un piano anticrisi da 200 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese, l’equivalente a poco più del 5% del suo PIL. L’annuncio di Berlino ha avuto pronta risposta a Roma.

«Non possiamo dividerci secondo il margine dei nostri bilanci nazionali», ha avvertito il presidente del Consiglio uscente, Mario Draghi, a cui si è affiancato, molto più duramente, un consigliere di Giorgia Meloni, che punta a essere il nuovo presidente del Consiglio dopo vincente alle ultime elezioni: “E’ un atto preciso, deliberato, non concordato, non condiviso, non comunicato, che sottovaluta le ragioni della nostra unione”.

Il motivo per cui Germania e Italia hanno ricevuto il colpo in prima fila in questa crisi è lo stesso, entrambe hanno – o hanno avuto – una grande dipendenza dal gas russo, ma il punto di partenza di entrambe è molto diverso: il debito pubblico italiano è pari a 152,6% del suo PIL, più del doppio di quello della Germania (68,2%).

Il commissario Breton si è unito a questi avvertimenti, anche se con molta più sottigliezza, con diversi messaggi su Twitter. “Ho preso atto del piano da 200 miliardi di euro della Germania per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, che esamineremo attentamente. Da parte mia due reazioni: 1. Controllo della “parità di condizioni” 2. Quale margine di manovra per gli altri Stati membri?

Nello stesso momento in cui questo messaggio è stato lanciato sui social network, seguito da altri, è stata inviata da Bruxelles al resto delle capitali la lettera firmata dal politico francese, nonché uomo d’affari anche lui. “Quando osserviamo il quadro effettivo dell’intero debito (finanziario, della difesa, del carbonio), il punto di partenza per ciascuno Stato membro nelle prossime discussioni sul bilancio è abbastanza diverso da come sembra.

Bruxelles è stata attenta a garantire che la risposta alla crisi fosse unitaria (sanzioni, risparmio di gas ed elettricità)

Pertanto, la nozione di virtù è molto soggettiva e, di fatto, poco rappresentativa degli sforzi compiuti dagli Stati membri se si considera un ampio spettro di politiche”, ha sottolineato lo stesso Breton in un discorso pronunciato ad Amsterdam all’inizio di settembre . Sulla base di questo ragionamento, ne consegue che i francesi considerano non solo problematico, ma anche ingiusto, che l’intensità della risposta di ciascuno Stato a questa crisi dipenderà dalla sua capacità di indebitamento.

Mario Draghi
Mario Draghi – Nanopress.it

Da quando i prezzi dell’energia sono aumentati vertiginosamente e lo spettro dei tagli all’approvvigionamento di gas russo ha cominciato a delinearsi, la Ue è stata attenta a garantire che la risposta fosse unitaria (sanzioni, risparmio di gas ed elettricità). Ha anche invitato gli Stati membri ad aiutare, soprattutto, le famiglie e le imprese che ne hanno più bisogno.

Ma a questo punto cresce molto un rischio che si vedeva già nel 2020, quando è arrivato il coronavirus e ha fermato l’attività economica: Paesi meno indebitati e con maggiore capacità finanziaria possono dare più aiuti alle proprie imprese, che competono in un mercato aperto con altre da paesi che non possono dare loro lo stesso sostegno. Per questo, due voci autorevoli in materia economica come Draghi e Breton, anche lui ex ministro delle Finanze in Francia, avvertono che con risposte diseguali si mette a rischio il mercato interno.

Due anni fa, dopo una prima reazione scoordinata che minacciava il mercato unico, è stato compiuto un passo storico: è stato creato il Recovery Fund, dotato di quasi 800.000 miliardi. Quando venerdì scorso i portavoce ufficiali della Commissione sono stati interrogati sul movimento tedesco, la risposta non è stata così eloquente: “Il ruolo della Commissione è garantire condizioni di concorrenza eque nel mercato unico. […]

Un’applicazione ragionevole e proporzionata delle norme sugli aiuti di Stato nel mercato unico garantisce che questi aiuti pubblici alle imprese colpite dalla crisi energetica dopo la guerra in Ucraina evitino distorsioni”. Ore dopo arrivarono la lettera e i messaggi di Breton. Nonostante la posizione chiara del francese e che la sua responsabilità riguardi il mercato interno, non rientra tra le sue funzioni controllare il rispetto delle norme sugli aiuti di Stato.