Studio Coronavirus, identificata una nuova mutazione

La mutazione di Covid-19, individuata dai ricercatori dell'Università degli Studi di Milano, non riguarda la proteina Spike, ma un gene codificante per la proteina accessoria ORF-6

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Getty Images | Jane Barlow - WPA Pool

Dopo la variante inglese, sudafricana e brasiliana, i ricercatori del laboratorio di virologia dell’Università degli Studi di Milano hanno identificato una nuova mutazione del Coronavirus. Secondo lo studio, coordinato da Pasquale Ferrante, Elena Pariani e Serena Delbue, in collaborazione con l’istituto Clinico di Città Studi, ha rivelato la presenza di un gene codificante per la proteina accessoria ORF-6. Questa volta, quindi, non si parla di una mutazione della proteina Spike.

Lo studio e la mutazione della proteina ORF-6

Dallo studio è emerso che la mutazione porta alla produzione della proteina virale ORF-6 troncata e mancante di 6 aminoacidi. I risultati, pubblicati sulla rivista Emerging Microbes & Infections, hanno evidenziato l’importanza della mutazione. Questa viene introdotta casualmente durante la replicazione e potrebbe conferire a Covid-19 vantaggi replicativi e di evasione da parte del sistema immunitario.

 I ricercatori, attraverso lo studio, hanno evidenziato che l’alterazione della proteina accessoria ORF-6, più che riguardare le capacità infettanti di Covid-19, preoccupa per la sua capacità di alterare i meccanismi patogeni del virus.

La sua modifica, infatti, essendo una proteina con il compito di modulare la risposta immunitaria dei soggetti durante la replicazione virale, potrebbe avere conseguenze sulla diffusione del Coronavirus nell’organismo umano, oltre che sull’evoluzione clinica della malattia nei soggetti infetti.

L’importanza del continuo monitoraggio delle varianti di Covid-19

I ricercatori hanno evidenziato, attraverso questo studio, oltre all’importanza del continuo monitoraggio di Covid-19, che la variante ORF-6 troncata possa rappresentare uno strumento utile per gli studi che riguardano la risposta immunitaria da parte dell’uomo. Studiarla potrebbe evidenziare alcuni possibili meccanismi patogeni e indirizzare gli scienziati nella giusta direzione per mettere in atto nuove strategie terapeutiche per i pazienti affetti da Coronavirus.

Che il Coronavirus sia mutato nel corso del tempo non è una novità. Ad oggi sono infatti state individuate 222 mutazioni della proteina Spike, oltre alle 94 che interessano invece il rivestimento del virus.

Le continue mutazioni, inoltre, fanno sorgere il dubbio sull’efficacia dei vaccini anti Coronavirus. Sul sito dell’ISS, viene spiegato che, a differenza di quello che si può pensare, non è inutile sottoporsi al vaccino anti Covid-19. Questo perché, al momento, non c’è alcuna evidenza che le mutazioni possano avere effetti sull’efficacia della vaccinazione. “Quindi, anche se ci fosse stata una mutazione in alcuni frammenti della proteina Spike è improbabile che possa essere sufficiente a rendere il vaccino inefficace” si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Parole di Benedetta Minoliti

Benedetta Minoliti, nata a Milano il 24 marzo 1993. Sono laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e diplomata presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Non esco mai di casa senza le cuffie, ascolterei la musica anche mentre dormo e adoro scattare polaroid. Collaboro con AlaNews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.

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