Milano: stop ai tamponi ai contatti stretti dei positivi

Nel capoluogo lombardo, i tamponi ora verranno eseguiti sono sui casi sospetti rilevati a scuola o su chi ha sintomi riconducibili al Covid

Un medico esegue un tampone all'aeroporto di Malpensa

Foto Getty Images | Pier Marco Tacca

La Lombardia è nella cosiddetta Fascia Rossa: da domani entrerà in lockdown, contrariamente da quanto auspicato dal presidente di Regione Fontana e dal sindaco di Milano Sala. La situazione dei contagi non accenna a dare una tregua: ieri sono stati registrati 7.758 nuovi casi e oramai il sistema di contact tracing è saltato. L’emergenza sta entrando nel pieno del picco, tanto da spingere l’Ats (Agenzia di tutela della salute) milanese ha dare l’ordine di non eseguire più i tamponi sui contatti stretti di un positivo, ovvero a coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con un malato di Covid. In questo momento, i tamponi vanno eseguiti solo su chi presenta i sintomi della malattia o potrebbe averla contratta in ambito scolastico. Sospesi quindi anche a chi è potenzialmente asintomatico.

Uno scenario che indica che l’impianto sanitario della città più colpita è al limite.

Milano: 75 mila tamponi alla settimana

Il direttore dell’Ats di Milano Vittorio Demicheli già da alcune settimane lamentava come il sistema fosse ormai saltato, non avendo abbastanza risorse sul campo per poter gestire l’aumento dei tamponi da eseguire. Ogni positivo oggi potrebbe avere avuto circa 30-40 contatti sospetti, con conseguente aumento esponenziale dei potenziali positivi da tamponare. Ecco quindi un aumento dei test da eseguire, dei risultati da comunicare e non abbastanza medici e personale medico a disposizione per garantire il servizio.

I casi rispetto a settembre sono aumentati venti volte (se ne registrano 4mila nuovi al giorno), perciò è stato deciso di dare indicazioni a tutti i medici in merito alla gestione dei tamponi. Sul portale Ats, risulta che vengano registrati dai medici di base circa 10 mila persone con sintomi al giorno da ormai diverse settimane: i tempi di attesa si stanno dilatando a dismisura visto che attualmente si viaggia a circa 75mila tamponi alla settimana, bisogna agire subito.

Ora si raccomanda ai dottori di comunicare ai pazienti che hanno avuto contatti con un positivo di non raggiungere gli ambulatori, anche se hanno l’impegnativa, ma di mettersi direttamente in auto quarantena per 14 giorni; i medici non dovranno più eseguire ai potenziali positivi il tampone previsto al decimo giorno di isolamento se questi ancora non presentano sintomi. Questa decisione è stata presa per non ingolfare un sistema già al limite. Al momento, la priorità sui tamponi in assenza di sintomi ce l’hanno i casi di contatto sospetto registrati in ambito scolastico.

La situazione lombarda

In Lombardia, dei 540 posti totali in terapia intensiva (possono arrivare all’evenienza a 1800) ne sono occupati 529. Il direttore della rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore dell’Unità di Crisi per le terapie intensive della Regione Lombardia Antonio Pesenti ha spiegato che l’aumento dei casi è incostante e difficile da prevedere, e che la situazione è molto simile a quella di marzo. La scelta del lockdown è stata saggia ma si potrà valutarne l’utilità solo nelle prossime settimane.

Parole di Alanews

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