Ipotesi lockdown nazionale: il parere degli esperti

Ricciardi e Crisanti parlano di lockdown nazionale breve e immediato, mentre Gismondo e Bassetti sono sfavorevoli ad una nuova chiusura totale su tutto il territorio Italiano

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Foto Getty Images | Ernesto Ruscio

In Italia si ricomincia a parlare di lockdown totale. A quasi un anno dalla prima chiusura in Italia, avvenuta l’8 marzo scorso, gli esperti suggeriscono di tornare alla chiusura immediata del Paese per arginare la diffusione di Covid-19.

A preoccupare gli esperti la diffusione delle nuove varianti di Coronavirus e la risalita dell’indice Rt, passato da 0.84 a 0.95 in una settimana.

Lockdown: il parere favorevole di Walter Ricciardi e Andrea Crisanti

Al ministro ho sottoposto la necessità di proporre al Governo tre cose, anche alla luce del problema delle varianti: lockdown breve e mirato”. A dirlo è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza.

Secondo l’esperto un lockdown di 2-3 settimane aiuterebbe a contenere l’emergenza sanitaria ed evitare il diffondersi delle varianti. “Io sono consigliere del ministro della Salute e a lui mi rivolto. E Speranza ha sempre accolto i miei suggerimenti. Nel precedente Governo, però, trovava un muro. Trovava la linea di chi voleva convivere con il virus” ha detto Riccardi.

E ha continuato: “Questo ha causato decide di migliaia di morti e ha affondato l’economia. Spero che la strategia del nuovo Governo sia ‘no Covid’ e che riporti a una prospettiva di normalità in tempi ragionevoli. Ci riavvicineremo al ritorno alla vita normale e alla ripresa economica, come dimostrano gli esempi di Cina, Taiwan, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Ora anche USA, Germania e Danimarca vanno in questa direzione”.

Anche Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia dell’Università di Padova, parla di lockdown in Italia, spiegando che ci sarebbe già dovuta essere una chiusura totale a dicembre, a causa della variante inglese. “Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Serve un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele”.

Crisanti parla di lockdown e di evitare di ricorrere ai colori, abolendo così le zone rosse, arancioni e gialle e tornando ad una chiusura totale su tutto il territorio nazionale. “La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiare fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia”.

Gismondo: Lockdown nazionale devastante per la “serenità psichica”

Di parere diverso è invece Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. La direttrice ha invitato a riflettere sulla “serenità psichica” degli italiani, affermando che: “Un nuovo lockdown nazionale si rivelerebbe devastante”.

Un lockdown severo oggi, se certamente potrebbe apportare dei benefici in termini di prevenzione della circolazione delle nuove varianti, sarebbe un disastro dal punto di vista psicologico, sociale nonché economico” ha detto Gismondo.

E ha continuato: “Come ho più volte detto esiste una soluzione virologica ed esiste una strategia che prende in considerazione il benessere della persona. Benessere che non dipende solo dal successo nello sconfiggere il virus, cosa che certamente tutti auspichiamo, ma anche dalla capacità di trovare in questa battaglia una giusta misura di restrizioni sopportabile dalla nostra psiche”.

Bassetti sfavorevole ad una nuova chiusura totale

Anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, è sfavorevole al lockdown. “Se c’è bisogno di mettere un’area in zona rossa va fatto rapidamente, ma evitiamo di continuare a parlare di lockdown nazionale perché c’è qualcuno che è diventato un disco rotto” ha detto Bassetti ad Adnkronos.

Non siamo sulla soglia di un nuovo lockdown. Dobbiamo avere un po’ di pazienza e di ordine, e la boutade non aiutano. I numeri dicono che abbiamo il 5% dei positivi, le ospedalizzazioni sono calate e la situazione non è di emergenza. Guardando a quello che è successo un anno fa con i primi casi di Coronavirus al nord, è verosimile pensare che questo virus si correla con la stagione invernale e potrebbe esserci un aumento dei casi. Questa volta però abbiamo gli strumenti per contrastare la pandemia. Se c’è aumento dei casi e dei ricoveri, si dovrà intervenire a livello locale con le chiusure”.

Parole di Benedetta Minoliti

Benedetta Minoliti, nata a Milano il 24 marzo 1993. Sono laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e diplomata presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Non esco mai di casa senza le cuffie, ascolterei la musica anche mentre dormo e adoro scattare polaroid. Collaboro con AlaNews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.

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