Covid, i 21 criteri delle Regioni per stabilire le fasce del contagio

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fissato stamattina, 3 novembre, una riunione con il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ed i capi delegazione della maggioranza. In discussione potrebbe esserci il rinvio del nuovo Dpcm a giovedì 5 novembre. Tra le nuove misure, anche un coprifuoco nazionale nelle ore serali e l’istituzione delle zone rosse in alcune Regioni, quali Lombardia, Piemonte e Calabria, quelle con l’indice Rt più alto. A rischio anche la Liguria.

Crisanti: “Rischi poca trasparenza Regioni su dati”

Nel nuovo Dpcmmi pare manchi un automatismo preciso per cui a una determinata regione vengano imposte le chiusure“, ha dichiarato in un’intervista a La Stampa Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova. Ci sarebbero “21 criteri per decidere se una regione appartenga alla zona verde, arancione o rossa. Mi sembrano tanti, ma immagino che quelli fondamentali riguardino il riempimento dei posti in ospedale. Non vorrei che un provvedimento simile inducesse le Regioni a non essere totalmente trasparenti riguardo a questi dati“, spiega lo scienziato. Ecco quali sono i 21 criteri per stabilire le fasce del contagio.

I criteri per stabilire le fasce del contagio

  • Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  • Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla Terapia Intensia) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  • Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  • Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  • Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie;
  • Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata;
  • Indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti, come la percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese;
  • Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi;
  •  Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento;
  • Numerotipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing;
  • Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento;
  • Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati;
  • Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari, come il numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni;
  • Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione);
  • Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana;
  • Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno;
  • Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito);
  • Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note;
  • Numero di accessi al Pronto Soccorso con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19;
  • Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19:
  • Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.

Come anticipato dal professor Crisanti, alcuni dei parametri potrebbero essere resi “opzionali“, ma per una conferma ufficiale bisognerà attendere la pubblicazione del testo definitivo del nuovo Dpcm.