Cosa ha detto Letta alla Direzione del Partito democratico

Il simbolo, le alleanze, il governo, l’opposizione, la guerra, le donne. Di ingredienti, Enrico Letta, attuale segretario del Partito democratico, ne ha messo tanti nel calderone della Direzione dello schieramento, che si è inaugurata oggi alle 10.

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Enrico Letta – Nanopress.it

Mea culpa sinceri, ma anche attacchi (a Giorgia Meloni, soprattutto), consapevolezze e bisogni, di scelte e di un cambiamento, che non deve essere radicale, non nel logo e nel nome per lo meno. All’intervento di Letta, che ha aperto anche la riunione, ne sono seguiti e ne seguiranno degli altri, perché il rinnovamento parte da tutti. E intanto Carlo Calenda, su Twitter, ha scritto che sarà molto difficile fare opposizione insieme.

Il simbolo, l’opposizione, le donne e il cambiamento: tutti i temi dell’intervento di Letta in Direzione del Pd

Dobbiamo parlare di futuro, voglio proporvi un ragionamento sul futuro. Questa Direzione parla al futuro”. È così che Enrico Letta, segretario del Partito democratico, ha aperto la Direzione del gruppo politico stamattina.

Un discorso, a cui ne seguiranno altri da parte degli altri esponenti, che ha come tema centrale il rinnovamento di uno schieramento che ha perso le elezioni del 25 settembre e che, per questo, deve invertire la rotta. Non per tutto, però, perché se è vero che molte cose devono cambiare, e l’ex premier è stato il primo ad averlo ammesso, altre vanno bene così come sono, o per lo meno vanno bene per lui.

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Enrico Letta alla Direzione del Partito democratico – Nanopress.it

PROGETTO PD – Per Letta, la nascita del partito “è stata una grande successo: è stata, è e sara una storia positiva per il Paese”, anche perché, ha spiegato, loro sono stati “gli unici a costruire un progetto elettorale in alternativa alla destra”. Il fatto che non si siano vinte le politiche, però, non deve scoraggiare, perché sono gli stessi elettori che hanno domandato di costruirla, questa alternativa. Ed è qui che torna la parola futuro, di nuovo, perché per il segretario, quel 19% è un mandato per il domani.

Sempre partendo dal risultato delle elezioni del 25 settembre, il pisano ha sottolineato come i numeri raggiunti dal Pd siano stati miglioridi tanti altri che fischiettando hanno fatto finta di niente”. Il riferimento non era casuale, ma l’intento di Letta non era quello di screditare gli altri, quanto quello di chiarire che la Direzione e poi il Congresso serviranno per avviare “una discussione senza sconti” in cui affrontare i nodi che ci sono da sciogliere, “perché – ha detto ancora – il nostro è un progetto che ha senso se è grande e vive in una logica di espansione”. La stessa che ha accompagnato lo schieramento nel corso degli anni e che dovrà rimanere, con lo spirito di allargamento, anche dopo.

CONGRESSO – E quindi il Congresso, appunto. Che servirà non solo a trovare un sostituito a Letta, ma sarà l’occasione per parlare di argomenti non “sul nostro ombelico, ma sul Paese, sull’Italia”, in cui tutti devono partecipare in libertà “per dare una forte legittimazione a un nuovo gruppo dirigente”.

I tempi – Per l’ex presidente del Consiglio, non deve essere né un X Factor, né vuole che vada “alle calende greche”: i tempi giusti perché sia pronto sono “l’inizio della primavera, il mese di marzo”, perché da quello si dovrà costruire anche l’opposizione al governo di Giorgia Meloni. Sarà lui, ha dichiarato, a “guidare questo processo con massima determinazione”, per amore del partito soprattutto. Perciò avrà il compito di prendersi tutte le responsabilità e garantire la neutralità tra i candidati.

Le alleanze, no al referendum Conte-Calenda – Il Congresso, però, non deve essere trasformato in “un referendum su Conte o Calenda”. “Se qualcuno avesse in testa un referendum del genere – ha avvisato -, la storia del Pd sarebbe già in declino”.

OPPOSIZIONE – Di opposizione, il segretario uscente, ne ha parlato in altre occasioni. Quando ha parlato di un cambiamento nella classe dirigente, che deve essere affidato ai più giovaniper sfidare il governo Meloni, guidato da una giovane donna anche se ha alle spalle una lunga vita politica”.

Quando ha ricordato che “la prima vita del Pd” è stata, appunto, nel momento dell’esecutivo di Silvio Berlusconi che è stato “mandato a casa dopo tre anni di forte e dura opposizione”, e lo ha detto specialmente a chi “ci accusa di essere stati sempre al governo”. E quando, ancora, ha ribadito, che “il mandato che ci ha dato il voto è quello di essere la guida dell’opposizione”, che deve intransigente e costruttiva.

GOVERNO – Anche perché, secondo Letta, il percorso che attende il centrodestra non è “un’infinita luna di miele”, anzi sarà ostacolato dal “deterioramento del quadro economico e sociale, la recessione che aspetta il Paese, le paure e le preoccupazioni che necessitano tutt’altro che un governo di profonda debolezza che sembra fare capolino”. D’altronde, ha spiegato ancora, sembra che a fare più notizia siano i no che riceve, che per lui sono sintomo di difficoltà, non tanto “le liste di attesa e la ressa per entrare”.

Campagna elettorale e vaccinale – Ci sarà tempo, comunque, per giudicarne l’operato, ha proseguito, sicuramente l’impressione “è che qualunque idea programmatica è venuta già meno rispetto alle tante promesse di campagna elettorale”. E a proposito di campagna, Letta si è anche domandato, che ne sarà di quella vaccinale, considerato che Meloni ancora non ne ha parlato, anzi non sono stati chiari su come andrà.

SCENARIO CAMBIATO DELLA GUERRACovid e guerra, soprattutto la seconda, hanno cambiato lo scenario, ha poi detto il segretario. “Se io ripenso alla fine di gennaio, a come eravamo dopo la rielezione di Mattarella, eravamo in una condizione ben diversa”, ha iniziato. Pur confermando le scelte fatte, però, Letta ha spiegato che “dalla minaccia russa è nata un’instabilità” che ha cambiato il trend di crescita e ha condizionato la società.

NO A GOVERNI DI SALVEZZA NAZIONALE – Se la posizione assunta nei confronti di Vladimir Putin sarebbe rimasta la stessa, non si può dire lo stesso per quanto riguarda altre scelte. A prescindere che ci sia lui o meno (e non ci sarà), l’ex premier si è raccomandato che “quando questo governo cadrà, noi chiederemo le elezioni anticipate. Nessun altro governo di salvezza nazionale”.

DONNE – E anche sulle donne, considerato il livello in decrescita di deputate e senatrici in questa nuova legislatura, ancora per colpa del Pd, ha ammesso. Il fallimento della rappresentanza dimostra “il senso di un partito che non ha compiuto il salto in avanti necessario”, ha detto, ma ci sono degli strumenti per cercare di aggiustare il tiro.

SIMBOLO – Dulcis in fundo, Letta ha parlato anche del simbolo del suo schieramento, finito sulla graticola così come tutto il partito nel post elezioni. Se ne discuterà, ha spiegato, ma “amo questo simbolo”, e quindi per lui deve rimanerecosì com’è perché racconta il servizio fatto all’Italia”.

Calenda contro Letta: “Intervento banale. Non è politica ma moralismo”

Il primo politico, al di fuori del Pd, a commentare le parole di Letta è stato l’ex alleato Carlo Calenda, che su Twitter non le ha certo mandate a dire al segretario, definendo il suo intervento un’”assoluta banalità” perché non fa che dimostrare la volontà di non scegliere. Anche parlare di giovani e donne, per lui, è stato sbagliato perché “il partito è gestito da Zingaretti, Bettini, Orlando e Franceschini”.

Secondo il leader di Azione, infatti, l’analisi fatta dall’ex premier tende a ribadire un concetto non corretto, ovvero che se hanno perso “è colpa degli altri”, proprio per questo ha scritto che “sarà molto difficile fare opposizione insieme”.