Coronavirus: risultati promettenti dal vaccino di Oxford

Si accendono le speranze dopo la pubblicazione sulla rivista scientifica 'The Lancet' dei primi risultati sul vaccino contro il Covid-19 messo a punto dallo Yenner Institute con la collaborazione scientifica italiana. Anche la Cina ha incassato un traguardo importante con il vaccino sviluppato dalla CanSino Biologics.

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Foto Pixabay | di jarmoluk

Il vaccino contro il coronavirus “è sicuro e funziona”: sono incoraggianti i risultati che arrivano da Oxford dove si sta lavorando senza sosta alla produzione di un vaccino anti Covid-19 funzionante. La speranza è che una volta usato sull’uomo, il vaccino stimoli le cellule a produrre la proteina spike che serve per attivare il sistema immunitario con lo scopo di neutralizzare il virus.

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“Serve ancora tempo e prudenza. Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell’Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni sono incoraggianti”, ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Gli studi sul vaccino anti coronavirus sul Lancet

Si accendono dunque le speranze dopo la pubblicazione sulla rivista scientifica ‘The Lancet’ dei primi risultati sul vaccino contro il Covid-19 messo a punto dallo Yenner Institute con la collaborazione scientifica italiana.

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“L’Italia, con Germania, Francia e Olanda, è – ha sottolineato Speranza – nel gruppo di testa per questa sperimentazione. Continuiamo ad investire sulla ricerca scientifica come chiave per sconfiggere il virus”.

Anche perché c’è il rischio, secondo Walter Ricciardi, consulente di Speranza, “di fare la fine della Catalogna o di Israele. Se i focolai crescono di numero e volume, c’è il rischio di non riuscire più a tenerli sotto controllo”. Ed è recente il rapporto Istat in collaborazione con l’Iss in cui si evidenzia che il nuovo coronavirus è causa diretta di morte in 9 pazienti su 10 e può rivelarsi fatale anche in assenza di concause.

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L’Italia è stata il primo Paese d’Europa, insieme a Germania, Francia e Olanda, ad acquistare 400 milioni di dosi del vaccino fatto a Oxford, che sembra avere risultati incoraggianti”, ha sottolineato Speranza.

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Secondo i risultati pubblicati dalla rivista scientifica Lancet, il vaccino sviluppato nel Regno Unito “è sicuro, causa pochi effetti collaterali e induce una forte risposta immunitaria“. Sviluppato a partire dal virus del raffreddore dello scimpanzé, ha raggiunto la fase 1-2 di sperimentazione e ha coinvolto un campione di 1.077 persone in salute, che non hanno contratto il Covid-19, di età compresa tra i 18 e i 55 anni.

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“Abbiamo assistito a una buona risposta immunitaria in quasi tutti i casi”, ha affermato il dottor Adrian Hill, direttore del Jenner Institute dell’Università di Oxford, sottolineando che saranno necessari altri trial per provarne l’efficacia. “Questa è una notizia molto positiva”, ha scritto su Twitter il premier britannico Boris Jonhson complimentandosi con i “brillanti scienziati e ricercatori, “è un importante passo nella giusta direzione”.

Buone notizie anche dallo studio cinese

Buone notizie sono arrivate sia dall’Università di Oxford che dalla cinese CanSino Biologics, che ha superato la fase 2 risultando sicuro e in grado di indurre una risposta immunitaria. Prodotto in maniera simile a quello di Oxford, il vaccino cinese per il coronavirus è stato però sviluppato a partire dal virus del raffreddore umano e la sperimentazione è stata condotta su circa 500 persone.

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Tuttavia, l’efficacia del vaccino anti coronavirus non è stata ancora confermata perché nessuno di quelli che hanno ricevuto la dose è stato esposto al Sars-CoV-2. In Cina i contagi stanno aumentando nella regione dello Xinjiang dove è stato registrato un focolaio di almeno 47 casi. Pechino ha messo subito in campo misure restrittive per arginare le infezioni tra cui lo stop a metropolitana, autobus e taxi, l’isolamento di alcune comunità e test a tappeto.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito una “buona notizia” i progressi fatti ma ha ammonito sull’importanza di un’equa distribuzione dei vaccini. A preoccupare l’agenzia Onu è infatti la condizione dei popoli più vulnerabili. “L’Oms è profondamente preoccupata per l’impatto del nuovo coronavirus sulle popolazioni indigene nelle Americhe” dove, a partire dal 6 luglio, sono stati segnalati più di 70mila casi e 2mila morti, ha detto in conferenza stampa il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

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Parole di Kati Irrente

Giornalista per vocazione, scrivo per il web dal 2008. Mi occupo di cronaca italiana ed estera, politica e costume. Naturopata appassionata del vivere green e della buona cucina, divido il tempo libero tra musica, cinema e fumetti d'autore.

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