Coronavirus: nel mondo, il turismo precipita a -70%

I dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale del Turismo mostrano come il settore turistico sia uno dei più in crisi. Potrebbe riprendersi a fine 2021

Il Colosseo in una giornata dal cielo grigio

Foto Unsplash | Clay Banks

La pandemia di Coronavrius ha reso questo 2020 un anno difficile per tutto il mondo e per tutti i settori, soprattutto quello del turismo.

Tra lockdown, raccomandazioni, prudenza generale, il primo taglio fatto dalla popolazione mondiale è stato quello dei viaggi, soprattutto di svago. A risentirne dunque, è stato soprattutto il settore turistico, come ha reso noto quest’oggi l’Organizzazione Mondiale del Turismo (United Nations World Tourism Organization), che opera in seno alle Nazioni Unite. Si parla di una previsione del -70% nel 2020.

E -70% sono anche gli arrivi di turisti tra gennaio e agosto a livello mondiale. A luglio è stato registrato un picco di -81%, ad agosto -79 rispetto al 2019, i due mesi più trafficati nell’Emisfero Boreale. La perdita economica di cui si parla è di 730 miliardi di dollari nei primi otto mesi dell’anno, dovuta al calo di oltre 700 milioni di turisti. Cifre enormi che rendono chiaro come questa pandemia possa avere effetti devastanti sull’economia globale. Infatti, la perdita generale è otto volte superiore rispetto a quella conseguente alla crisi economico-finanziaria del 2009.

Un calo senza precedenti con drammatiche conseguenze sociali ed economiche

Tutto il mondo ha subito gli effetti del Covid, chi più, chi meno. Nei primi otto mesi dell’anno, l’area asiatica e pacifica ha registrato un -79%, seguono Africa e Medio Oriente (entrambi – 69%), Europa (-68%) e Americhe (-65%).

In Europa, grazie alla riapertura dei confini, a luglio e ad agosto gli arrivi sono stati al di sopra della media, infatti a luglio sono stati -72% e -69%, ma probabilmente tale riapertura ha comportato il ritorno in circolo del virus. Oggi, infatti, i confini sono nuovamente bloccati e le restrizioni sono state reintrodotte.

Negli stessi mesi, nell’area Asia-Pacifico è stato invece notificato un calo ben del 96%, dovuto soprattutto alla chiusura della Cina.

Secondo il segretario generale dell’Organizzazione Zurab Pololikashvili, questi dati si traducono in una grave crisi economica e sociale, dunque c’è “l’urgenza di riavviare il turismo in sicurezza, in modo tempestivo e coordinato“.

Il turismo ripartirà forse nel 2021

Alla luce di tutto questo, lo United Nations World Tourism Organization ipotizza che il settore del turismo internazionale potrebbe iniziare a riprendersi nel terzo trimestre 2021. Ma secondo altri esperti consultati dall’ente, bisognerà aspettare addirittura il 2022.

Il principale ostacolo alla ripartenza sono le restrizioni in merito a viaggi e spostamenti. In più, la difficoltà a contenere la pandemia e una scarsa fiducia in generale dei consumatori influiscono ulteriormente.

Il problema è la mancata azione coordinata da parte di tutti i paesi: i diversi approcci creano confusione e non aiutano l’economia, già di per sé deteriorata e che non ha davanti a sé un futuro roseo.

Parole di Alanews

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