Il coronavirus attacca anche il cervello: l'allarme degli esperti

Secondo i ricercatori del laboratorio di Pomezia, il coronavirus attaccherebbe oltre ai polmoni anche i reni, il fegato e il cervello

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Coronavirus

Foto Pixabay | jarmoluk

Da uno dei laboratori presso i quali si iniziano a testare le prime dosi del vaccino contro il Covid-19 arriva un’importante ricerca. A Pomezia, un gruppo di esperti ha scoperto che il coronavirus non colpisce soltanto i polmoni – come si pensava inizialmente -, ma va a danneggiare anche i reni, il fegato e il cervello.

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Il coronavirus colpisce anche il cervello

Il coronavirus non attacca solo i polmoni, ma una pluralità di organi. I reni, il fegato e, ora è stato dimostrato, anche il cervello“. Queste sono le parole della direttrice scientifica di Advent-Irbm, Stefania Di Marco. Anche altre ricerche a livello internazionale hanno confermato alcuni effetti del Covid sul cervello dei topi. “Non mi aspettavo questi nuovi effetti – ha aggiunto Di Marco –. Un virus respiratorio di solito lascia cicatrici sui polmoni ma non intacca altro“.

Non si tratta comunque dell’unica voce che si è espressa a tale riguardo. Insieme a Stefania Di Marco, infatti, si è schierata anche la sorella Annalise Di Marco, che si occupa dell’High-Content Biology e Screening nella Irbm. “L’aggressione a più organi è la caratteristica che più spaventa del Covid“, ha raccontato Annalise a La Repubblica. Nella stessa direzione va anche il parere di Christian Montalbetti, direttore della sezione Chimica, che ha specificato come il virus abbia “una trasmissibilità elevatissima“.

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La sperimentazione del vaccino

In concomitanza con gli studi realizzati sul Covid-19, prosegue nel laboratorio di Pomezia la ricerca di un potenziale vaccino. In particolare, i ricercatori stavano valutando l’Azd1222, uno dei più promettenti prima che venisse disposto lo stop a livello internazionale.

Piero Di Lorenzo, amministratore delegato della Irbm, ha riassunto le ultime novità rispetto alla sperimentazione del vaccino a Pomezia.  “Lo stop temporaneo dei test è stata una cosa di routine – ha dichiarato a proposito della sospensione degli studi sul vaccino di Oxford – . Capita quando il campione è ampio e composto anche da soggetti non perfettamente sani. Appena si è capito che la reazione avversa non era dovuta al vaccino, la sperimentazione è ripresa”.

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Seguendo questi ritmi, quindi, “l’Italia avrà 3 milioni di dosi entro la fine dell’anno – ha poi aggiunto l’amministratore delegato di Irbm -, da somministrare alle persone più a rischio: anziani e operatori sanitari”. E sulla quantità di vaccini disponibili nel prossimo futuro, Di Lorenzo avverte che “se sarà necessario, siamo pronti a garantire 10 milioni di dosi all’anno“.

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