Pensioni, il Governo ipotizza "Quota 41"

Sindacati favorevoli a "Quota 41", la proposta di pensionamento anticipato per tutti coloro che hanno 41 anni di contributi, senza ulteriori vincoli

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Al tavolo del Governo si torna a parlare di pensioni. Ora, la nuova ipotesi al vaglio dell’esecutivo prevede la possibilità di concludere la propria attività lavorativa con 41 anni di contributi per tutti. Gli obiettivi: il superamento della Quota 100 e l’anticipo dell’età pensionabile al di sotto della soglia dei 67 anni d’età previsti dalla legge Fornero.

Nei prossimi giorni, il Governo e i sindacati si incontreranno per ragionare sulle proposte di riforma, che saranno poi eventualmente approvate dalle Camere.

Pensioni: quali sono le novità?

Per i lavoratori è riservata Quota 41: con 41 anni di contributi, si potrà smettere di lavorare, senza ulteriori vincoli. Questa è la richiesta avanzata soprattutto dai sindacati, che puntano a un meccanismo simile a quello che vale per i lavoratori precoci.

L’ostacolo principale alla riforma, però, riguarderebbe i costi. In base a uno studio preliminare, infatti, si stima una maggiore spesa per 12 miliardi di euro sin dal primo anno. Un dato che renderebbe quindi difficile applicare questo anticipo pensionistico.

L’altra ipotesi, alternativa a Quota 41, è stata rinominata Quota 102 e potrebbe entrare in vigore dal 2022. Questa prevederebbe la possibilità di andare in pensione a 64 anni, con 38 anni di contributi e una penalizzazione del 2% o 3%, per ogni anno che serve per raggiungere i 67 d’età. Tale meccanismo potrebbe divenire anche uno strumento da utilizzare, insieme con gli ammortizzatori sociali, nella gestione delle eventuali crisi aziendali dei prossimi mesi, soprattutto dopo che sarà terminato l’attuale stop ai licenziamenti. 

La situazione attuale

Con la Quota 100, si può concludere l’attività lavorativa a 62 anni e con 38 anni di contributi. L’età pensionabile non tiene conto dell’aumento delle speranze di vita aggiornate dall’ISTAT e, per coloro che vi aderiscono, non si riscontrano penalizzazioni.

L’Opzione Donna, invece, permette di andare in pensione alle donne in possesso di 35 anni di contribuzione e 58 anni d’età. Sembra invece destinata a scomparire l’Ape volontaria, sia nella versione singola, che nella versione aziendale. In sostanza, non sarà più possibile sfruttare l’anticipo finanziario per il pensionamento anticipato con 63 anni d’età e con un minimo di 20 anni di contributi già versati.

Sul tavolo delle proposte, i Sindacati sperano di tracciare un nuovo sistema previdenziale, pensato per i giovani, per le donne e per i lavoratori discontinui. “Proponiamo una pensione contributiva di garanzia, che consideri anche i periodi in cui si è disoccupati e si fa formazione, e valorizzi il part-time.” Queste le dichiarazioni del Segretario Confederale della CGIL, Roberto Ghiselli.

Parole di Alanews

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