Caso Ruby, archiviata l’indagine per la morte del test chiave Imane Fadil

Nessun responsabile per la morte di Imane Fadil. Decisa l’archiviazione per la morte del test chiave del caso Ruby.

Imane Fadil
Imane Fadil – Nanopress.it

Inizialmente, nel 2019, i pubblici ministeri avevano ipotizzato un omicidio con sospetti di un avvelenamento. Ma Imane Fadil, test nel caso Ruby, è morta per una rara malattia: erano stati indagati 12 medici nell’inchiesta per omicidio colposo.

Imane Fadil non fu uccisa: archiviato il caso della morte della modella test nel caso Ruby

Imane Fadil è morta lo scorso primo marzo 2019, dopo settimane dal ricovero avvenuto per una rara patologia: una forma di aplasia midollare. La grave malattia ha portato alla morte della giovane dopo più di un mese di agonia, morte per la quale il gip di Milano ha adesso emanato l’archiviazione, dopo la richiesta dei pm.

Erano stati però 12 i medici dell’Humanitas finiti nelle indagini per omicidio colposo ipotizzato, nel 2019, dai pubblici ministeri, vista la morte di una test chiave per il processo Ruby.

L’ipotesi era quella di avvelenamento da sostanze radioattive. Poi nell’ottobre del 2021, l’accusa aveva chiesto l’archiviazione per i 12 medici di Rozzano, dove era ricoverata la donna al momento del decesso. Per acconsentire a tale richiesta venne dunque effettuata una nuova consulenza legale da parte degli inquirenti dopo ordine del gip, che aveva poi escluso ogni responsabilità da parte dei dottori dell’Humanitas.

Non fu trovata alcuna prova infatti in quel frangente che una diversa gestione clinica avrebbe “senza dubbio” scongiurato la morte della Fadil. E che le ultime integrazioni non hanno dunque consentito di stabilire una responsabilità penale per gli indagati facenti parte dell’equipe di Medicina generale, e di Terapia intensiva.

Su tale linea Cecchelli ha dunque archiviato, per la seconda volta, dopo che il primo fascicolo presentato aveva parlato di omicidio volontario a carico di ignoti.

Un’istanza allora respinta sempre dal giudice per le indagini preliminari, dopo che i legali della famiglia della modella avevano fatto resistenza opponendosi.

Ipotesi sostanze radioattive per la riapertura del caso

Famiglia che non si era opposta però alla riapertura del caso, per la seconda volta, dicendosi allora soddisfatti. Ma anche in quel caso fu appurato che i medici che avevano visitato la modellano nella notte del 24 gennaio 2019 – cinque giorni prima dell’ospedalizzazione – non avevano responsabilità.

Considerando che successivamente anche l’accertamento della patologia ha creato difficoltà ai medici nella struttura ospedaliera, il loro ruolo non fu ritenuto determinante nel decesso avvenuto poi più di un mese dopo l’ospedalizzazione.

Imane Fadil
Imane Fadil – Nanopress.it

Le ipotesi di omicidio che per mesi sono circolate sulla morte della test al caso Ruby, avevano preso piede perché le prime analisi avrebbero insospettito riguardo presunte sostanze radioattive.

La consulenza ulteriore però, come detto, ha messo poi definitivamente fine al giallo, stabilendo che la causa del decesso è stata purtroppo una rara malattia.