App Immuni, al via la sperimentazione in quattro regioni

L'applicazione Immuni, messa a punto dal Ministero della Salute al fine di monitorare e prevenire la diffusione dei contagi da Coronavirus, è ora scaricabile gratuitamente dagli store digitali di Apple e di Google. Salvini: "Non la scarico"

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App immuni

Foto Shuterstock | P_galasso2289

Via libera in 4 regioni italiane ai test sul’app Immuni, l’applicazione messa a punto dal Ministero della Salute al fine di monitorare e prevenire la diffusione dei contagi da Covid-19: a partire da lunedì 8 giugno verrà infatti avviata la sperimentazione dell’app in Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia. Nonostante la lenta ma costante diminuzione dei contagi e delle vittime registrata nell’ultimo periodo, l’attività di monitoraggio e prevenzione resta infatti fondamentale, soprattutto nell’eventualità di una seconda ondata, ancora non del tutto esclusa da medici e scienziati. L’app Immuni è già disponibile sugli store digitali di Apple e di Google: tutti gli italiani dunque, da questo momento, possono scaricare gratuitamente sul proprio smartphone l’app per il monitoraggio dei contagi da Coronavirus. In attesa dei test sulle funzionalità dell’applicazione, i servizi messi a disposizione da Immuni non saranno al momento accessibili a tutti gli italiani, ma solo a quelli di Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia, regioni nelle quali avrà luogo la sperimentazione.

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Come funziona l’app Immuni

L’app Immuni, che resta volontaria ma decisamente consigliata, permetterà di risalire a tutte le persone, anche sconosciute, venute in contatto con contagiati da Covid-19: “Dotarsi da adesso dell’app permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio. I servizi sanitari regionali potranno gradualmente attivare gli avvisi dell’app. Immuni serve agli utenti di telefoni cellulari per ricevere notifica di eventuali esposizioni al Coronavirus. Nell’intero sistema dell’app non sono presenti né saranno registrati nominativi e altri elementi che possano ricondurre all’identità della persona positiva o di chi abbia avuto contatti con lei, bensì codici alfanumerici. L’impiego dell’applicazione, volontario, ha lo scopo di aumentare la sicurezza nella fase di ripresa delle attività”. È quanto affermato in una nota congiunta dei Ministeri della Salute, per l’Innovazione e della Presidenza del Consiglio sul via libera all’applicazione.

Dopo l’installazione gli utenti dovranno inserire semplicemente alcuni dati, con l’applicazione che a quel punto procederà in automatico ad uno scambio di codici, cosa che avverrà solo nel caso in cui due smartphone – sui quali è installata l’app – venissero a trovarsi ad una distanza inferiore al metro. Coloro che dovessero entrare in contatto con persone successivamente risultate positive al Coronavirus riceveranno tempestivamente una notifica dall’applicazione che permetterà a ciascuno di rivolgersi per tempo al proprio medico.

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Le perplessità di una parte dell’opinione pubblica e anche di una certa parte politica sull’applicazione però rimangono, soprattutto per quanto riguarda il tema cruciale della privacy. Così infatti si è espresso il leader della Lega Matteo Salvini sull’argomento: “Non mi scarico l’app Immuni sino a quando non sono sicuro che i dati degli italiani, la loro vita privata, non vadano in mano a qualcuno che ha magari soci cinesi”. Sul tema comunque sia si è già espresso positivamente il Garante per la Privacy, sostenendo che “sulla base della valutazione d’impatto trasmessa dal ministero, il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito del Sistema può essere considerato proporzionato”.

Parole di Luca Fiori

Classe 1994, laurea magistrale in Storia e Società presso l'università Roma Tre. Appassionato di Storia contemporanea e politica internazionale. Nel corso dei miei studi ho dedicato particolare attenzione all'analisi di movimenti e partiti politici.

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