Scuola: difficile rientro in presenza al 100%

L'obiettivo per gli studenti è quello di tornare a scuola in presenza, ma al momento non sembra essere possibile anche a causa delle nuove varianti di Covid-19

scuola studenti

Foto Getty Images | Diego Puletto

L’obiettivo per la scuola, dall’inizio della pandemia ad oggi, è sempre stato quello del rientro degli studenti in presenza. A causa però delle nuove varianti di Covid-19, questa possibilità sembra essere ancora lontana.

Sicuramente l’obiettivo è tornare in classe al 100%, ma il problema è se sia possibile, tanto più con la variante inglese che sembra molto aggressiva dal punto di vista dei contagi” ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, su SkyTg24.

Giannelli: “Abbiamo chiesto accelerazione campagna vaccinale per la scuola”

In questo momento è molto difficile pensare al rientro al 100% ma è certamente un obiettivo di lungo termine. L’anno prossimo dovremmo avere tutta la popolazione scolastica in classe, anche per questo abbiamo chiesto una accelerazione della campagna vaccinale per la scuola” ha spiegato Giannelli.

Secondo l’ultimo Dpcm, in scadenza il prossimo 5 marzo, gli studenti degli istituti superiori delle Regioni in zona rossa dovranno continuare la didattica a distanza totale. A rientrare in aula, invece, in zona arancione gli studenti di seconda e terza media. In zona gialla, invece, possono rientrare a scuola anche gli studenti degli istituti superiori. Per tutti, vale la regola di almeno il 50% in presenza, fino ad un massimo del 75%.

Giannelli ha inoltre parlato delle varianti di Covid-19 sottolineando che “si stanno diffondendo nella popolazione, credo si tratti di 1 caso su 5, quindi bisogna stare attenti, soprattutto nelle aule dove ci sono ragazzi e docenti, ci vuole una rinnovata attenzione che deve essere monitorata”.

Serve valutare l’efficacia della didattica a distanza

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi si è poi focalizzato sulla qualità della didattica a distanza. “Io chiedo che se ne possa occupare l’Invalsi. Serve un monitoraggio oggettivo, scientifico, che potrebbe essere di interesse, magari da fare non nell’immediato ma a settembre. Un monitoraggio e un piano di recupero sarebbero un buon orizzonte” ha spiegato.

Non si devono valutare gli studenti, ma i test Invalsi sono una sorta di diagnostica, come una tac o un’ecografia. Sono indispensabili per capire lo stato della scuola come periodicamente andiamo dal medico” ha concluso Giannelli.

Come spiegato da Giannelli, ci sono diversi studenti che, dall’inizio della pandemia ad oggi, hanno riscontrato difficoltà con la didattica a distanza, tra cui anche quello dell’accesso agli strumenti per collegarsi con la propria classe e i professori. “Abbiamo bisogno di capire dove sono le sacche di povertà. Già prima della pandemia c’era un forte divario” ha spiegato.

Parole di Benedetta Minoliti

Benedetta Minoliti, nata a Milano il 24 marzo 1993. Sono laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e diplomata presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Non esco mai di casa senza le cuffie, ascolterei la musica anche mentre dormo e adoro scattare polaroid. Collaboro con AlaNews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.

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