Roma, profanata la tomba del piccolo Alfredino Rampi: svastiche sulla lapide

All’interno del cimitero Verano di Roma è successo un atto davvero orribile, infatti sono state disegnate delle svastiche sulla tomba di Alfredino Rampi.

Tomba di Alfredino Rampi
Tomba di Alfredino Rampi – Nanopress.it

Gualtieri indignato per l’accaduto.

Gli atti di vandalismo sulla tomba

Il Verano è un cimitero davvero enorme che si trova nella città di Roma ed è noto perché accoglie le tombe di tantissimi personaggi più e meno conosciuti.

Uno di questo è Alfredino Rampi, il piccolo che a 6 anni morì in un pozzo artesiano a Vermicino, una località a sud della capitale dove ci sono moltissime campagne e terreni incolti come quello dove appunto stava giocando il bimbo.

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, condanna gli atti di vandalismo, sottolineando che i profanatori della tomba dovrebbero vergognarsi.

Rincara la dose il sindaco Gualtieri, augurandosi che i responsabili vengano presto individuati.

Proprio in questi giorni era stato inaugurato un bellissimo murales nel quartiere Garbatella di Roma, dedicato al bimbo, ben diversi dai segni lasciati sulla sua tomba, scoperti nelle scorse ore.

La madre di Alfredino Rampi, all'epoca dei fatti
La madre di Alfredino Rampi, all’epoca dei fatti – Nanopress.it

Si tratta di undici svastiche e la signora che le ha scoperte e ha avvisato il TGR Lazio, ha riferito di essersi sentita male alla vista dello scempio che per ora, purtroppo, rimane anonimo.

Inoltre, riferisce, una decina di giorni prima era andata a fare visita alla tomba del marito e quei segni sulla tomba di Alfredino assolutamente non c’erano, quindi il fatto è abbastanza recente.

La morte di Alfredino

Nella tomba profanata al Verano, Alfredino riposa da ben 41 anni.

La sua morte risale al 13 giugno 1981 ma la caduta nel pozzo avviene 3 giorni prima. La famiglia di Alfredino trascorreva le vacanze nella casa a Selvotta, frazione vicino a Vermicino.

Quel fatidico giorno, Alfredino passeggiava con il padre per le campagne e all’ora di rientrare a casa, chiese di poter percorrere il tragitto da solo attraverso un sentiero che aveva fatto altre volte.

Quando però Ferdinando tornò a casa scoprì che Alfredino non era rincasato e quindi si preoccupò ma nulla lasciava intuire la tragica verità.

L’unica a sospettare della caduta del bimbo un in pozzo, di recente costruzione, fu la nonna e infatti Alfredino era scivolato fino a 36 metri di profondità.

Molte persone provarono a scendere per afferrarlo, compresi l’operaio Angelo Licheri, il quale avendo una corporatura molto esile riuscì a introdursi nella voragine larga soli 28 centimetri, e il brigadiere Giorgio Serranti che per primo aveva individuato il pozzo.

I soccorritori provarono anche a scavare un tunnel parallelo per avvicinarsi al punto dove si trovava Alfredino ma le vibrazioni lo fecero scendere ancora più in profondità.

Dopo tre giorni in cui le televisioni internazionali seguivano h24 il salvataggio del bambino, purtroppo arrivò la tragica notizia della sua morte.

Sono passati 41 anni e la morte di Alfredino, che portò alla formazione di un corpo importantissimo come la Protezione Civile, non doveva essere macchiata con gli atti di vandalismo che si sono verificati sulla sua tomba.

Il sindaco si sta muovendo per ripulire il danno e lasciar riposare in pace Alfredino.