Putin nel Donbass come Napoleone a Waterloo. E’ l’inizio della fine?

Putin sta al Donbass come Napoleone a Waterloo? Sono in molti a cominciare a chiederselo, visto come stanno andando le cose dopo 3 mesi di conflitto. Il presidente russo, come il comandante francese, sembrava dovesse stravincere. E invece è stato l’inizio della fine.

Putin
Putin – NanoPress.it

Putin tenta di salvare il salvabile. Zelensky chiede armi per la controffensiva

Mentre Putin continua ad attaccare, il governo di Zelensky teme che le forniture di armi occidentali diminuiranno, se il conflitto si ‘blocca’ e perde l’attenzione internazionale. La guerra della Russia contro l’Ucraina è ora combattuta nella regione orientale del Donbass.

Dopo 12 settimane piene di battute d’arresto per il presidente Vladimir Putin, che ha cambiato il corso dei suoi obiettivi da quando ha lanciato l’invasione via terra, mare e aria – con Kiev nel cerchio principale del suo obiettivo -, il conflitto sembra essersi fermato le province di Donetsk e Lugansk, dove si svolge una danza militare di offensive e controffensive.

Sotto pressione e con le sue capacità militari convenzionali diminuite, il Cremlino sta lanciando attacchi sempre più sanguinosi alle città e ai paesi di questa cintura mineraria orientale, seguendo la sua strategia di radere al suolo e poi occupare.

In 88 giorni, il conflitto in Ucraina ha provocato un’ondata di devastazione sul Paese e sui suoi cittadini, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le proprie case.

L’invasione di Putin ha scosso il mondo, ha accelerato una crisi alimentare globale esacerbando l’escalation dei prezzi alimentari e ha scosso e alterato per sempre la mappa geopolitica globale, con la svolta storica di Svezia e Finlandia – che condividono i confini terrestri con la Russia – chiedendo di aderire alla NATO, rompendo così il suo tradizionale status di neutralità.

A Lugansk una battaglia feroce

A tre mesi dall’inizio dell’offensiva su larga scala, i colloqui tra una Russia sempre più isolata – ma che gestisce i rubinetti del gas  – e un’Ucraina che ha molto bisogno delle armi dei suoi alleati occidentali – il cui flusso potrebbe non essere illimitato – sono paralizzati. Kramatorsk, considerata fino all’inizio dell’invasione la capitale militare del Donbass, è oggi una città spettrale, con le strade in gran parte deserte.

Zelensky
Zelensky – NanoPress.it

La città è sulla traiettoria delle truppe russe su uno dei fronti più caldi, Izium, attraverso il quale stanno cercando di avanzare da quella città a sud di Kharkov, che è diventata un importante centro logistico.

Ma le battaglie più feroci del conflitto si combattono sul fronte di Lugansk, intorno alla città di Severodonetsk – assediata dalle truppe russe e al centro di continui attacchi – e attraverso le città che costeggiano la cosiddetta “autostrada della vita”, che collega la città industriale martoriata con Bakhmut, e che il Cremlino vuole distruggere per bloccare l’accesso alla città e completare così il suo assedio.

È a Lugansk che le truppe di Putin stanno facendo alcuni guadagni, e anche alcune pesanti perdite. Hanno già conquistato il 90% del controllo della regione che già nel 2014, quando Mosca ha annesso illegalmente la penisola di Crimea e promosso la guerriglia separatista nel Donbass.

Dopo il ritiro dalla periferia di Kiev —la capitale, che quella terrificante colonna di carri armati russi catturati dalle immagini satellitari non riuscì mai a raggiungere — e dal nord dell’Ucraina; e dopo il ritiro forzato di una buona fascia della periferia della martoriata Kharkiv —la seconda città più grande del paese — è tempo di fare un bilancio.

La Russia ha rivendicato la città di Mariupol, con la quale ha completato il controllo dell’accesso al Mar d’Azov e di un’ampia striscia di terra che si unisce alla penisola di Crimea e sale verso il fiume Dnipro e la città di Zaporizhia.

Mosca domina anche la città di Kherson, capoluogo della regione e che le dà accesso al Mar Nero, che ha bloccato con le sue navi e le sue armi; un colpo oceanico all’economia ucraina —che svolge una parte fondamentale delle sue esportazioni via mare— e globale: il Paese è considerato uno dei granai del mondo.