Perché Salvini se l’è presa con Littizzetto

Matteo Salvini, sui suoi canali social, si è scagliato contro Luciano Littizzetto, comica ed ex professoressa di musica e lettere, perché, durante la trasmissione radiofonica di Radio Deejay, La Bomba, ha criticato la scelta dell’insegnante di Rovigo per aver denunciato i suoi alunni che le avevano sparato con una pistola ad aria compressa.

Salvini Littizzetto
Matteo Salvini e Luciana Littizzetto – Nanopress.it

Durante la trasmissione, Littizzetto ha detto che “se il professore riesce a essere empatico, non gli sparano in classe” e il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti le ha risposto che “a volte il silenzio è d’oro“. Contro la comica si sono schierati anche il ministro per l’Istruzione, Giuseppe Valditara, e il capogruppo della Lega in commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Rossano Sasso.

Salvini se l’è presa contro Littizzetto per le sue parole sulla professoressa di Rovigo

Come succede molto spesso, la Bestia di Matteo Salvini, che altro non è se non la macchina (un tempo) da guerra dei amministra le sue pagine social, si è scagliata contro qualcuno. A finire nel mirino del vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché leader della Lega, è stata Luciana Littizzetto, comica e conduttrice televisiva, che, durante la trasmissione La Bomba di Radio Deejay, pur condannando il gesto dei ragazzi, ha criticato la scelta dell’insegnante di Rovigo che è stata sparata con una pistola ad aria compressa dai suoi alunni.

Salvini
Matteo Salvini durante la campagna elettorale in vista delle elezioni del 25 settembre – Nanopress.it

L’ex professoressa di musica e lettere, infatti, aveva detto: “Se il professore riesce a essere empatico, non gli sparano in classe“, così come per altro ha sottolineato il Capitano (o da chi per lui, insomma), chiedendo come si possa anche “solo pensare di dire una cosa del genere” e sentenziando che sì, alle volte sarebbero meglio stare zitti.

Ma non c’è stato solo Salvini a scagliarsi contro Littizzetto, anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, aveva espresso la sua opinione sui social contro la comica di Che tempo che fa. “Quando uno studente spara a un insegnante non ci sono se e non ci sono ma. Educhiamo al rispetto sempre e comunque“, ha scritto anche la sua Twitter.

Dal Carroccio, ancora, pure il deputato Rossano Sasso, capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione, ha voluto dire la sua dicendo che le parole sul mondo della scuola di Littizzetto “lasciano a dir poco basiti”. “Quindi, secondo lei, i docenti che negli anni hanno subito pestaggi, aggressioni, umiliazioni – spesso pubblicate sui social -, insulti per aver svolto il loro dovere di educatori-insegnanti, non sono vittime ma carnefici istigatori. È andata così in onda l’arroganza e la banalità di una radical chic pagata anche grazie ai soldi versati sul canone Rai da tutti gli italiani, docenti compresi“, ha concluso il leghista.

Ma com’è andato, per davvero, l’intervento della comica

In realtà, il discorso di Littizzetto era molto più complicato di così, meglio era più articolato di come lo hanno sbolognato i membri della maggioranza di governo. Come vi abbiamo già raccontato, l’insegnante di scienze e biologia dell’istituto Viola Marchesini di Rovigo, Maria Luisa Finatti, nonostante i suoi alunni della prima classe fossero già stati puniti a dovere da una sospensione, ha deciso di denunciarli tutti e 24 per i reati di lesioni personali, oltraggio a pubblico ufficiale, diffamazione a mezza social e atti persecutori, questo “per difendere la mia dignità e quella dei colleghi, ma soprattutto perché è stato oltrepassato un confine“, ha detto in un’intervista a Repubblica.

Secondo la comica, la gestione della professoressa potrebbe non essere stata utile. “Ho riflettuto su quanto sono cambiati i tempi da quando insegnavo io. Ho insegnato per 9 anni e nessuno mi ha mai sparato“, ha detto raccontando, però, anche quando lei faceva l’insegnante “c‘erano delle classi particolarmente turbolente, tiravano gessetti”, ma questo non l’hai mai portato a pensare di denunciare qualcuno o a scrivere ai giornali. Per lei si trattava di “una faccenda mia e della scuola e mi dicevo: o imparo a gestire le classi difficili o è meglio che cambi mestiere“. Un punto di vista che, per giunta, hanno condiviso, nel corso di questi mesi, anche molti altri professori.

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Luciana Littizzetto al Salone internazionale del libro a Torino – Nanopress.it

Bisogna imparare ad avere a che fare con questi energumeni. Se sei debole, loro ci marciano tantissimo. I ragazzi fiutano la debolezza. Non esiste una classe ingovernabile, esistono professori molto bravi con i quali i ragazzi stabiliscono una relazione e altri con cui non ci riescono – ha concluso Littizzetto -. È anche colpa del professore, è l’empatia, è quel qualcosa che fa intuire ai ragazzi che li ami, che sei lì perché ti piace, ti interessa veramente quello che pensano. Se riesci a creare questa sensazione non ti sparano con la pistola ad aria compressa“. Non esattamente quello che hanno fatto trapelare dai loro commenti Salvini, Valditara e anche Sasso.