Notte prima degli esami, dai tetti di Roma la dedica ai maturandi

Il 19enne Jacopo Mastrangelo suona il brano storico di Antonello Venditti per rendere omaggio agli studenti impegnati con la Maturità 2020. La Capitale si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto

Notte prima degli esami a Piazza Navona

Foto Shuterstock | Matej Kastelic

Dai tetti di Roma una travolgente dedica musicale ai maturandi, accompagnata dalla chitarra del 19enne Jacopo Mastrangelo: lui, youtuber con la passione per il mondo delle note, ha scelto di rivolgersi ai coetanei con il brano storico di Antonello Venditti “Notte prima degli esami”. Un gesto emozionante che arriva all’alba della Maturità 2020, poco dopo lo scoccare del countdown per circa 500mila studenti dell’ultimo anno delle Superiori.

Notte prima degli esami: la dedica di Jacopo ai maturandi

Una dedica speciale per gli studenti che si avvicinano a passo spedito all’Esame di Maturità 2020, quello dell’era Covid-19, quello incastonato in un momento storico straordinario in cui anche il mondo della scuola si è dovuto adattare all’emergenza. Jacopo Mastrangelo, youtuber 19enne romano, ha scelto il brano “Notte prima degli esami” per lanciare il suo particolare augurio ai coetanei pronti ad agguantare il tanto atteso diploma.

Una canzone carica di significato, simbolo del traguardo di migliaia di studenti, di generazione in generazione, le cui note hanno inondato i cieli di Roma in un pomeriggio sereno. Anche Jacopo, che esorcizza la tensione con il suo gentile tocco sulla sei corde, si prepara ad affrontare la Maturità. Ultimo anno di Liceo Classico, ha voluto rendere omaggio all’intensità della vigilia da una terrazza che si affaccia su Piazza Navona. Ed è stata pura magia. 

Maturità 2020: l’esame ai tempi del Coronavirus

Archiviate tutte le incognite didattiche innescate dall’esplosione dell’emergenza Coronavirus, la Maturità 2020 è in dirittura d’arrivo. Cosa accadrà da mercoledì 17 giugno ce lo dice la tabella di marcia imposta da una situazione straordinaria come quella che viviamo, e con cui migliaia di studenti prossimi al diploma si trovano a fare i conti.

Le stringenti cornici del lockdown hanno cambiato in gran parte il volto dell’attesa: niente viaggi dell’ultimo anno, niente riunioni-studio con gli amici. Niente lezioni in classe. Insomma, l’intera architettura della scuola ha subito inevitabilmente i contraccolpi delle misure di contenimento messe in campo per evitare ulteriori drammi sanitari, e l’assetto dell’Esame di Stato ha il volto dei protocolli di sicurezza che, ormai, il mondo intero ha introiettato e reso in qualche modo strutturali.

Esami senza le consuete prove scritte, ci sarà solo una prova orale, a partire da mercoledì 17 giugno, da sostenere davanti a 6 membri della commissione nel rispetto delle regole anti-contagio. Per ogni giornata, non più di 5 candidati a colloquio, salvo urgenti necessità organizzative.

Scuola: lo spettro del Covid e le criticità della didattica a distanza

L’acronimo Dad è entrato prepotentemente nelle cronache collaterali alla pandemia: significa didattica a distanza ed è quella sorta di “cerotto” imposto alla scuola per evitare un drammatico e insanabile strappo educativo tra studenti e insegnanti per via della necessità di evitare ogni contatto a causa del Coronavirus.

Nodo gordiano della gestione dell’emergenza sul fronte scolastico, questo tema non è privo di criticità, alcune fisiologiche, come l’assenza di una diffusione massiva degli strumenti digitali utili a garantire a tutti gli studenti il pieno accesso alle lezioni online, altre, invece, finite dritte sul piatto del dibattito politico perché frutto di scelte di Governo che non a tutti sono risultate facilmente digeribili.

La situazione inedita dovuta al Sars-CoV2 ha cambiato praticamente il volto della scuola, spingendo gli istituti di ogni ordine e grado a rimodulare e riconfigurare le proprie attività didattiche. Com’era prevedibile, in un orizzonte fittamente frastagliato come quello della scuola italiana (che risente di imponenti e sostanziali tagli alla cultura), non tutti hanno risposto immediatamente e non tutti lo hanno fatto nella stessa misura e con la stessa tempestività d’intervento. Resta da dire che, pur nell’iniziale limbo di incertezze e interrogativi dovuti a un repentino cambio di rotta rispetto alla classica lezione frontale in classe, il Covid insegna una cosa: la didattica a distanza non può essere certo dimenticata con lo sfumare della fase più acuta dell’emergenza. Significa che, dal 2020 in poi, non sarà più un’opzione da tirare fuori dal cilindro all’occorrenza – con la pericolosa deriva di una schizofrenica corsa ai ripari senza una linea uniforme su scala nazionale – ma una necessaria evoluzione della scuola da mantenere, coltivare e rafforzare secondo piani di lungo periodo che, da condizione straordinaria, la rendano ordinaria per tutti gli studenti.

Parole di Giovanna Tedde

Giornalista pubblicista, mi occupo da anni di contenuti web in salsa multicolor: dalla cronaca nera a quella rosa, passando per approfondimenti sull'attualità e una sana dose di buona cucina…

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