Mosca annuncia la sospensione delle forniture di gas alla Lettonia

La Lettonia, in un comunito ufficiale diramato dall’agenzia governativa, ha affermato di avere abbastanza carburante per superare l’inverno.

Gazprom
L’ente parastatale energetico russo Gazprom – Nanopress.it

Il colosso russo Gazprom ha annunciato questo sabato la sospensione delle forniture di gas alla Lettonia “per aver violato le condizioni di consegna”. Il comunicato non specifica le condizioni non soddisfatte, ma la decisione arriva il giorno dopo che l’operatore lettone Latvijas Gaze ha assicurato che sta pagando il gas russo in euro anziché in rubli, come richiesto dal Cremlino.

Il colosso russo Gazprom ha annunciato questo sabato la sospensione delle forniture di gas alla Lettonia

È il sesto Paese a cui Mosca – uno dei maggiori produttori mondiali di gas – chiude il rubinetto, dopo Polonia, Bulgaria, Finlandia, Paesi Bassi e Danimarca. Un portavoce di Latvijas Gaze ha dichiarato venerdì che l’operatore lettone stava acquistando gas dalla Russia, ma non da Gazprom, non volendo rivelare il nome del fornitore per motivi di riservatezza. Secondo i resoconti di Gazprom, la Lettonia ha ricevuto nel 2019 e nel 2020 più di 1,6 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Ore dopo l’annuncio, il governo della Lettonia ha affermato di avere abbastanza gas naturale per superare il prossimo inverno. Il ministro dell’Economia Ilze Indriksone ha lasciato cadere che il suo paese non contava di ottenere carburante russo il prossimo inverno anche prima dell’annuncio di Gazprom.

La sessa fonte ha sottolineato che c’è abbastanza gas naturale immagazzinato nel serbatoio sotterraneo nella città lettone di Inculkans per soddisfare il fabbisogno di riscaldamento in la prossima stagione fredda.Lo scorso marzo il presidente russo, Vladimir Putin, aveva annunciato che i “paesi ostili” al suo governo, compresa la Lettonia (membro dell’Ue dal 2004), avrebbero dovuto pagare in rubli la fornitura di gas e petrolio.

La Commissione Europea ha esortato i Ventisette a continuare a pagare nella valuta concordata nei contratti prebellici (dollari o euro, nella quasi totalità dei casi) perché farlo in rubli sarebbe un modo per violare le sanzioni alla Russia motivate dal invasione dall’Ucraina lo scorso febbraio. A quel tempo, la Lettonia e le altre due repubbliche baltiche, Estonia e Lituania, rifiutarono di accettare la richiesta del Cremlino.

A metà luglio, il parlamento lettone ha approvato il divieto totale delle importazioni di gas da Gazprom dal 1 gennaio 2023

A metà luglio, il parlamento lettone ha approvato il divieto totale delle importazioni di gas da Gazprom dal 1 gennaio 2023. “Dobbiamo trovare un modo per raggiungere un accordo su come includere il gas nelle sanzioni. Circa il 90% di ciò che la Lettonia ha importato l’anno scorso era russo e non ne compreremo più”, ha affermato il mese scorso il suo primo ministro, Krisjanis Karins, in un’intervista a questo giornale.

Un tubo di gas
Un tubo di gas – NanoPress.it

La Lettonia, con una popolazione di circa due milioni di abitanti, possiede un grande bacino sotterraneo nella città di Incukalns, gestito da Conexus Baltic Grid, una rete unificata di stoccaggio e distribuzione del gas per i tre paesi baltici.

Inoltre, le tre repubbliche baltiche dispongono di un gasdotto che le collega (dall’Estonia) con la Finlandia, il che conferisce loro un ulteriore grado di sicurezza dell’approvvigionamento potendo condividere gli approvvigionamenti in caso di crisi. Quindi la situazione, almeno per il prossimo anno, è sotto controllo da questo punto di vista.

Sebbene l’attuale governo lettone mantenga una linea dura con la Russia, quasi un cittadino su quattro del paese baltico appartiene alla minoranza russa – cioè parla russo o ha familiarità con la cultura russa – la stragrande maggioranza si è concentrata intorno alla capitale, Riga, che è per la stagranda maggioranza lettone, e di certo non vuole assolutamente tornare sotto l’egida della Russia, tanto che è la Lettonia, come la Estonia e la Lituania, sono da tempo sotto il cappello della Nato.