Gazprom taglia le forniture alla Germania: ricatto o problema tecnico?

Dopo il calo registrato solo ieri, quest’oggi Gazprom, il gigante energetico russo, riduce ulteriormente (-60% complessivo) i volumi di gas in transito nel Nord Stream 1 verso la Germania.

Nord Stream 1
Il gasdotto di Gazprom verso la Germania – Nanopress.it

Solo ieri, 15 giugno, vi era stato un ridimensionamento del 40% nell’esportazione del prezioso idrocarburo; ora si teme l’escalation del Cremlino.

Perché Gazprom ha diminuito l’afflusso verso la Germania

Teoricamente all’origine del doppio taglio in due giorni consecutivi vi sarebbe un problema tecnico.

La diminuzione del 15 giugno sarebbe da imputare al malfunzionamento di una turbina posta lungo il percorso del Nord Stream 1 (il gasdotto che collega direttamente fornitore e beneficiario attraverso il Mar Baltico).

Identico problema motiverebbe l’ulteriore riduzione odierna, in quanto un’altra turbina starebbe mostrando criticità.

A complicare la situazione vi sono le sanzioni: l’azienda dispensatrice dei ricambi è la tedesca Siemens Energy, la quale è tuttavia impossibilitata nel consegnare i pezzi di ricambio all’ente parastatale russo poiché ciò violerebbe le sanzioni canadesi a Mosca.

Berlino vede quindi in questi giorni essiccarsi il proprio abbeveratoio prediletto di gas: dei 167 milioni di metri cubi normalmente riversati nel sistema energetico teutonico, attualmente ne arrivano circa 67 milioni.

Inevitabile la schizzata in alto del prezzo del materiale: alla borsa di Amsterdam, che costituisce la piazza di fissaggio del prezzo base europeo degli idrocarburi, l’acquisto di un Megawattora è cresciuto a 128€.

L’Unione Europea tra dubbi e rimedi

Su quanto sta avvenendo si è espresso il vice cancelliere e ministro dell’economia tedesco Robert Habeck (presidente de I Verdi assieme ad Annalena Baerbock). Questi, pur tranquillizzando sul buon livello raggiunto dagli stoccaggi, non nasconde la poca fiducia verso le giustificazioni di Gazprom; a suo dire la motivazione retrostante i tagli sarebbe più di natura politica che economica o tecnica.

Robert Habeck
Il vice cancelliere tedesco Robert Habeck – Nanopress.it

L’intento di Putin sarebbe duplice: provocare fibrillazioni ed aumenti del prezzo degli idrocarburi, da cui ottenere ancora più lauti compensi con cui finanziare la guerra in Ucraina, e spaventare i già non coraggiosissimi europei, i quali incapperebbero in seri problemi produttivi, economici e sociali qualora la Russia interrompesse senza preavviso gli approvvigionamenti.

Se ciò è vero, Mosca stessa tuttavia dipende dalla mole di finanziamenti che irrorano le sue casse statali grazie alla compravendita delle proprie materie prime. Insomma un canale a doppio senso che nessuno dei due destinatari ha intenzione di ridurre in secca. Almeno per ora.

Difatti l’UE continua i suoi intensi scambi internazionali alla ricerca di nuovi fornitori che liberino l’Unione dalla sudditanza moscovita. È infatti recente la notizia secondo cui Ursula Von Der Leyen ha appena firmato un memorandum con Israele ed Egitto per attingere dalle risorse energetiche dello stato ebraico, le quali transiteranno verso Bruxelles mediante Il Cairo.