Draghi, Bennett, Erdogan: la battaglia per il gas si sposta sul Mediterraneo Orientale

Si dovrebbe svolgere tra il 14 e 15 giugno l’incontro tra il premier italiano Mario Draghi ed il suo omologo israeliano Naftali Bennett.

L’inquilino di Palazzo Chigi sta portando avanti le missioni internazionali volte ad emancipare la nostra penisola dagli approvvigionamenti di gas russo, in risposta all’invasione dell’Ucraina da parte della stessa Federazione Russa.

Bennet Draghi
Bennett e Mario Draghi – Nanopress.it

Le questioni sul tavolo

Com’è noto, l’Italia dipende per circa il 40% delle proprie forniture da Mosca, dipendenza questa che mina ormai la sicurezza strategica del Bel Paese come dell’intera Europa.

Israele, meta del prossimo viaggio dell’ex governatore della BCE, si è posta fin dai primi giorni del conflitto in prima linea nell’opera di mediazione tra Putin ed UE, ciò anche per via della forte immigrazione ebraica di origine russo/slava che risiede nello stato del Vicino Oriente.

L’incontro con Bennett avrà indubbiamente come fulcro la questione ucraina e i rifornimenti di gas. Al centro del dibattito vi sarà il giacimento Leviathan, il più grande finora mai rinvenuto nelle acque mediterranee, situato al largo della città israeliana di Haifa, nel Bacino del Levante.

Questo serbatoio naturale si stima possegga una capacità di oltre 500 miliardi di metri cubi di gas, quotazione che permetterebbe allo stato ebraico di rifornire l’intera Unione Europea. Per questo Draghi affronterà nei colloqui con Bennett la questione del gasdotto East-Med, il collegamento che attraverso Cipro e Grecia si riverserebbe ad Otranto, in Puglia.

L’incognita geopolitica turca

Un ghiotto bottino che non ingolosisce solo il premier italiano: l’area in cui è allocato il giacimento è da tempo luogo di tensioni e contese, in particolare determinate dalle mire espansionistiche della vicina Turchia.

Turchia
Turchia – Nanopress.it

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, attraverso il progetto “Patria Blu” (“Mavi Vatan“), vuole aumentare il peso marittimo della penisola anatolica (vedasi incursioni in Libia e Siria) ed in tal senso è impegnato da alcuni anni nel rivendicare più ampie porzioni di acque da assegnare al territorio turco, ossia una più ampia ZEE (Zona Economica Esclusiva).

Con tale espressione si intende quel tratto di mare, compreso entro le 200 miglia marine, nei quali lo stato assegnatario ha il pieno controllo di rotte, pedaggi e risorse ambientali e geologiche.

L’occupazione del porzione settentrionale della vicina isola di Cipro ha l’esatta funzione di ingrandire quest’area, altrimenti alquanto angusta per lo stato di Ankara, schiacciato a livello marittimo tra le isole greche ed il Vicino Oriente.

Sicuramente il colossale giacimento Leviathan è un succulento boccone per l’autocrate musulmano, che in tale maniera accrescerebbe ancora di più il suo potere sull’Europa, della quale già di fatto controlla le rotte migratorie tanto orientali quanto africane (vedasi nuovamente la presenza in Libia).

Draghi, consapevole delle difficoltà dell’area, ha difatti in programma di incontrare lo stesso Erdogan dopo la missione dal premier israeliano.