Covid, il Molnupiravir potrebbe essere il primo farmaco orale contro la malattia

L’EMA ha avviato la rolling review dell’antivirale prodotto da MSD (Merck) che ha dato risultati incoraggianti durante i test.

Foto di una scatola di Molnupiravir, il primo antivirale contro la COVID-19

Foto Shutterstock | rarrarorro

Il Molnupiravir potrebbe essere il primo farmaco orale per combattere il COVID-19. Si tratta di un antivirale prodotto da MSD (Merck) che ha dato dei buoni risultati durante la fase di test.

L’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ha avviato la rolling review del farmaco per raccogliere e analizzare i risultati dei test clinici man mano che sono resi disponibili, per poi eventualmente raccomandarne l’uso.

Come funziona il Molnupiravir

Il Molnupiravir è un antivirale che blocca la replicazione del Coronavirus in una persona infetta, abbassando le probabilità di ospedalizzazione e decesso.

Molnupiravir è sviluppato da Merck & Co – chiamata Msd fuori da Stati Uniti e Canada – e Ridgeback Biotherapeutics.

L’azienda ha già fatto richiesta di autorizzazione alla Food and Drug Administrations statunitense che dovrebbe pronunciarsi entro fino novembre.

Msd renderà disponibili 10 milioni di capsule entro il 2021 e il doppio – 20 milioni – nel 2022.

La facilità di assunzione per via orale potrebbe agevolare la lotta al virus, anche se la protezione garantita è parecchio inferiore rispetto a quella offerta dai vaccini. Ma l’azione combinata di vaccini, antivirali e anticorpi monoclonali potrebbe risultare decisiva.

Cosa hanno detto i test sull’efficacia del Molnupiravir

Nei test clinici fin qui condotti, il Molnupiravir si è rivelato efficace nel ridurre la probabilità di ricovero in ospedale e di decesso nei pazienti con COVID-19.

In particolare, due pillole di Molnupiravir al giorno per cinque giorni hanno ridotto la probabilità di ricovero e di decesso del 50% in pazienti con COVID-19 da lieve a moderato, causato dalle varianti virali Gamma, Delta e Mu.

Gli effetti collaterali non sono noti, ma l’incidenza è stata considerata simile nei test tra il gruppo che aveva assunto la pillola e il gruppo che aveva ricevuto un placebo: di conseguenza, non dovrebbero esserci effetti collaterali rilevanti.

Parole di Cesare Treccarichi

Giornalista, collaboro con l'Agenzia di stampa Italpress e con Giornalisti al Microfono, ex Pagella Politica. Mi occupo dei principali temi economici e politici del giorno.

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