Chetoacidosi, di cosa si tratta? Scopriamo di più e come intervenire

chetoacidosi

Foto Pexels | Alexander Dummer

Quando i nostri piccoli non sono in salute, ci preoccupiamo subito, anche perché i bambini non sempre riescono a esprimere chiaramente il loro disagio, la loro sofferenza e i disturbi a livello fisico che possono insorgere. Nella fattispecie, può capitare che i bambini dai 2 ai 10 anni di età siano interessati da una condizione chiamata acetone o chetosi, che non deve preoccuparci. Invece, la chetoacidosi  è una situazione più seria di scompenso metabolico, che si manifesta con sintomi come vomito, anche intenso, affaticamento, dolore addominale. Vediamo di fare maggiore chiarezza e scopriamo come intervenire.

Acetone: scopriamo di cosa si tratta

Abbiamo accennato all’acetone o chetosi. Si tratta di una risposta metabolica che sopraggiunge quando il nostro organismo deve far fronte alla propria richiesta di energia dopo aver utilizzato tutte le riserve di glucosio a disposizione, e comincia ad attingere anche ai grassi. Si tratta di una condizione transitoria, quasi sempre responsabile di un disturbo leggero che si attenua in breve tempo, senza compromettere la salute generale dei piccoli. Capiamo meglio.

Il glucosio(lo zucchero), che assumiamo con l’alimentazione, viene accumulato per essere utilizzato come riserva energetica, ma viene anche trasformato in grasso di deposito. Questa “benzina” fondamentale è ricavata dal cibo che ingeriamo, e in particolare dai macronutrienti chiamati glucidi o carboidrati. Ce ne sono di due tipi: i carboidrati semplici (frutta e dolci), e i carboidrati complessi (pane, pasta, legumi).

I carboidrati semplici forniscono energia immediata, che viene utilizzata rapidamente dall’organismo. I carboidrati complessi apportano energia a rilascio graduale. Attraverso un complesso processo metabolico, queste sostanze vengono “scomposte” dagli organi della digestione e ridotte alle loro componenti di base, cioè gli zuccheri, nella forma del glucosio. È proprio il glucosio che, una volta riversato nel sangue, fornisce l’energia necessaria alle cellule del corpo. 

Cosa succede al nostro corpo quando si ritrova in carenza di zuccheri? Quando il metabolismo, per produrre energia, esaurisce le riserve fornite dagli zuccheri, intervengono i lipidi (grassi): durante questo processo chiamato chetosi o acetone, si creano sostanze chiamate “corpi chetonici”, che sprigionano un inconfondibile odore di frutta matura attraverso l’alito.

In condizioni di stress, in cui il fabbisogno energetico aumenta, l’organismo ricava energia soprattutto attraverso l’utilizzo dei grassi. Ciò avviene più comunemente in alcune situazioni:

  • Digiuno prolungato;
  • Febbre;
  • Dieta ricca di grassi;
  • Sforzi intensi e prolungati.

Quando si parla di chetoacidosi e come gestire questa condizione?

Quando il sangue viene “invaso” dai corpi chetonici, non riesce a smaltirli, e subisce un processo di acidificazione definito ”chetoacidosi”, una condizione piuttosto seria che potrebbe manifestarsi come esordio e prima manifestazione della malattia diabetica e compare con sintomi evidenti quali vomito, stanchezza, dolori addominali, perdita di peso. Il quadro clinico potrebbe prevedere:

  • Alito dal sentore fruttato (spesso il primo e unico sintomo);
  • Vomito, talvolta violento, che può causare uno stato di disidratazione e un senso di malessere diffuso con l’insorgenza di emicrania, dolori addominali, lingua asciutta e con una patina biancastra, respiro frequente, disidratazione;
  • Alterazione della coscienza (raramente).

Questa condizione deve necessariamente essere trattata con l’aiuto del pediatra: non fasciamoci la testa, ma comunichiamo tutti i nostri dubbi e i nostri timori a un professionista.

Chetosi o acetone, una situazione temporanea che può essere gestita

Contrariamente alla chetoacidosi, l’acetone è una evenienza piuttosto diffusa, gestibile con tempestivi interventi pratici, e non deve perciò preoccupare troppo. Nella maggior parte dei casi, i bambini in età pediatrica possono essere interessati da acetone, come abbiamo accennato poco fa.

In questa condizione, per ridurre la formazione di acetone e facilitarne l’eliminazione, è consigliabile seguire alcuni consigli di salute. Ad esempio, dare al piccolo una dieta ricca di zuccheri e di acqua, ma priva di grassi. Per trattare l’acetone, sono indicati i succhi di frutta, mentre bere acqua zuccherata, ripetutamente e a piccoli sorsi, sarà utile a reidratare il piccolo. Andranno bene anche camomilla e spremute.

Per quanto riguarda la dieta e le quotidiane abitudini alimentari, è consigliabile far seguire ai piccoli un’alimentazione equilibrata, senza eccesso di grassi. Meglio prediligere i carboidrati complessi come la pasta, il riso, la cui digestione libera glucosio nell’intestino, e possibilmente rimuovere dalla dieta i grassi animali, soprattutto latte intero, burro, formaggi, fritti, carni grasse, insaccati. Non dobbiamo preoccuparci, poiché l’acetone è un disturbo passeggero che tende a ridursi in pochi giorni.

Qualche altra dritta se i nostri bambini non sono proprio in forma

Un aspetto molto importante è l’atteggiamento verso i nostri bambini quando non si sentono bene e mostrano segni di sofferenza. Non sgridiamoli, non rimproveriamoli: stanno esprimendo come possono una condizione fisica (e spesso, contestualmente, psico- emotiva) e hanno bisogno di essere rassicurati, compresi.

Abbracciamoli, cerchiamo di sdrammatizzare per non dare peso eccessivo e non aggravare la situazione, in modo che i piccoli non interiorizzino troppo il loro timore, legandolo al momentaneo disagio fisico. Anche se può sembrare strano, i nostri piccoli, esattamente come noi, possono accusare qualche lieve disturbo di salute, e proprio come noi avranno i loro giorni “no”.

Parole di Redazione

Da non perdere