Si è chiuso il buco dell'ozono: record in Antartide

Era cresciuto rapidamente da metà agosto, raggiungendo un'estensione di quasi 25 milioni di chilometri quadrati

buco ozono

Foto Getty Images | Newsmakers

Il buco dell’ozono in Antartide si è chiuso alla fine di dicembre. Lo ha annunciato l’OMM, l’organizzazione mondiale della meteorologia, che ha definito la stagione eccezionale “a causa delle condizioni meteorologiche naturali e della continua presenza di sostanze che riducono lo strato di ozono nell’atmosfera“. Quello in Antartide è stato il buco più duraturo e uno dei più grandi mai registrati, dall’inizio del monitoraggio, circa 40 anni fa.

Il picco a metà agosto

Era cresciuto rapidamente da metà agosto, raggiungendo un picco di quasi 25 milioni di chilometri quadrati il 20 settembre 2020, allargandosi su gran parte del continente antartico. Da allora i valori sono tornati a scendere a picco, fino al record registrato ieri.

Il buco dell’ozono è causato principalmente dal cloro prodotto dagli impianti industriali e i livelli di questa sostanza sono ancora rilevabili nella stratosfera antartica‘, ha spiegato Paul Newman, del centro Goddard della Nasa. E ha aggiunto: ”Quest’anno le naturali fluttuazioni atmosferiche hanno portato a riscaldare la stratosfera e queste temperature più alte hanno portato a ridurre il buco dell’ozono”.

Le cause che hanno bucato l’ozono

Trent’anni fa, l’allarme planetario rimbalzò attraverso i media di tutto il mondo: l’ozono, lo strato di gas che fa da schermo ai raggi ultravioletti provenienti dal sole, si era bucato. Le cause erano da ricercarsi nell’emissione di altri gas, i cloroflourocarburi o Cfc contenuti nelle bombolette spray o provenienti dai refrigeratori. A più di trent’anni di distanza, il buco si è chiuso: una buona notizia per il Pianeta, che fa ben sperare anche nella capacità umana di intraprendere azioni comuni per la salute del Pianeta.

Il protocollo di Montreal

Le ultime due stagioni del buco dell’ozono dimostrano la sua variabilità di anno in anno e migliorano la nostra comprensione dei fattori responsabili della sua formazione, estensione e gravità“, ha affermato il capo della divisione di ricerca sull’ambiente Oksana Tarasova. “Abbiamo bisogno di un’azione internazionale continua per applicare il protocollo di Montreal“: protocollo che vieta le emissioni di sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono.

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.

Da non perdere