Chi si è qualificato ai quarti di finale dei Mondiali e chi no

Il 18 dicembre, la data della finale dei Mondiali, si avvicina, così come si avvicinano al traguardo le Nazionali impegnate, che, per forza di cose, sono sempre di meno. L’unica sorpresa di questi ottavi di finale, che si sono conclusi con il passaggio del turno da parte del Portogallo, anche senza Cristiano Ronaldo, rimasto in panchina per gran parte della partita, è il Marocco, che ha battuto ai rigori la Spagna di Luis Enrique, una delle più quotate per la vittoria della coppa del mondo.

Marocco
Il Marocco che festeggia il passaggio del turno – Nanopress.it

Ai rigori, contro il Giappone, ha vinto anche la Croazia, la finalista della passata edizione del torneo Fifa. Più semplice è stato il passaggio ai quarti per le altre squadre, per quella di Tite, il Brasile, soprattutto, ma anche per la Francia di Didier Deschamps, trascinata dal bomber del Psg Kylian Mbappé. E a proposito di fenomeni che giocano a Parigi, anche Lionel Messi e la sua Argentina non hanno avuto problemi contro l’Australia (e anche grazie a lui). A completare il quadro delle otto Nazionali, ci sono poi l’Olanda e l’Inghilterra. Quali sono gli accoppiamenti e dove vedere le partite.

Chi si è qualificato ai quarti di finale dei Mondiali e chi no

OLANDA-USA 3-1 – L’Olanda è alla prova del nove, ma non è una semplice operazione matematica o vedere se i conti tornano, è il senso di questo Mondiale e l’essenza di se stessi. Gli avversari, però, non sono semplici da affrontare perché gli Stati Uniti, a tratti, hanno anche stupito, soprattutto per il loro recondito potenziale offensivo. E per quel Weah che ricorda tante cose e stuzzica la memoria di chi il calcio lo ama, anche se è solo il figlio Timothy. Arrivando al punto, gli Oranges scendono in campo con gli occhi della tigre e senza lasciare nulla al caso. La partenza è di quelle da grande squadra e mettendo in evidenza gli elementi chiave.

Dumfries
Denzel Dumfries – Nanopress.it

Denzel Dumfries, infatti, dopo le tante critiche ricevute in precedenza, fa vedere il suo vero volto e fa un favore ai dirigenti dell’Inter in chiave calciomercato. Ma questa è un’altra storia. È solo il decimo minuto quando l’esterno nerazzurro si mette in proprio e offre un assist al bacio a Memphis Depay che scarta il cioccolatino e la mette in rete. 1-0 e palla al centro. Segue una fase in cui gli Stati Uniti cercano di reagire ma, di contro, non riescono a rendersi tanto pericolosi verso la porta avversaria. E allora cosa succede? Arriva il raddoppio. Il protagonista è ancora Dumfries, il goleador (inaspettato) stavolta è Blind che, a fine primo tempo, quando fa più male, firma il 2-0. Si va a riposo così e con la sicurezza che difficilmente il copione della partita possa cambiare.

Eppure, una serie di cambi negli Oranges cambiano un po’ la situazione, soprattutto gli americani entrano in cambio con un piglio diverso, quello che “o la va o la spacca”. E al 76esimo Pulisic ha uno spunto dei suoi e Wright non si fa scappare l’occasione di riaprire la partita. Una speranza che dura solo cinque minuti. Dopo due assist, Dumfries decide che è l’ora di farla finita e segna il 3-1 che chiude definitivamente il match. Il risultato non cambia più e l’Olanda la rivedremo ai quarti di finale. Rivedremo anche l’esterno dell’Inter, ex PSV, che si prende anche la statuetta dell’MVP. Rigorosamente senza sorridere, perché l’agonismo conta di più e se vale il passaggio del turno non si può contraddire. E comunque è la dimostrazione che il talento, giovane e di qualità, a questa squadra non manca e si manifesta in calciatori come Gakpo, Depay, de Jong, lo stesso esterno nerazzurro che, a certe squadre, non ha proprio nulla da invidiare. Ma dovranno ancora dimostrarlo.

ARGENTINA-AUSTRALIA 2-1Messi, il Messia, El (Nuevo) Dios! Tra sacro e il profani, dagli idoli all’idolatria, quella Pulce d’oro con il dieci sulle spalle è sceso di nuovo in campo. E ormai è una notizia vista l’attesa e la spasmodica esaltazione che produce. Ma a prescindere dai commenti e dalle polemiche, in campo c’è qualcuno che conta un po’ di più e con qualche riflettore in più. Però, in campo c’è soprattutto l’Argentina ed è già importante così. E l’Albiceste non ha fatto attendere i suoi sostenitori. Niente Arabia Saudita, niente psicodramma bis. Semplicemente la più forte che vince, con quel pizzico di brivido sulla schiena e un po’ di sana follia, che tanto aumenta solo l’amore. L’Australia, però, non è lì per caso e l’ha già dimostrato nel girone. Una squadra solida, fisica, ma anche capace di ripartire con qualità.

Messi
Lionel Messi – Nanopress.it

La partita, infatti, inizia con qualche incertezza. Un testa a testa che poteva ricordare quello con il Messico e poi l’equilibrio che si è rotto proprio con lui, con il Semidio che è proprio a iscriversi alla categoria di miracoli successiva. Messi prende palla, parte e dopo tanto tempo è comunque una magia. Poi un colpo di biliardo, dei migliori, di quelli dei bei tempi che non lascia scampo al portiere avversario. 1-0, intanto, che poi vediamo di non farci rimontare anche stavolta.

E come vanno le cose? No, stavolta niente psicodrammi abbiamo detto. E allora ci pensa Julian Alvarez a metterci ancora lo zampino e firmare il 2-0 al 57esimo del secondo tempo. E a ricordare a Lautaro Martinez chi è ora il titolare. Sembra fatta, pareva fatta, ma l’Australia vuole dimostrare che lei no, non può arrendersi. L’acuto nel buio però è di un avversario: Fernandez, ma stavolta non nella porta giusta. Autogol e 2-1. L’Argentina ce la fa e con Messi protagonista.

FRANCIA-POLONIA 3-1 – Non tanti problemi per questa Francia, che continua a dimostrare di potersi confermare lì, sul tetto del mondo. E lo può fare per l’attacco, ma anche per la difesa che la squadra di Deschamps sta dimostrando di avere. Una squadra sensata, una squadra di talento, forse con un tantino di equilibrio in meno, ma con tanta qualità in più. Insomma, le certezze sono sempre le stesse: spina laterale, leadership in difesa e poi doti offensive rare, tra le migliori di questo Mondiale. Però la Polonia non va sottovalutata eh, che è anche lei squadra vera. Poi, quello lì davanti è un mostro sacro vero, più di Giroud, almeno sulla carta.

Mbappé
Kylian Mbappé – Nanopress.it

L’inizio è un po’ rognoso, di quelli scorbutici che ti danno la sensazione che una sorpresa forse sì potrebbe esserci. E invece, no. Non questa volta. La Francia soffre anche, poi inizia a macinare gioco e occasioni. Al 44esima, dopo un gol più semplice fallito, a proposito di tocco magico, Olivier Giroud sblocca la partita. Assist di Mbappé, per essere precisi. Nel secondo tempo poi è una passeggiata, se si ha il fenomeno del PSG dalla propria parte. Al 74esimo, Mbappé si mette in proprio e segna un gran gol che chiude la partita. Poi si ripete con un gol ancora più bello al 91esimo. Chapeau! Alla faccia di Messi e Ronaldo soltanto. Ah, c’è anche tempo per il 3-1 di Lewandowski su rigore, che pare quasi un bacio d’addio al Mondiale. Prima l’aveva sbagliato, gli è stata concessa una seconda chance e ha segnato. Adieu! Pure alla Polonia.

INGHILTERRA-SENEGAL 3-0 – Il risultato tra Inghilterra e Senegal è quello di una partita a tavolino che, però, è molto più bugiardo di quanto non sembri, perché gli africani in campo ci sono scesi, eccome, e hanno dato del filo da torcere agli uomini di Gareth Southgate molto più di quanto una fotografia istantanea come quella di un tabellino possano dimostrare. Prima del gol di Henderson, al 38esimo, d’altronde è quasi un assolo di Kalidou Koulibaly e dei compagni.

Bellingham
Jude Bellingham – Nanopress.it

Loro non hanno, però, Jude Bellingham in squadra, e forse è quello che ha sbilanciato di più un match che, tutto sommato, non era così scontato. Il centrocampista del Borussia Dortmund merita di essere uno dei desideri del Real Madrid per il prossimo calciomercato, e lo merita perché anche nel secondo gol, quello che segna Harry Kane, il capitano e alla prima marcatura in questa coppa del mondo, è anche merito suo, perché è lui che lancia Foden, che poi deve solo appoggiare per l’attaccante del Tottenham, dieci minuti dopo.

Il ritorno negli spogliatoi non serve a nulla al Marocco, che sembra aver alzato bandiera bianca, e nonostante i cambi. Al 57esimo, quindi poco prima dell’ora di gioco, è di nuovo l’Inghilterra a segnare, e lo fa con Saka, che ha già fatto tre gol in questa edizione dei Mondiali qatarini. Ancora una volta, l’assist è di Foden, ma è sempre Bellingham che fa iniziare l’azione. Un messaggio per i Blancos e il sogno di un Paese che continua, e che zittisce le critiche, dal classe 2003.

GIAPPONE-CROAZIA 1-1 (2-4 dcr) – C’è chi parla, chi ha quell’istinto squisitamente mediatico che vuol dire parlare e far parlare di sé. E poi c’è chi ha la sua identità, magari un po’ più nell’ombra, che non vuol dire per forza di meno. Gli outsider, insomma. E se c’era una squadra che vestiva questi panni è sicuramente il Giappone. Se non per altro, perché ha eliminato la Germania. E non il Lussemburgo, con tutto il rispetto. I nipponici, però, arrivano alla sfida contro la Croazia da sfavoriti. E per forza di cose è così, visto il recente passato di Perisic e compagni.

Anche stavolta, però, quell’essenza di sorpresa si sente, e come, nel primo tempo. Il Giappone è messo bene in campo, lotta su ogni pallone e ogni tanto riesce anche a creare qualche pericolo. La Croazia, invece, fa la partita, ma sembra mancare nei suoi uomini offensivi. E forse un po’ anche a centrocampo, con Kovacic stavolta nell’ombra. L’acuto stavolta è degli asiatici: al 43esimo Maeda raccoglie l’assist di Yoshida e firma il vantaggio. L’idillio, però, non dura stavolta o almeno non fino al 90esimo. Al 55esimo, infatti, uno dei simboli di questo gruppo decide di fare la differenza: Ivan Perisic segna un gran gol e pareggia i conti. Poi seguono tante occasioni, da una parte e dell’altra, ma senza mai trovare il pertugio giusto per andare a segno.

Modric
Luka Modric – Nanopress.it

I tempi supplementari sono andati via come un caffè corretto, prima di avvicinare la sedia al tavolo e tornare a casa. Niente di che. Tanta stanchezza, gambe pesanti… Meglio giocarcela ai rigori e farla finita. Qualche occasione c’è, ma niente di tanto serio per chiudere una relazione, o meglio una partita. Ci si rivede dagli undici metri e lì la differenza si vede, soprattutto in termini di potenza e precisione. Il portiere croato poi si trasforma nel Toldo dei bei tempi e il gioco è fatto. Un sospiro di sollievo a polmoni pieni per la Croazia, ancora sgonfia e non nel suo volto più bello. Bisognerà fare di più e in fretta, perché ormai la prossima potrebbe essere anche l’ultima.

BRASILE-COREA DEL SUD 4-1 – È la samba, amici, è il calcio. Quello che viene lontano e che non si è perso nonostante i miliardi, è la gioia di vederlo questo sport, è il Brasile, di Pelé, di Ronaldo, quello vero, di Neymar, adesso. E chissà se l’attaccante del Paris Saint-Germain riuscirà a fare quello che hanno fatto O Rei e il Fenomeno prima di lui, intanto ci ha riconciliato con questo mondo del pallone catapultato in una regione che non sapeva neanche esistesse quando Pelé per la prima volta ha alzato un Mondiale al cielo.

E quindi no, non è irriverenza il balletto dopo sette minuti dal fischio d’inizio, e quindi dopo il gol di Vinicius Junior, su assist di uno che era dato fuori fino ai quarti di finale. Quello stesso Neymar che è tornato e che ha portato anche i gol che magari erano un po’ mancati sia contro la Svizzera, sia contro il Camerun, lo stesso che si presenta sul dischetto al 13esimo e segna ancora, regalando una gioia ancora ai tifosi del calcio. Dura tutto un tempo, perché prima di andare negli spogliatoi a timbrare il cartellino ci pensano anche Richarlison e Paqueta.

Neymar Azpilicheta Raphina Vinicius
Neymar, Azpilicheta, Raphina e Vinicius Junior – Nanopress.it

Il secondo tempo, infatti, ci si rende conto che c’è anche la Corea del Sud in campo. Non stiamo ancora rosicando per quello che è successo nel 2002, in cui la colpa della fine delle speranze italiane era da dare di più a Byron Moreno, ma prima di loro non era successo granché da parte della squadra che ha buttato fuori l’Uruguay dei tanti Suarez, Cavani, Godin. Al 76esimo, però, vogliono partecipare anche loro a questa festa, soprattutto Paik Seung-Ho. E sono usciti a testa alta, onorando il Mondiale.

MAROCCO-SPAGNA 3-0 (dcr) – Ma chi se l’aspettava?! Wow, ci verrebbe da dire. E che meraviglia. Perché il calcio è anche questo, sono le sorprese e sono i risultati che sovvertono i pronostici. Comunque veniamo alla parte un po’ più tecnica. La Spagna si è fermata al primo posto. Sì, perché la squadra che ha asfaltato il Costa Rica all’esordio, no non poteva essere solo questo. Centrocampo per 2/3 giovanissimo, è vero, ma Gavi e Pedri sono due tra i migliori al mondo nel loro ruolo, incapaci di nascondere il loro talento. E Busquets è da anni uno dei migliori mediani in circolazione. Assolutamente indispensabile per equilibrio e prima costruzione. Eppure, già stasera le furie rosse sembravano a ruote sgonfie. Come il loro dovere si fosse fermato un po’ prima.

E dall’altra parte c’è un Marocco dal sapore avvolgente, dolce, intenso. Come un bacio passionale, di quelli che aspettavi da tempo. Le ali volano, oggi più Boufal di Ziyech, e il centrocampo… Il centrocampo è uno scudo che sembra un’esercito di quello dei romani, quelli veri. Insuperabili. Ah, big italiane, tra tante cosette che vi siete potuti permettere, Amrabat non ve lo siete concesso. Calciatore che è acqua e farina per un impasto perfetto: fase difensiva e anche quella precisione che serve, con una corsa instancabile a fare da collante. Nei novanta minuti poi il gol non arriva, ma a convincere è stato assolutamente più il Marocco. Gli africani tengono palla meglio, ed è paradosso. Rischiano poco, ed è un paradosso. Resta anche l’amaro in bocca per non averla portata a casa nei novanta regolamentari, ma ci può stare.

Stavolta i trenta aggiuntivi qualche emozione la regalano. Da una parte e dall’altra che le difese si sono aperte un po’ e gli attaccanti avevano più campo. Ma Cheddira… Cheddira! Ahi, Ahi. Sembravi così implacabile in Serie B con il Bari, e in Qatar fallisci certi gol. Che sia di buon auspicio per il futuro, ma oggi male male. Sono almeno tre le occasioni in cui il centravanti scatta per bene, sfrutta la sua forza fisica, ma poi non tira. E non erano gol difficili.

Bounou
Yassine Bounou – Nanopress.it

Fatto sta che si va ai rigori e lì la Spagna dice di essere specialista. O meglio li racconta come fosse pane quotidiano Luis Enrique, ma di parole ne dice tante, anche su Twitch, ma poi… Non oggi, infatti. Non si passa. No, perché i rigori li tirano male le furie rosse e Yassine Bounou diventa l’eroe di giornata. Le parate sono stupende e il Marocco si dimostra particolarmente freddo. La ciliegina sulla torta è quel cucchiaino di Hakimi, con la freddezza dei grandi calciatori. Tutti corrono, tutti gioiscono, un popolo intero vede la storia comporsi. Un tifo impazzito, anche nelle scorse partite, che esplode. Udite, udite: il Marocco elimina la Spagna e se va ai quarti di finale. Che tonfo per Luis Enrique! Magari la prossima volta sistemerà i difetti di questa Spagna in campo, anziché specchiarsi nella bravura che millanta o pensa di avere. Tutto fa scuola, se lo sai accettare.

PORTOGALLO-SVIZZERA 6-1 – Chiudono i quarti di finale le due Nazionali che, in una maniera o nell’altra, ricordano la disfatta dell’Italia, che per il secondo anno di fila non si è qualificata alla fase finale dei Mondiali. Un po’ come una ferita che brucia, e lo fa ancora di più considerando che gli uomini di Fernando Santos, anche senza Cristiano Ronaldo, lasciato in panchina, hanno letteralmente rullato la Svizzera, gli stessi che sono arrivati primi nel nostro girone – sono passati mesi e no, non c’è passata.

La sorpresa di questa partita dal risultato tennistico (forse se ci fosse stato Roger Federer in campo, la musica sarebbe cambiata) è soprattutto Goncalo Ramos, attaccante ventunenne del Benfica, che ha fatto fare da spettatore non pagante all’uomo più discusso di questa coppa del mondo: sì, il fenomeno di Madeira. Perché è lui che al 17esimo sblocca la partita, ed è lui che fa una tripletta da sogno, segnando anche al 51esimo e al 67esimo, è lui l’uomo copertina, è lui l’uomo del futuro che ha vinto contro un passato e (forse?) un presente così ingombrante. Fa anche l’assist al 55esimo, tre minuti prima dell’unica rete degli undici di Murat Yakin con Akanji, per Guerreiro, in mezzo anche la rete di Pepe che a 39 anni e nove mesi si laurea come il giocatore più anziano ad aver segnato un gol nella fase a eliminazione diretta di un Mondiale, un record che resisteva da 32 anni.

Pepe
Pepe – Nanopress.it

A mettere la ciliegina sulla torta ci pensa Raphael Leao, attaccante del Milan, che nel Portogallo ancora non ha trovato un suo spazio, ma che ha già segnato due gol in pochissimi scampoli di partita, uno in più di CR7, che ha segnato solo su rigore, e alla prima partita, a differenza di Messi e, soprattutto, Mbappé. Ecco, nella festa dei portoghesi, l’unica nota stonata è questa, un Ronaldo che deve ancora dimostrare che questo è il suo ultimo, glorioso, fantastico ballo come è stata tutta la sua carriera.

Come e dove vedere le partite dei quarti di finale

Finalmente, anche in Qatar, ci si potrà godere qualche giorno di pausa, ma solo per arrivare più carichi al rush finale. Venerdì 9, alle ore 16, in diretta su Rai Uno e su Rai Play (in streaming) andrà di scena il primo quarto di finale tra Olanda e Argentina. Alle 20, sempre sulle stesse reti, ci sarà la sfida tra Croazia e Brasile. Le due vincenti si scontreranno in semifinale martedì 13 dicembre, alle 20.

Sabato, poi, alle 16 andrà in scena il derby della Manica tra Inghilterra e Francia, mentre alle 20 ci sarà Marocco-Portogallo. La semifinale fra le vincenti andrà in scena mercoledì 14 dicembre, sempre alle 20, così come l’altra.