Campagna elettorale: le renitenze di Calenda

Continua faticosamente la costruzione di un polo ampio di Centrosinistra per fermare la pronosticata vittoria elettorale dello schieramento delle destre; tuttavia il leader di Azione Calenda ha non pochi punti di attrito con il progetto PD.

Calenda
Carlo Calenda, leader di Azione – Nanopress.it

Attraverso una serie di commenti online e interviste prosegue il dialogo a distanza tra le forze moderate e socialiste per creare una compatta coalizione di Centrosinistra: a tenere principalmente banco è il futuro posizionamento di Azione di Carlo Calenda.

Calenda: Centro o non c’entro?

Calenda detta le sue condizioni e increspa l’ottimismo per una convergenza in tempi brevi. Le divergenze principali per l’Eurodeputato romano sono ancora i possibili alleati di coalizione, non rispondenti, secondo questi, alla linea di fermezza e coerenza tenuta dalla formazione liberale e centrista di cui è fondatore.

Per correre insieme al Partito Democratico alle prossime elezioni datate 25 settembre, l’ex ministro dei governi Renzi e Gentiloni si dice indisponibile a fiancheggiare forze politiche che hanno espresso posizioni ideologiche e di voto istituzionale contrarie a visione e proposte di Azione.

In particolare arriverebbero i no ad uno schieramento comprendente al suo interno Insieme per il Futuro, Europa Verde e Sinistra Italiana.

Il primo dell’elenco è il gruppo parlamentare costituito da Luigi Di Maio e ora accasatosi nel partito Centro Democratico di Bruno Tabacci. Nonostante la linea moderata ed atlantista di cui si fa epigona la formazione dimaiana, il leader di Azione è sempre stato fortemente avverso alle politiche del Movimento 5 Stelle di cui Di Maio è stato capo politico, accusando l’ex grillino di aver fomentato il clima populista che sta degradando la politica italiana.

Europa Verde di Angelo Bonelli è additata invece di essere contraria all’agenda energetica di Azione: ossia di opporsi alla costruzione di quegli impianti di rigassificazione e termovalorizzazione focali per Calenda per garantire allo Stivale indipendenza ed efficienza delle fonti.

Infine Fratoianni, Sinistra Italiana, non ha preso parte all’esperienza di unità nazionale del governo Draghi e si è opposto 55 volte all’esecutivo dell’ex BCE: una linea insostenibile per chi, come Azione, si fa prosecutore inflessibile delle priorità del primo ministro dimissionario.

La mediazione spazientita del PD

Intanto il Partito Democratico resta in attesa, predicando calma e spirito di concordia tra le parti. Per Letta l’appoggio di Calenda è quantomai necessario per federare elettoralmente quel Centrosinistra da opporre alla favorita coalizione di destra.

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Enrico Letta, segretario del Partito Democratico – Nanopress.it

Difatti Azione, specie dopo la rottura dell’alleanza PD – M5S, è il partito più forte nei sondaggi dopo i Dem e lo si auspica quale magnete per tutti gli elettori liberali e moderati scontenti della decisa virata su posizioni più radicali e reazionarie della intera compagine di Centrodestra.

Tuttavia il tempo per il gioco delle parti è assai poco: a meno di due mesi delle elezioni politiche collegi, liste e programmi devono ancora essere definiti, eppure al momento non sono ancora chiari i giocatori da poter schierare in formazione.

Da ciò la mal celata fretta di Enrico Letta che ribadisce come solo un fronte repubblicano unito sotto l’esperienza Draghi ed unico possa battere Meloni ed alleati; se Calenda dovesse invece optare per un terzo polo centrista, tale scelta non farebbe che favorire le destre.

Le interlocuzioni vanno avanti, il tempo stringe e forse i leader da incastrare in questo rebus elettorale troppi per un solo posto da capo coalizione.