Tsipras vince in Grecia: le conseguenze sull’economia europea

Tsipras vince in Grecia: le conseguenze sull’economia europea

Un’aria di tempesta investe i bastioni a guardia dell’Eurozona. Si tratta di una ventata di aria nuova, tranquilli. Da Francoforte a Milano le borse resistono all’onda partorita dalle urne elleniche, che hanno consacrato un giovane ingegnere quarant’enne e hanno riconsegnato un fresco e rigenerante anelito alla sinistra europea, quella sinistra stanca, che negli anni aveva confuso moderazione con torpore, abbandonando politiche riformiste per azioni di più concreto compromesso.

Volatilità

Gli investitori e gli speculatori avevano preparato – in un periodo precedente alle elezioni – una reazione di volatilità dei mercati, scommettendo sulla variazione del rendimento dei titoli, una volta conosciuto il dato delle urne. I risultati elettorali – come previsto dalle grandi aspettative – si sono dimostrati tutti molto impotanti per il futuro economico e finanziario greco. Si parla da qui al breve periodo di un progressivo isolamento da parte dei mercati europei, allo stesso modo non speculare con le ultime decisioni di Francoforte, che comporteranno un massiccio acquisto di obbligazioni da parte degli istituti centrali europei e nazionali.

Gli analisti considerano l’idea trasversale: il “big bang” annunciato si risolverà in un netto nulla di fatto, dal momento che i risultati di un’elezione si avranno soltanto a legislatura finita: il 36% o la maggioranza assoluta inciderà, ma relativamente. Gli amministratori hanno ora gli occhi puntati sui piani di alleggerimento quantitativo, che offrono una chance – valida o inutile che sia – per una ristrutturazione dei debiti nazionali. Nonostante i passi significativi compiuti dalle economie europee in crisi – parliamo di Portogallo, Irlanda, Spagna e della stessa Grecia – gli analisti ricordano come il rischio di contagio non sia scampato.

Tutti conoscono e comprendono a meraviglia le regole del gioco: poichè se Syriza non dovesse o volesse collaborare, la Germania con poco metterebbe gli Ellenici alla porta. Atene ha già beneficiato e continuerà a beneficiare dell’ultima campagna lanciata dal Presidente della Bce. Nella sola giornata di venerdì la borsa ateniese ha avuto un incremento delle contrattazioni tra il 6% ed il 14%.

La risposta già annunciata dei mercati

Lo scotto da pagare per l’esito elettorale, che poco convince i grandi signori europei, è stato sostanziale e tangibile: Atene nei primi scambi perde il 5,6%. Tra i titoli i più bersagliati si sono rivelati il Piraeus Bank -12% e l’Alpha Bank -7,3% – guarda caso, proprio le due banche che ricevono la moggiore liquidità da parte della Bce, attraverso gli accordi raggiunti con la Troika -. Scende lo SPREAD tra il decennale tedesco e quello greco – a 840 punti e rendimento all’8,58% -.

Austerità? No, grazie.

Alexis Tsipras tenterà di voltare pagina, e lasciarsi alle spalle anni di austerità. Con quali conseguenze e attraverso quali misure? Intanto, dal plebiscito ateniese, il leader radicale ieri, in tarda serata annunciava: “Oggi chiudiamo il circolo vizioso dell’austerità. (…)La Troika è una questione del passato. Il voto contro l’austerità è stato forte e chiaro“.

Verrà negoziata una soluzione finanziaria giusta e vantaggiosa per tutte le parti. L’austerità porterebbe dunque ad una riorganizzazione e rinegoziazione del debito greco. Saranno aperti tavoli di lavoro per le trattative finali con la Troika. Il diniego ellenico avrebbe poi ripercussioni su tanti altri Paesi europee, che nel quadro complessivo riporterebbero il caso come exemplum generale ed universale. Sempre attuabile.

Il debito greco

Chi possiede il debito greco e cosa comporterebbe una sua rinegoziazione. In sintesi, dei 322 miliardi di euro, l’ago della bilancia è rappresentato dalla fetta occupata dai prestiti dell’area Euro – circa il 62% -, a seguire il settore privato – 17% -, il Fondo monetario internazionale – 10% -, la Banca centrale europea – 8% – ed infine la Banca centrale greca – 3% -. I paesi più esposti al rischio di default, o di insolvenza, qualora dovesse realmente essere praticata, sono la Germania – 60 miliardi di euro -, la Francia – 46 miliardi -, l’Italia – 40 miliardi -, la Spagna – 27 – e l’Olanda – 12 -.

In una vittoria che ha il sapore della storia, mentre gli speculatori gongolano attraverso un tracciato finanziario che da qualche ora a questa parte procede secondo la linea della volatilità, c’è chi si interroga sul programma riformista di questo giovane ingegnere, volto al rilancio occupazionale – per un salario minimo fissato a 751 euro – e ad una nuova era di solidarietà comunitaria, attraverso i negoziati di una grande conferenza dei creditori. Aspettando i fatti, ascoltiamo le parole della nuova sinistra europea.

Parole di Danilo Capone

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