Tre stragi in meno di tre giorni negli USA: qualcosa sul possesso di armi deve cambiare

Negli USA le armi continuano a mietere vittime. Nell’arco di 48 ore, ci sono state tre sparatorie: due in California (una vicino Los Angeles e una vicino San Francisco) e una in Iowa. La prima è considerata la più violenta dopo il massacro di Uvalde, quello cioè in cui sono morte più persone. Sono undici le vittime in tutto ad oggi, undici persone quindi che hanno perso la vita per mano di qualcuno che forse non avrebbe dovuto e potuto detenere delle armi. Eppure le aveva e, anzi, ne aveva più di una e le ha usate per sparare contro una ventina di persone innocenti. A queste se ne aggiungono altre nove in tutto, sommando quelle delle altre stragi. Tutto questo si poteva evitare? Probabilmente sì. E infatti pare che Joe Biden voglia che cambi qualcosa in merito al possesso di armi da fuoco e ha lanciato a questo proposito un appello al Congresso.

Sparatoria
Sparatoria – Nanopress.it

Nell’ultimo anno negli USA si sono consumate 36 sparatorie di massa. La più violenta? Il massacro di Uvalde, che risale precisamente a maggio del 2022 e che ha visto morire ben 19 alunni e due insegnanti. La seconda? La mass shooting di Monterey Park, verificatasi solo tre giorni fa. Si poteva evitare tutto questo probabilmente, se solo la vendita di armi negli Stati Uniti fosse limitata in qualche modo. Biden sembra essersi svegliato solo adesso (anche se già quello che era accaduto alla Robb Elementary School meno di un anno fa avrebbe dovuto far riflettere) e che abbia deciso finalmente di muoversi affinché qualcosa cambi.

Le ultime stragi negli USA causate da armi da fuoco

21 gennaio 2023. Si celebra il Capodanno cinese. Siamo in California, precisamente a Monterey Park. Sono le 22:22 (le 7:22 ora italiana) e tutti stanno ballando spensierati, stanno ridendo, si stanno divertendo: è un giorno di festa del resto. Tra i clienti della sala da ballo a pochi chilometri da Los Angeles ce n’è uno, riconoscibile soprattutto per il modo in cui si guarda intorno incessantemente. Si chiama Huu Can Tran, ha 72 anni e ha origini cinesi, vive in una roulotte alla periferia di Riverside – 130 chilometri a Sud di Los Angeles – da circa tre anni (prima ha vissuto a San Gabriel per molto tempo), ha lavorato saltuariamente come camionista ed è stato a capo di una società di trasporti da lui creata, la Tran’s Trucking Inc., per qualche anno.

Per lui quella sala da ballo non è affatto una location nuova, anzi l’uomo era quello che potremmo definire un habitué. La frequentava da circa vent’anni e per un periodo aveva anche lavorato lì in qualità di insegnante. Proprio in quel periodo aveva conosciuto la sua prima moglie, alla quale aveva offerto lezioni gratuite, quindi quello per lui era un luogo particolarmente significativo probabilmente. La donna, interrogata, a posteriori ha ammesso che in effetti il suo ex marito si arrabbiava troppo facilmente, scattava subito anche per motivi futili. Fortunatamente, però, non era mai diventato violento fisicamente con lei e alla fine, dopo un lasso di tempo abbastanza breve, fu lui stesso a chiedere il divorzio nel 2005.

Eppure i suoi conoscenti, gli altri habituè della sala da ballo, avevano capito subito che che nella personalità di Huu c’era qualcosa di strano: era sempre paranoico, era convinto che “gli altri istruttori parlassero male di lui”. In effetti anche la sera del capodanno lunare credeva di non essere stato invitato di proposito al party in cui era presente anche “la moglie” (non è chiaro però se si tratti della sua succitata ex oppure della seconda). Ad un tratto, mentre guarda con occhi “minacciosi” il resto degli invitati, tira fuori “un fucile d’assalto ad alta potenza”, come ha affermato lo sceriffo della contea di Los Angeles, Robert Luna, e inizia a sparare. Colpisce in tutto una ventina di persone: undici di loro perdono la vita. Si tratta di uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 65 anni, ma conosciamo solo il nome di due di loro: My Nhan e Lilan Li, rispettivamente di 65 e 63 anni. Le altre restano ferite.

Tran, però, non è ancora soddisfatto, così si reca in un altro locale circa venti minuti, probabilmente con l’obiettivo di concludere il suo lavoro, ma lì viene bloccato e disarmato da alcuni clienti.

“La sua espressione, il linguaggio del suo corpo dicevano che stava cercando obiettivi, persone da colpire. Ho pensato che saremmo morti tutti”: queste le parole del 26enne programmatore Brandon Tsay, che è riuscito a strappargli l’arma dalle mani, impedendo quindi così che il numero delle vittime potesse crescere a dismisura. Non possiamo sapere di quanto sarebbe salito se nessuno fosse intervenuto.

Quello che è certo è che alla fine, dopo aver lasciato il secondo locale, il 72enne esce, si reca all’interno dell’ormai tristemente celebre furgoncino bianco probabilmente con l’intento di usarlo per fuggire, ma al suo interno si suicida. Oggi “tutte le piste sono aperte”, come ha dichiarato Luna: c’è l’ipotesi di “violenza domestica”, ma quella che ad oggi sembra la più verosimile è quella del “crimine d’odio”.

Resta però nel frattempo da chiarire il mistero delle armi usate per la strage. L’opzione del fucile semiautomatico di cui avevano parlato alcuni media pare essere tramontata, ma nella seconda sala da ballo – quella ad Alhambra – è stata rinvenuta una Cobray M11 9mm, una pistola d’assalto semiautomatica alimentata da un caricatore ad altissima capacità, fino a 30 proiettili, che in California è illegale, mentre nel furgoncino è stata trovata un’altra pistola.

23 gennaio 2023. Des Moines, Iowa. Sono più o meno le 13 (le 20 in Italia). Siamo all’interno dello Starts Right Here, l’istituto fondato da Will Holmes (conosciuto come Will Keeps) – che da Chicago arrivò circa vent’anni fa in città e lì trovò sostegno nella musica – che aiuta i giovani di età compresa tra i 9 e i 18 anni che vivono in condizioni particolarmente disagiate e che cerca di incoraggiare loro a usare l’arte e altri programmi per emergere e cambiare il loro status, proprio come ha fatto il suo “ideatore” in effetti.

Entrano tre persone (almeno, stando alle ricostruzioni, così pare), sparano sia contro gli studenti che contro il corpo docenti. Due ragazzi muoiono, un professione resta gravemente ferito. I carnefici salgono a bordo di un’auto e scappano, ma vengono fermati dalla polizia locale.

“Non è stato un atto causale: è stata un’azione mirata”: queste le parole degli agenti, che stanno continuano a svolgere le loro indagini per cercare di capire se in effetti i tre sospettati sono davvero colpevoli e, nel caso, quale sia il loro reale movente.

Nel frattempo intervengono Kim Reynold, governatrice dell’Iowa, Kim Reynold, che si dice “scioccata a rattristata” per l’accaduto e il il distretto scolastico di Des Moines, che invece afferma: “Ci rattrista un altro atto di violenza con armi da fuoco. Siamo in attesa di conoscere ulteriori dettagli ma i nostri pensieri sono con le famiglie e gli amici delle vittime”.

23 gennaio 2023. Half Bay Moon, contea di San Mateo. Siamo lontani meno di cinquanta chilometri da San Francisco in sostanza, quindi siamo ancora una volta in California. Sono passate meno di 48 da quello che verrà probabilmente sempre ricordato come il massacro di Monterey Park. Siamo in un’azienda agricola per la coltivazione di funghi sulla Highway 92: un 67enne, Zhao Chunli, tira fuori una pistola semiautomatica e inizia a sparare. Colpisce cinque persone: quattro di loro muoiono, mentre una, gravemente ferita, viene trasportata in condizioni critiche allo Stanford Medical Center e oggi è in fin di vita. Ma non finisce qui, perché la folle azione di Chunli non è finita: si reca in una fattoria di trasporto di riso nel blocco 2100 di Cabrillo Highway South – praticamente a circa 5 miglia in auto di distanza – e ricomincia a sparare. Muoiono altre tre persone, come riporta KGO.

L’autore della carneficina poi viene fermato dalla polizia poco dopo le 16:30 (ora locale) nel parcheggio di una stazione di polizia nelle vicinanze e viene arrestato. Quello che il killer e le vittime hanno in comune è che sono tutti di origini cinesi e lavoravano tutti nell’azienda agricola, ma il movente sembra essere ad oggi sconosciuto.

Josh Becker, il senatore dello stato della California, ha voluto esprimere la sua vicinanza ai familiari della vittime e ha dichiarato: “La violenza armata è arrivata oggi nel nostro distretto e farò tutto il possibile per sostenere il dipartimento dello sceriffo della contea di San Mateo e i funzionari della città di Half Moon Bay durante questo tragico evento. I miei pensieri vanno a tutti gli interessati”.

Sparatoria
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Il discorso adesso è questo: lo stesso Biden è intervenuto per dire basta al possesso di armi incontrastato.

Il possesso di armi e le parole di Biden

Mentre a San Francisco il 67enne stava mettendo in atto la sua strage e la furia omicida di altri individui a poche ore di distanza aveva colpito alcuni studenti in Iowa, Biden lanciava il suo appello al Congresso. Evidentemente, dopo la strage di Uvalda – avvenuta neanche un anno fa – che aveva scosso tutto il mondo, dopo gli ultimi tre massacri che hanno portato alla morte di decine di persone in 48 ore circa, anche il Presidente degli Stati Uniti ha aperto gli occhi su una realtà che non può restare invariata.

Facendo un rapido (e tristissimo) calcolo sono morte undici persone a Monterey Park, più due Des Moines più altre sette vicino San Francisco. Il totale delle vittime ammonta a venti precisamente in meno di tre giorni, a cui dobbiamo aggiungere decine di feriti (i due feriti nelle ultime due location versano in condizioni gravissime attualmente a quanto pare).

Una domanda sorge spontanea: perché negli USA le armi sono legali (fermo restando che ogni Stato ha delle leggi a sé e quindi alcuni hanno imposto delle limitazioni, primo tra tutte paradossalmente la California)? I motivi affondano le radici Carta dei diritti degli Stati Uniti. Nel 1788 James Madison, uno degli autori principali, scrisse proprio a questo proposito: “Le verità politiche dichiarate in quel modo solenne acquisiscono per gradi il carattere delle massime fondamentali del libero governo e, man mano che si incorporano nel sentimento nazionale, contrastano gli impulsi di interesse e passione”.

Sostanzialmente il possesso di armi è considerato un diritto fondamentale, come ha rimarcato la Corte Suprema degli Stati Uniti in District of Columbia v. Heller nel 2008, quando cioè, parlando di come la Carta dei diritti inglese del 1689 avesse menzionato il diritto alle armi come uno dei fondamentali degli inglesi, aveva esplicitamente affermato: “Al momento della fondazione, il diritto di avere armi era diventato fondamentale per i sudditi inglesi”. In questa sentenza, in pratica, la Corte stabilì che questo costituisce un diritto individuale, ma non illimitato.

Prima di allora era aperto un dibattito su questo punto, perché da un lato vi erano i difensori dei diritti delle armi, che si appellavano al secondo emendamento (quello cioè che protegge il diritto di detenere e portare armi) e che sostenevano che la parola “popolo” in esso contenuta in realtà potesse essere riferita anche ai singoli individui, dall’altro invece c’era chi aveva una visione diametralmente opposta, come lo scienziato politico Robert Spitzer e l’impiegato della Corte Suprema Gregory P. Magarian, che all’epoca della sentenza affermarono che in realtà la Corte Suprema aveva interpretato in modo errato la Costituzione degli Stati Uniti.

Oggi comunque a regolare il diritto di possedere armi, a parte il succitato secondo emendamento, sono anche a livello federale altre fonti fonti di diritto e cioè il National Firearms Act del 1934 e il Gun Control Act del 1968: il primo tassa la produzione e il trasferimento delle armi e impone la registrazione di alcune di loro, mentre il secondo – che ha abolito il precedente Federal Firearms Act del 1938 – vieta la vendita privata di armi da fuoco al livello interstatale (con le dovute eccezioni) e proibisce ad alcune categorie di persone (tra cui i pregiudicati) di acquistarle. Queste, quindi, servono a regolamentare questo mercato e a limitarlo in un certo senso.

Un altro problema però è questo: secondo l’ultima legge, anche chi è tossicodipendente e ha malattie psichiatriche non potrebbe accedere liberamente alle armi, ma come si fa a dimostrarlo? Considerando che le armi si trovano praticamente ovunque (anche nei supermercati), se la persona in questione non mostra segni evidenti di “squilibrio” (causato da patologie pregresse oppure dall’assunzione di droghe), può accedere liberamente all’area “sport” –  è qui che si trovano – e acquistarle oppure – e questa cosa rende la situazione ancora più delicata – può anche semplicemente trovarle online, cosa che limita ulteriormente i controlli.

Sembra, quindi, che la popolazione sia letteralmente fuori controllo, perché di fatto chiunque può fare quello che desidera liberamente, tanto che si stima che i civili siano in possesso di circa 393 milioni di armi da fuoco e che mediamente una percentuale compresa tra il 35 e il 42% della famiglie abbiano almeno una pistola. Il numero pro capite di armi negli USA è impressionante, è il più alto al mondo, considerando che qui si contano 120,5 pistole ogni 100 persone.

Probabilmente anche alla luce di tutto ciò Biden ha cercato di dire basta e con una nota ha lanciato un appello al Congresso a cui ha chiesto di “agire rapidamente e portare al mio tavolo l’Assault Weapons Ban”. In pratica quella di cui parla è una legge che mette al bando le armi d’assalto e che alza a 21 anni il limite per potervi accedere (attualmente è di 18 anni e fa ridere se pensiamo che invece per acquistare alcolici il limite sia di 21 anni già da tempo immemore).

Qualcosa finalmente si muoverà quindi verso una limitazione delle armi? Probabilmente sì, ma è molto triste pensare che ci siano volute tre sparatorie in meno di tre giorni per far cambiare le carte in tavola. Probabilmente se qualcuno avesse agito prima, venti famiglie americane oggi non si troverebbero a piangere un loro caro.