Terapia intensiva: in caso di scelta, l'appello a non escludere gli anziani

La Federazione degli Ordini dei Medici e la Società di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva chiedono, in caso di scarsità di posti, di valutare a chi dare la precedenza in base a diversi parametri, non solo l’età

I pazienti malati di Covid ricoverati nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Bologna nell'ottobre 2020

Foto Getty Images | Michele Lapini

Aumentano i casi di Covid e con essi le preoccupazioni per il Sistema Sanitario Nazionale, ormai quasi al limite. Il reparto di terapia intensiva di ogni ospedale italiano è pieno di pazienti Covid e il rischio è che non ci siano abbastanza posti per tutti.

Nell’eventualità che i medici siano chiamati a prendere una decisione così importante come a chi dare la precedenza in una situazione di emergenza, i parametri da valutare dovranno essere svariati e non esclusivamente l’età. A questo fa riferimento l’appello di due enti, la Federazione degli Ordini dei Medici e la Società di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva: hanno diffuso una nota in cui si legge che “se lo squilibrio tra necessità e risorse persiste, la precedenza per l’accesso ai trattamenti intensivi va a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio, applicando criteri rigorosi, concorrenti e integrati, valutati caso per caso“.

I criteri per la precedenza in terapia intensiva

I cittadini si stanno impegnano a rispettare tutte le norme per contenere la diffusione del virus, i medici lavorano instancabilmente coi mezzi a loro disposizione affinché le guarigioni siano il più rapido possibile, ma se non ci sarà un’inversione di rotta, gli esperti prevedono uno scenario drammatico. Perciò, ecco perché è arrivata questa raccomandazione: affinché i dottori non si trovino in difficoltà davanti a decisioni di questa importanza da prendere velocemente.

In altri paesi (come i Paesi Bassi), tra verità e fake news, è stato reso noto che è stato posto un limite di età per l’accesso alle cure, ma l’Italia, che è un paese fortemente legato alla salvaguardia degli anziani, deve agire in maniera differente.

I criteri da valutare secondo i due enti sono: la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l’impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente. L’invito, superfluo, è quello di non abbandonare chi non può accedere alla terapia intensiva.

Chi rimarrebbe escluso

A rimanere fuori dal reparto di terapia intensiva si stabilisce che sono quei malati che non otterrebbero dei reali e duraturi benefici clinici dal trattamento. Questo va oltre l’età del paziente ma è principalmente legato allo stato di salute e all’avanzamento della malattia. A tutti viene comunque garantita la cura necessaria in qualsiasi caso: “Il diritto individuale all’eguale accesso alle cure sanitarie deve rimanere il cardine della protezione che lo Stato è tenuto a fornire e che i Medici hanno il dovere di garantire quale principio deontologico indissolubile“.

Questa situazione è lo scenario peggiore e la decisione è da prendersi solo in casi estremi dai medici, nel rispetto della propria deontologia professionale.

Parole di Alanews

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