I talebani presentano il nuovo governo tra manifestazioni di dissenso e resistenza

Lo ha annunciato ieri il portavoce Zabihullah Mujahid, specificando che si tratta di nomine ad interim che in futuro cambieranno. Tra questi, terroristi di fama internazionale. Nel mentre, cortei di dissenso sfilano a Kabul con il Panjshir che resiste.

Cartelli di protesta contro talebani

Foto Shutterstock | meandering images

I talebani hanno presentato al mondo il primo governo nato neanche un mese dopo la riconquista dell’Afghanistan, conseguente alla ritirata di Stati Uniti e alleati. A farlo, è stato il portavoce Zabihullah Mujahid in conferenza stampa dalla capitale Kabul, specificando che si tratta di un governo provvisorio e che in futuro ne sarà nominato un altro.

I talebani tornano così alla guida del paese dopo più di 20 anni.

I membri del nuovo governo talebano 

I membri del nuovo governo talebano sono volti noti e riconosciuti come terroristi di fama internazionale. Il capo del governo sarà Mohammad Hasan Akhund, storico leader religioso dei talebani e presente nella lista dei terroristi internazionali dell’ONU. Akhund era stato ministro degli Esteri e vice ministro dell’ultimo governo talebano dell’Afghanistan, prima dell’invasione degli Stati Uniti del 2001. Il suo vice sarà Abdul Ghani Baradar, uno dei principali leader talebani.

La nomina di Ministro degli Interni è stata affidata a Sirajuddin Haqqani, a capo della “Rete Haqqani”, gruppo armato afghano legato all’organizzazione terrorista al Qaida e responsabile di numerosi attentati e rapimenti, tra cui diversi statunitensi: Washington crede che Mark Frerichs, ingegnere civile americano scomparso nel gennaio 2020 sia ancora nelle loro mani. Haqqani è ricercato dall’FBI e ha una taglia fino a 10 milioni di dollari.

Mohammad Yaqoob sarà invece il ministro della Difesa: si tratta del figlio del Mullah Omar, fondatore dei talebani e primo leader del gruppo.

Le proteste e la resistenza

La giornata dell’annuncio del nuovo governo talebano è iniziata con una manifestazione di protesta che ha sfilato per la capitale Kabul. I giornalisti sul posto hanno raccontato dell’arrivo dei “classici” pick-up battenti bandiere con versi del corano di colore nero su sfondo bianco per reprimere le proteste.

I giornalisti sul posto riportano di spari in aria e di arresti e violenze su alcuni colleghi.

Il corteo, con diversi volti femminili in mezzo, si è diretto verso la sede dell’ambasciata del Pakistan per manifestare contro l’appoggio del governo pakistano ai talebani nel combattere la resistenza nella valle del Panjshir. Nei giorni scorsi, i talebani avevano annunciato di aver conquistato l’area, ma, seppur dispersi, i combattenti non si dichiarano vinti e tramite il loro leader Ahmad Massoud chiamano alla rivolta gli afghani.

Secondo l’emittente Tolo News anche a Balkh, nel nord-ovest del Paese, c’è stato in contemporanea a Kabul un corteo di protesta contro il Pakistan e il nuovo governo talebano.

Parole di Cesare Treccarichi

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