Stati Generali a Villa Doria Pamphilj, soluzione o utopia?

Il 13 giugno si tiene l'incontro per far ripartire l’Italia dopo l’emergenza coronavirus e progettare la ripresa. Molti i dissensi e molti gli inviti declinati da parte dell'opposizione. Il meeting virtuale si terrà nel verde di Villa Pamphilj, a Roma.

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giuseppe conte

Foto Getty Images | Vittorio Zunino Celotto

Dal 13 giugno si apriranno le porte di Villa Doria Pamphilj, dove di terrà l’incontro degli Stati Generali indetto dal Premier. Giuseppe Conte, infatti, ha ideato un incontro aperto con vari attori, istituzionali e non, per progettare una ripresa economica collaborando. Vediamo nel dettaglio:

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L’idea degli Stati Generali prevede un incontro tra le diverse forze istituzionali; famosi sono gli États généraux nel pieno della Rivoluzione francese nel 1789, in nome della collaborazione si convocò un incontro tra i vari ceti. A Roma, invece, si terrà un meeting  di stampo diverso, incentrato sull’aspetto economico della ripresa post-coronavirus. L’invito è rivolto alle istituzioni e agli attori di spicco italiani ed europei, facendo da sfondo l’emergenza sanitaria.

Stati generali: i temi al centro del dibattito

Al debutto, l’unico a parlare di persona dovrebbe essere Visco, come si dice adesso. Tutti gli altri interventi saranno in videoconferenza, creando una call per trovare un intesa sulla direzione da prendere verso la ripresa, di cui quale si parla tanto ma restando un po’ sul vago. Ovviamente, dettata anche da motivi sanitari e di sicurezza. Tre sono i capisaldi di questa sintesi: il dossier semplificazione, il rilancio delle infrastrutture e l’estensione dell’Alta Velocità, incentivi per gli investimenti. Il primo giorno, parteciperanno la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde e la direttrice operativa del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva. Tra i partecipanti dovrebbero esserci gli amministratori delegati o i presidenti delle principali realtà industriali o finanziarie italiane come Eni, Enel, Fincantieri e Confindustria con altre associazioni di imprese.

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Il panorama politico non ha risposto all’audace, seppur ingenuo, invito alla collaborazione tra le parti. L’opposizione diserterà l’incontro in massa, il centrodestra dalla Meloni a Salvini è unito nel sostenere che: “Gli italiani non hanno bisogno di altri show e passerelle” parole del leader della Lega, “c’è bisogno subito della cassa integrazione per milioni di lavoratori, soldi veri per imprenditori e famiglie, scuole aperte e sicure”. Anche Carlo Calenda, seppur non invitato, nonostante aver dimostrato la volontà di collaborare, si dice contrario agli Stati Generali. Non usando mezzi termini, il leader di Azione afferma “Penso che questi Stati Generali siano una specie di ridicolo show per Conte senza alcun costrutto. Ma se serve dare una mano al Paese noi ci siamo sempre e manderemo comunque una proposta, di politica industriale“. Il premier ha replicato dicendo che Villa Pamphilj “è sede istituzionale di alta rappresentanza della presidenza del Consiglio: invitare i partiti di opposizione lì per progettare l’Italia che vogliamo, l’Italia del rilancio è un gesto di attenzione nei loro confronti. Un luogo più istituzionale non si può, ci invitiamo anche capi di Stato e di governo”.

L’idea utopica e ingenua degli Stati Generali non sembra essere una mossa azzeccata da parte del premier, il quale dovrebbe conoscere la frattura profonda con l’opposizione, la quale rende difficile una collaborazione. Oltre ad ogni posizione politica, l’ideale della cooperazione in questo momento non è praticabile in Italia. Tutto ciò rischia di diventare un’inefficace soluzione, che offre il fianco a proteste e tensioni ormai all’ordine del giorno. Per questo da ieri sera tutta l’area di Villa Pamphili è oggetto di controlli e bonifiche. Sono 700 gli agenti delle forze dell’ordine schierati. Probabilmente uno spreco di forze e tempo. Dopotutto, lo spreco del tempo non dovrebbe essere un opzione in tempi critici, come in una pandemia.

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Parole di Francesco Stavolo

Classe 1994, laureando in Scienze Politiche e Sociologia presso l'università di Roma la Sapienza. Appassionato di politica e dei movimenti sociali. Particolare attenzione per le trasformazioni dei tessuti sociali.

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