Lavoro, solo il 6% delle aziende farà a meno dello smart working in futuro

Secondo il survey “Future of Work 2020” il 60% delle imprese pensa che lo smart working sia l’iniziativa più urgente su cui investire

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Getty Images | Oli Scarff

Se prima era quasi sconosciuto, oggi lo smart working è la modalità di lavoro più utilizzata da quasi tutte le aziende in Italia, a causa della pandemia da Coronavirus.

Secondo quanto emerso dalla terza edizione della survey “Future of Work 2020”, dopo aver sperimentato questa modalità di “lavoro agile”, solo il 6% delle imprese ha dichiarato di voler tornare alle condizioni preesistenti senza smart working.

In tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest’anno si è confermata la centralità del fattore umano. La ricerca fotografa indubbiamente una situazione in divenire, in cui emergono tendenze a volte contraddittorie, ma una cosa è molto chiara: le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda, su tutte il lavoro a distanza” ha detto Linda Gilli, presidente e AD di Inaz.

Bisogna investire su smart working e digitalizzazione

La survey, realizzata dall’Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International, ha evidenziato che il 60% delle imprese pensa che lo smart working sia l’iniziativa più urgente su cui investire, per quanto riguarda la gestione delle risorse umane. Inoltre, il 67% delle aziende ha messo la digitalizzazione come priorità primaria.

Dalla ricerca è anche emerso che poco meno di due aziende su tre modificheranno il modo di lavorare che avevano prima della pandemia da Covid-19. Queste imprese implementeranno in modo sistematico lo smart working (43%) o incrementeranno le pratiche di sw già in atto (18%). Tra le aziende rimanenti, solo il 6%, come già detto, tornerà alle condizioni preesistenti, quindi quelle senza smart working.

Andando avanti, dal survey ha anche rilevato che il 3% delle aziende continuerà a confermare le policy di smart working già consolidate, mentre il 31% ha dichiarato di trovarvi tutt’ora nel processo decisionale sui possibili cambiamenti.

Il 78% delle aziende che hanno partecipato alla ricerca, inoltre, hanno dichiarato che l’esperienza dello smart working è stata positiva durante l’emergenza. Questa tipologia di lavoro, però, necessità di una progettualità.

Per quanto riguarda le HR, dal survey sono emersi alcuni punti sui quali ci dovranno essere dei miglioramenti, tra cui formazione, +55%, e sviluppo di nuove competenze, +10%.

Il 56% dei direttori HR ha evidenziato, con l’attivazione dello smart working, l’aumento della motivazione e del senso di responsabilità nei collaboratori.

Le modalità su cui le aziende stanno lavorando

Sul mix tra lavoro in sede e a distanza, su base settimanale, dalla ricerca è emerso che per il 35% il lavoro delocalizzato rimarrà prevalente rispetto al lavoro in sede.

Alcuni pensano anche ad una suddivisione tra i giorni in ufficio e quelli in smart working. Il 39% infatti ha previsto, più prudentemente, due giorni su cinque in sw. Infine, il 13% starebbe pensando ad un solo giorno di telelavoro.

Le maggiori criticità riscontrate con lo smart working

Grazie alla ricerca sono state rilevate anche alcune criticità dettate dallo smart working. In particolare, le problematiche principali sono quelle legate alla leadership e al “senso di appartenenza” dei collaboratori.

Parole di Benedetta Minoliti

Benedetta Minoliti, nata a Milano il 24 marzo 1993. Sono laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e diplomata presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Non esco mai di casa senza le cuffie, ascolterei la musica anche mentre dormo e adoro scattare polaroid. Collaboro con AlaNews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.

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