Regeni: concluse le indagini della Procura di Roma, confermate le accuse per 4 agenti egiziani

La procura di Roma ha confermato le accuse di sequestro pluriaggravato, tortura e omicidio del giovane studente italiano nei confronti di quattro agenti egiziani. Chiesta l'archiviazione per un quinto

Regeni: concluse le indagini della Procura di Roma, confermate le accuse per 4 agenti egiziani

Foto Getty Images | Stefano Montesi - Corbis

Giulio Regeni è stato uno studente italiano che ha trovato la morte in Egitto nel 2016, a soli 28 anni. Da allora, non è mai stato trovato il colpevole della sua uccisione e delle torture che ha subito. Sul suo caso non è mai stata abbassata l’attenzione grazie ad associazioni umanitarie e all’impegno dei genitori del ragazzo.

Oggi sono state dichiarate concluse le indagini in merito al caso portate avanti negli ultimi due anni dalla procura di Roma, nello specifico dal procuratore Michele Prestipino e dal pm Sergio Colaiocco, insieme ai carabinieri del Ros e ai poliziotti dello Sco.

Alla luce di quanto emerso, dei cinque indagati, sono confermate le accuse a vario titolo nei confronti di quattro agenti segreti egiziani, il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, mentre per il quinto, Mahmoud Najem, è stata chiesta l’archiviazione. Le accuse sono sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali (inserita dopo che nel 2017 in Italia è stato introdotto il reato di tortura) e omicidio.

Visto che gli agenti non hanno mai comunicato il domicilio, sono stati avvisati esclusivamente gli avvocati difensori dei quattro accusati. Hanno venti giorni per rispondere fornendo materiale o chiedendo di essere ascoltati.

Giulio Regeni: morto a causa delle torture

Sequestrato il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo, Giulio Regeni è stato rapito e torturato con estrema crudeltà. Picchiato e seviziato, finché i suoi organi non hanno più retto. Questo è spiegato nelle motivazioni che ha spinto la Procura ad accusare i quattro militari: Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sarebbe l’esecutore materiale delle torture, che abusando del suo potere, ha portato alla morte il giovane.

Le indagini non sono state semplici, spiegano Prestipino e Colaiocco, poiché l’Egitto non ha collaborato, perciò sono ancora molti gli interrogativi intorno a questa storia, ma Prestipino ha dichiarato: “abbiamo acquisito elementi di prova univoci e significativi. Questo è un risultato estremamente importante e non scontato“, infatti fondamentali sono state le deposizioni dei testimoni di chi ha visto le torture, di chi è entrato in contatto con i servizi segreti egiziani che seguivano da tempo Giulio in quanto soggetto pericolosamente sovversivo.
Il procuratore ha aggiunto: “Abbiamo fatto di tutto per accertare ogni responsabilità: lo dovevamo a Giulio e all’essere magistrati di questa Repubblica“.

Il pm ha invece sottolineato l’importanza della famiglia dello studente: “Ringrazio la famiglia di Giulio per la tenacia con la quale ha saputo perseguire le proprie ragioni. Decisiva l’attività di indagine difensiva messa in atto dal legale della famiglia, Alessandra Ballerini“.

Parole di Carlotta Tosoni

"Una cosa bella è una gioia per sempre" diceva John Keats. Provo ad applicare questi versi nella pratica cercando e studiando tutto ciò che è esteticamente e intellettualmente interessante. Infatti arte, bellezza e comunicazione sono sempre stati la mia guida nello studio, nel lavoro e nella vita: ricercare contenuti validi da esprimere in maniera piacevole e da comunicare efficacemente. Solo così si può provare a cambiare le cose. La mia formazione è stata economica e artistica, la scrittura il mio mezzo preferito per raccontare il mondo, le mie passioni la storia dell’arte, il beauty, lo sport. Dal 2020, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.

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