Pil in ripresa: +16,1%, ai livelli della prima metà del 2015

Il Pil italiano recupera meglio di quello della Germania (+8,2%) nel terzo semestre del 2020. Una ripresa che ha superato le previsioni del ministro Gualtieri e di Banca d'Italia. Confesercenti avverte: un nuovo look down brucerà altri 10 miliardi di consumi

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Getty Images | David Ramos

Il terzo trimestre del 2020 ha segnato una decisa ripresa dell’economia italiana secondo le stime Istat: superando le stime avanzate dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e di Banca d’Italia, il Pil è aumentato del 16,1%.

Pil: +16,1% per il trimestre, -4,7% in termini tendenziali

Nel secondo trimestre, post lock down, il prodotto interno lordo aveva registrato una flessione record (-13%). Il dato odierno, sebbene sia ancora provvisorio, stupisce quindi ancora di più gli economisti, che prevedevano invece su un’espansione solo dell’11,2% (pur tenendo conto che il terzo trimestre del 2020 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2019) e un -8,7% a livello tendenziale.

La variazione acquisita resta in negativo

La variazione acquisita per il 2020 resta in negativo, pari a -8,2% a causa della crisi generata da Covid-19, ma per i tre mesi osservati il prodotto interno lordo italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato rispetto al trimestre precedente, mentre è diminuito del 4,7% in termini tendenziali, secondo la stima preliminare diffusa stamani dall’Istat. 

Istat: “Il volume del pil riportato ai livelli registrati nella prima metà del 2015”

La ripresa è diffusa a tutti i comparti economici e dal lato della domanda è trainata sia dalla componente nazionale (al lordo delle scorte), sia dalla componente estera. A causa delle flessioni dei precedenti due trimestri dell’anno, nel confronto con il terzo trimestre del 2019 la variazione resta negativa nella misura del 4,7%. Il marcato recupero del terzo trimestre riporta il volume del Pil ai livelli registrati nella prima metà del 2015″, ha sottolineato Istat.

Visco: “I contagi rischiano di ripercuotersi sulla spesa”

Anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco si è sorpreso dell’inaspettata ripresa, ma non vuole farsi illusioni: “Vi è il rischio che l’aumento dei casi di contagio si ripercuota negativamente sulla fiducia e sulla spesa delle famiglie e delle imprese“.

Il rischio, precisa il governatore di Bankitalia, è che si inneschi un “circolo vizioso” in cui ad un aumento del risparmio si accompagni però la diminuzione dei consumi, “frenando la ripresa“. Conclude Visco: “In una fase come quella attuale dominata dall’incertezza e dalla debolezza della congiuntura, l’aumento della propensione al risparmio, se non si accompagna a un’adeguata ripresa degli investimenti e dell’attività produttiva può causare una diminuzione della domanda aggregata e dei redditi, alimentando, a sua volta, una ulteriore crescita delle intenzioni di risparmio per motivi precauzionali e innescando, così, un circolo vizioso“.

La ripresa potrebbe salvare la legge di Bilancio

I dati forniti da Istat, se confermati, potrebbero garantire la tenuta dell’economia anche di fronte all’ipotesi di nuove chiusure, consentendo al Mef di non ritoccare la previsione per il 2020 e quindi tenere buona la legge di Bilancio.

Si potrebbe quindi anche scongiurare lo “scenario peggiore” ipotizzato nella Nadef, che immaginava di arrivare al -10,5% per il 2020. Ovviamente, ci tiene a precisare il ministro Gualtieri, con la contrazione dei mesi scorsi non si possono escludere ripercussioni per il rimbalzo del 2021: “Laddove nelle prossime settimane si dovesse ricorrere a misure più drastiche di contenimento dell’epidemia, partiremmo comunque da una posizione di comprovata solidità ed avendo nettamente migliorato la nostra capacità e prontezza di risposta all’emergenza sanitaria ed economica. La crescita del Pil nel 2021 potrebbe risultare inferiore a quanto previsto nel quadro programmatico della Nadef (6 per cento), ma la ripresa sarebbe solo rinviata, non pregiudicata“.

Inflazione ancora in negativo, ma in miglioramento

L’inflazione nel nostro Paese continua in segno negativo per il mese di ottobre (il sesto mese consecutivo) ma risulta dimezzata rispetto a settembre 2020. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, secondo le stime registra un -0,3% su base annua (da -0,6% di settembre) mentre torna positiva su base mensile registrando un +0,2% (-0,7% a settembre). L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a -0,2% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.

Un trend europeo

Quello che si è verificato in Italia comunque è un trend che ha coinvolto tutto il territorio Ue. L’Europa ha infatti registrato una crescita significativa durante l’estate: il Pil destagionalizzato è cresciuto del 12,7% nell’area euro e del 12,1% nell’Ue rispetto al secondo trimestre dell’anno (quando era sceso rispettivamente dell’11,8 e del 11,4%).

Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, la Francia (+18,2%) ha registrato il maggiore aumento rispetto al trimestre precedente, seguita da Spagna (+16,7%) e l’Italia (+16,1%). Mentre Lituania (+3,7%), Repubblica Ceca (+6,2%) e Lettonia (+6,6%) hanno registrato gli aumenti più bassi.

Parole di Alanews

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