Perchè si dice ‘avere la coda di paglia’?

perché si dice avere la coda di paglia

[didascalia fornitore=”altro”]Immagine da Pixabay[/didascalia]

Eccoci con un’altra espressione idiomatica assai utilizzata nella lingua italiana: ma sapete perché si dice ‘avere la coda di paglia’? Questa frase, che utilizziamo spesso nella vita di tutti i giorni, indica chi, non avendo la coscienza pulita, reagisce in modo esagerato al proprio interlocutore. E’ un’espressione che riassume uno stato psicologico ben preciso, di chi sa di aver commesso un misfatto ed ha il timore di essere scoperto. Ma qual è l’origine (che spiega il significato) del perché si dice ‘coda di paglia’?

Excusatio non petita, accusatio manifesta: questo magnifico motto latino riassume bene il significato del ‘quesito’ di oggi: perché si dice ‘avere la coda di paglia’? La massima latina, infatti, che si traduce con ‘una scusa non richiesta è un’accusa manifesta’, è sostanzialmente un sinonimo (quanto a significato) della frase in questione. La ‘coda di paglia’ infatti è la coscienza non proprio tranquilla di chi ha combinato qualcosa ed ha il timore di essere scoperto: per questo si discolpa senza essere accusato o, peggio ancora, reagisce male di fronte a chi gli parla.

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Perché si dice ‘avere la coda di paglia’, origine dell’espressione

L’origine del perché si dice ‘avere la coda di paglia’ è molto interessante, dato che sono almeno un paio le ‘versioni’ che esistono a proposito. Quella più ‘tradizionale’ rimanda alla favola di Esopo della volpe e della sua coda posticcia, una coda ‘costruita’ con la paglia dopo che una tagliola gliela aveva mozzata. La coda era così bella che tutti credevano fosse vera, finché un giorno un gallo spifferò il segreto. I contadini allora, per proteggere i loro pollai, cominciarono ad accendere dei fuochi: nel caso si fosse avvicinata la volpe le avrebbero senz’altro bruciato la coda. Da qui l’origine e il perché dell’espressione ‘avere la coda di paglia’, che significa avere un segreto su cui si teme si possa infierire.

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Molto più fondata, invece – come si legge sul sito della Crusca – l’origine risalente al Medioevo, quando, per umiliare i condannati o gli sconfitti, si attaccava loro una coda: era una coda di paglia, che spesso veniva bruciata in segno di scherno mentre i disgraziati sfilavano per la città.

La coda, simbolo di vergogna e di umiliazione

In quest’ottica, il perché si dice ‘avere la coda di paglia’ spiegherebbe lo stato d’animo che questa espressione sembra definire: la coda, infatti, è simbolo di degrado (da status di uomo a quello di animale – non a caso era utilizzata per umiliare i prigionieri) ma anche di consapevolezza e di vergogna: per questo si tende a ‘mettere le mani avanti’ quando si è consapevoli di aver commesso un fattaccio ma non si vuole che venga scoperto.

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Ragionando sul perché si dice ‘avere la coda di paglia’, infine, è interessante notare come esistano in italiano alcune frasi con lo stesso significato (ad esempio ‘avere uno scheletro nell’armadio’) e che la stessa locuzione – come spiega ancora la Crusca – ‘rappresenta il nucleo da cui si sono formate forme proverbiali’: dal toscano chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco al pavese chi gh’a la cua d paia, l gh’a pagüra che la gh brüsa.

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