Omicidio Cerciello Rega, ergastolo per Elder e Hjorth

I due giovani americani sono stati ritenuti colpevoli dalla prima corte d'Assise. La moglie in lacrime dopo la sentenza

sezione penale roma

Foto Getty Images | Antonio Masiello

Condanna all’ergastolo per Finnegan Lee Elder e per Gabriel Natale Hjorth. Questo è quanto deciso dalla Prima Corte d’Assise di Roma in riferimento all’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega dopo oltre 13 ore di camera di consiglio. 

“Questa sentenza rappresenta una vergogna per l’Italia con dei giudici che non vogliono vedere quello che emerso durante le indagini e il processo” ha commentato Renato Borzone, l’avvocato difensore di Finnegan Lee Elder.

L’avvocato ha poi continuato: “Non ho mai visto una cosa così indegna. Faremo appello: qui c’è un ragazzo di 19 anni che è stato aggredito. Abbiamo assistito al solito tandem procure e giudici”.

La vedova: “Oggi è stata messa la prima pietra per una giustizia nuova”

“È stato un lungo e doloroso processo. Questo non mi riporterà Mario. Non lo riporterà in vita, non ci ridarà la nostra vita insieme” sono state invece le parole di Rosa Maria Esilio, vedova di Mario Cerciello Rega, che ha poi così commentato la sentenza: “Oggi è stata messa la prima pietra per una giustizia nuova. L’integrità di Mario è stata dimostrata nonostante da morto abbia dovuto subire tante insinuazioni”.

Caso Cerciello Rega, cosa era accaduto

Una vicenda nata dopo che i due americani, alla ricerca di droga a Trastevere, avevano rubato lo zaino del facilitatore dei pusher Sergio Brugiatelli. Da quell’episodio è nata la “trattativa” per la restituzione dello stesso culminata poi con le 11 coltellate inferte da Elder a Cerciello, che era intervenuto insieme al collega Andrea Varriale per poterlo recuperare. 

Nella requisitoria con cui il pm aveva sollecitato il carcere a vita per i due imputati, il 6 marzo scorso, il rappresentante dell’accusa, Maria Sabina Calabretta, ha dichiarato che questa vicenda è contraddistinta da “fatti gravi” e “grave è l’ingiustizia che è stata commessa contro un uomo buono, che stava lavorando”.

Ricostruendo le fasi di quei drammatici momenti, il rappresentante dell’accusa ha spiegato che “i carabinieri si sono qualificati, hanno mostrato il tesserino ed erano in servizio: si sono avvicinati frontalmente, non alle spalle”.

E che Cerciello “non è stato ammazzato con una coltellata ma con undici fendenti in meno di trenta secondi. La vittima non avuto il tempo di elaborare nessuna difesa attiva” e comunque “avrebbe potuto poco anche se fosse stato armato e non lo era“.

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