“Mi attacchi le malattie”: insulti verso un medico di colore a Udine

Può un uomo rifiutare le cure mediche perché di fronte a lui si trova un dottore originario del Camerun?

Manifestazione contro il razzismo
Manifestazione contro il razzismo- Nanopress.it

Andi Nganso, dottore di 32 anni originario di Camerun, ha voluto raccontare la vicenda che l’ha visto protagonista nel momento in cui ha cercato di fare il suo lavoro.

Di contro l’unica cosa che ha ottenuto sono state le parole più dure che abbia dovuto mai ascoltare nella sua vita, delle accuse terribili fatte da un uomo razzista.

La vicenda

Un uomo, che si è recato presso la struttura ospedaliera, ha rifiutato di essere curato dal medico che aveva di fronte solo perché di nazionalità diversa dalla sua.

Delle accuse razziali che continuano con parole molto dure in quanto il paziente ha addirittura rifiutato di essere toccato dall’uomo perché, secondo le sue parole, gli poteva in qualche modo “attaccare delle malattie“.

Ma non finisce qui. Il paziente in questione continua insultando pesantemente il medico 32enne che ha di fronte, un dottore la cui sola la colpa è quella di avere un colore di pelle diverso perché nato in Camerun.

sfogo social Andi Ngansu
Sfogo social Andi Ngansu- Nanopress.it

E’ questo ciò che è accaduto nella nottata del 17 agosto all’interno dell’area dedicata al primo intervento ad Udine, molto più precisamente nell’ospedale di Lignano Sabbiadoro.

Il medico, Andi Nganso, ha voluto condividere questa storia tramite i social raccontando che, nonostante ci troviamo nel 2022, ancora oggi è possibile assistere a scene simili. Fortunatamente però dalla sua parte il medico ha trovato molte persone che gli hanno lasciato un messaggio di solidarietà e conforto, a dimostrazione del fatto che fortunatamente non tutti la pensano allo stesso modo.

Il racconto

Il medico 32enne originario di Camerun racconta quindi di aver subito una delle violenze verbali razziste più difficili da sopportare.

In questo caso però non ha scelto di restare con le mani in mano, ma di agire per via legale e di andare avanti sporgendo denuncia. Una strada da percorrere strettamente necessaria se si pensa al fatto che il medico stava soltanto cercando di fare il suo lavoro, quando ha visto piovere di sé una serie di accuse pesanti dovute al semplice colore della sua pelle.

Negro di m…, se lo sa Zaia ti salta in c… “. Questa è una parte delle pesanti parole che l’uomo ha dovuto ascoltare quando stava cercando di curare il paziente che aveva di fronte.

Ma, nel momento in cui si stava avvicinando per iniziare a visitarlo, lo ha respinto impedendogli di toccarlo perché aveva paura che gli potesse attaccare qualche malattia. E’ questo ciò che Nganso racconta tramite il suo profilo Instagram.

Inoltre spiega il perché ha scelto di rendere pubblico il suo racconto.  Il 32enne infatti continua affermando che oggi come oggi razzismo e odio diventano sempre più forti nel momento in cui si avvicina un qualsiasi tipo di appuntamento elettorale.

Infatti l’uomo ha addirittura fatto il nome del presidente Zaia, un politico che ricopre il ruolo di presidente in Veneto, minacciandolo che se il politico avesse saputo della sua presenza, di sicuro lo avrebbe allontanato immediatamente.

La questione ha avuto luogo nel Primo Soccorso dell’Ospedale in piena notte, un posto in cui il medico, pronto a salvare delle vite, ha dovuto sopportare delle parole molto dure come “schifoso” e” sporco”.

Il paragone con il dramma di Alika, l’ambulante ucciso

Nganso ha parlato a lungo sui social di questo argomento affermando che oggi tutti coloro che cercano in ogni modo di combattere il razzismo, devono prendere una posizione ed affrontare seriamente dignitosamente una situazione che aleggia come un’ombra ancora in un paese così bello come l’Italia.

Corteo dopo morte Alika
Corteo dopo morte Alika- Nanopress.it

Purtroppo le aggressioni verso persone di nazionalità diversa da quella italiana sono all’ordine del giorno. Si parla di aggressioni sia fisiche che verbali che possono sfociare in tragedie come quella accaduta nel momento in cui l’ambulante Alika ha perso la vita: “Il timore di essere il prossimo Alika è sempre più reale “.
Delle parole che la dicono lunga sul sentimento che oggi come oggi le persone vittime di razzismo nascondono dentro di sé

L’opinione del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia

Essendo stato tirato in ballo, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, non poteva non dire la sua.

Egli racconta di essere venuto a conoscenza di questa vicenda che descrive come un episodio vergognoso. Una storia che ha letto attraverso Instagram.

Zaia afferma inoltre che per lui il razzismo è una vera e propria onta sociale. In ogni caso il presidente offre tutta la sua solidarietà a quel medico che ha dovuto subire una situazione simile augurandogli addirittura di riuscire a fare chiarezza e ad andare fino in fondo alla questione così che giustizia possa essere finalmente fatta.