Inps: stipendi e pensioni sempre più bassi per i lavoratori italiani

Secondo l’Inps circa il 23% dei lavoratori in Italia percepisce uno stipendio più basso del Reddito di cittadinanza, mentre il 32% dei pensionati ha meno di 1.000 euro al mese.

Busta paga
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Secondo il XXI Rapporto annuale dell’istituto di previdenza sociale sempre più lavoratori in Italia percepiscono uno stipendio inferiore al Reddito di cittadinanza. Precisamente il 23% dei lavoratori guadagnano meno di 780 euro al mese. Mentre ben il 32% dei pensionati ha una pensione inferire ai 1.000 euro.

Il Rapporto annuale dell’Inps

A comunicare la triste realtà è stato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. A quanto pare è in crescita il numero di lavoratori che guadagnano stipendi bassissimi, addirittura inferiori al tanto criticato Reddito di cittadinanza.

Infatti circa il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese. Mentre al contrario solo l’1% dei lavoratori meglio retribuiti ha assistito ad un aumento di un punto percentuale sul loro stipendio complessivo.

Dati veramente molto preoccupanti e avvilenti. In un Paese che dovrebbe essere evoluto come l’Italia, è assurdo pensare che un lavoratore medio guadagni così poco. Ancora peggio è la questione delle pensioni.

Secondo il rapporto dell’Inps il 32% dei pensionati percepisce una pensione inferiore a 1.000 euro. Anche questo è un dato preoccupante, soprattutto in vista di prospettive future che andranno addirittura a peggiorare.

Infatti l’Inps ha ipotizzato che il futuro previdenziale della generazione X, calcolato su circa 30 anni di versamento di contributi, con un salario di circa 9 euro all’ora, sarebbe pari ad una pensione di 750 euro percepita ad un’età di almeno 65 anni. Cifra che attualmente all’interno del paese non basta a mantenere neanche una singola persona.

Inoltre il Rapporto annuale specifica che nel 2022, in presenza dell’inflazione, la crescita dei prezzi pari all’8% potrebbe pesare sulle pensioni erogate dall’Inps di circa 24miliardi di euro. 

Infine il presidente dell’istituto afferma che per tentare di stabilizzare tutto il sistema economico è necessario regolarizzare tutti i lavoratori stranieri, in modo che possano assumere mansioni in attività che necessitano forza lavoro, a causa dell’invecchiamento della popolazione. 

La necessità di introdurre il salario minimo

Questi dati spaventano, in quanto è assurdo che in un paese europeo come l’Italia, vi sia un cospicuo numero di lavoratori, che guadagnano praticamente il nulla. In questo modo sempre più cittadini a parità di guadagno, preferiranno richiedere il Reddito di cittadinanza, piuttosto che lavorare.

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Per non parlare dei giovani che scapperanno da questo paese alla ricerca di condizioni lavorative migliori. Tutto questo porterà l’Italia (come in realtà già sta avvenendo) ad “affondare” sia economicamente che socialmente.

L’introduzione invece di un salario minimo, adeguandosi alle politiche degli altri Paesi europei, non solo aumenterebbe i salari incentivando il lavoro, ma smuoverebbe conseguentemente l’economia di tutto il Paese apportando una maggiore stabilità in tutti gli ambiti.

Purtroppo a quanto pare per ora, queste semplici e alquanto scontate nozioni appaiono incomprensibili per i nostri cari politici.