Il libro delle case di Andrea Bajani, candidato al Premio Strega 2021

L’esistenza privata raccontata attraverso le case in cui il personaggio di Io ha vissuto, gli ambienti che conservano le tracce del suo passaggio e gli omicidi di Moro e Pasolini nel romanzo di Andrea Bajani edito da Feltrinelli e candidato al Premio Strega 2021.

andrea bajani

Foto Getty Images | Leonardo Cendamo

La storia di un bambino, che per convenzione chiameremo Io, e il suo diventare uomo. Il libro delle case di Andrea Bajani è un romanzo originalissimo nella costruzione, un puzzle le cui tessere sono tante case diverse, e nella struttura della narrazione, che passa dagli anni ’70 al nuovo millennio in una oscillazione continua tra decadi. In ogni capitolo viene descritta una casa e un frammento del puzzle che è Io va al proprio posto. La letteratura realizza così ciò che nella realtà è impossibile: entrare in tutte le case in cui si è stati e provare a ricomporre, attraverso ricordi sparsi e disordinati, la moltitudine di frammenti che è l’esistenza.

Il libro delle case è una storia in cui a parlare, ad essere protagoniste, sono le case, i luoghi in cui i personaggi che popolano il romanzo, in primis Io, hanno vissuto in momenti diversi. I personaggi non hanno un nome proprio ma un nome comune, oppure vengono indicati attraverso una perifrasi: il nucleo familiare di Io bambino è composto infatti da Padre, Madre, Nonna, Sorella (e Parenti); nella fase adulta ci saranno Donna con la fede, Moglie e Bambina. E ancora, tra gli altri, due personaggi, Prigioniero e Poeta, con cui Io entra in contatto da bambino attraverso la televisione: Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini.

La scelta, geniale, di ricostruire un’esistenza attraverso la descrizione degli ambienti che di quella stessa esistenza conservano tracce e indizi porta il lettore a viaggiare attraverso gli anni, a partire dalla Casa del sottosuolo in cui un Io bambino gattona nel cono di luce del televisore e immagina di raggiungere la Casa del Prigioniero. In Il libro delle case sono gli oggetti a parlare e ad acquisire una fisicità straordinaria e a volte surreale, come la finestra della Casa dell’adulterio, che diventa custode di un muto cifrario di imposte e tende, i messaggi della Donna con la fede.

Alcune delle case descritte tornano in momenti diversi, altre compaiono solo una volta e a volte non sono nemmeno delle vere e proprie case, come la Casa rossa con le ruote, l’auto in cui è stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro.

Nella Casa del sottosuolo, Io bambino gioca con Tartaruga, l’animale simbolo dell’intero romanzo (che ritroviamo anche nella copertina). La casa  di Tartaruga è sempre la stessa e  accompagna il lettore dalle prime pagine, dedicate all’infanzia di Io, al 2048; l’animale si muove lentamente attraverso il tempo che scorre, porta la propria storia incisa nel carapace e provvede costantemente alla sua manutenzione, come se avesse scoperto il segreto per resistere al tempo: Rendere eterno il proprio niente, lucidarlo, combattere la malattia dell’intimismo con la pratica casalinga è stata la ricetta che giorno dopo giorno l’ha salvata, che ha consentito un altro passo alla sua specie.

Parole di Francesca Turchi

Appassionata di libri, mi occupo di arte, editoria, cinema e teatro.

Da non perdere