Il cardellino, il libro di Donna Tartt vince il premio Pulitzer 2014: la recensione

Dopo dodici anni la scrittrice torna con ‘Il cardellino’, un romanzo straordinario in cui s’intrecciano solitudine, arte e mistero

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Il cardellino, il libro di Donna Tartt, ha vinto il premio Pulitzer 2014. Recensione ottima per l’opera della scrittrice americana che torna nelle librerie con un romanzo straordinario, aggiudicandosi il premio Pulitzer per la sezione narrativa. Evento letterario dell’anno, il libro della Tartt, scrittrice formidabile e straordinariamente capace di creare intrecci originali e bizzarri, si ispira al Cardellino di Carel Fabritius, pittore allievo di Rembrandt, il cui quadro è il filo conduttore dell’intero racconto.

A metà strada tra romanzo di formazione e thriller, Il cardellino narra le vicende di Theo Decker che, ormai adulto, racconta in un lunghissimo flashback la storia della sua vita, da quando, appena adolescente, sopravvive ad un terribile attentato terroristico nel quale perde la vita l’adorata madre. Rimasto completamente solo, viene accolto da una ricca famiglia newyorkese e, tormentato dall’assenza angosciante della madre, si aggrappa ad un piccolo quadro che più di qualsiasi altra cosa ha il potere di fargliela sentire vicina.

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Quello stesso quadro lo porterà, nel corso degli anni, ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità americana, fino a quando, in preda ad una pulsione autodistruttiva fuori controllo, si troverà coinvolto in una pericolosa faccenda di ladri d’arte, in cui la posta in gioco è proprio il suo adorato portafortuna. E arriverà a comprendere, finalmente, il valore profondo dell’insegnamento della madre, ossia che la bellezza, quella vera, reale, che solo l’arte può regalare, è la sola a poter salvare il mondo.

Insieme alle vicende del suo personaggio, Donna Tartt racconta e descrive anche le facce delle due città americane che fanno da sfondo al racconto, New York e Las Vegas: l’una, luogo di approdo dei ricchi europei che qui radunano i loro capolavori artistici, e l’altra capitale del gioco e dell’apparenza. Due simboli estremi che accolgono le vicissitudini del tormentato protagonista che, insieme al suo cardellino, si sposta attraverso i più sofisticati salotti metropolitani.

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Un ritorno alla grande per la talentuosa scrittrice che dopo l’esordio, nel 1992 con ‘Dio di illusioni’ e la conferma nel 2002, con ‘Il piccolo amico’, ottiene una delle onorificenze letterarie più prestigiose del mondo: il premio Pulitzer. Per un’opera straordinaria dal sapore vagamente dickensiano, in cui solitudine, isolamento e alienazione si intrecciano in una trama tanto complessa quanto affascinante. In un mondo, quello dell’arte, descritto e dominato da un capolavoro in miniatura: il quadro di un uccellino incatenato, metafora di vita e di bellezza. Una bellezza eterna.

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Parole di Caterina Padula

Giornalista pubblicista, appassionata di scrittura, mi occupo da anni di approfondimenti culturali e di informazione online. Da sempre lettrice accanita e curiosa, amo la musica, l'arte e tutto ciò che è natura.

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