Golpe in Birmania, i militari bloccano l'accesso a Facebook

Di Aung San Suu Kyi, arrestata insieme a decine di esponenti del suo partito, ancora nessuna notizia...

colpo di stato birmania

Foto Getty Images | Lauren DeCicca

A pochi giorni dal colpo di stato in Myanmar, che ha portato all’arresto di Aung San Suu Kyi e di altri esponenti del suo partito, i generali birmani hanno ordinato ai provider internet della Birmania di bloccare l’accesso a Facebook, nel tentativo di limitare i messaggi di dissenso e di contenere le proteste che si stanno diffondendo nel paese. Ad annunciarlo è la giunta militare del generale Min Aung Hlaing, responsabile del golpe, mentre su Twitter molti birmani hanno denunciato di non essere in grado di accedere al social e alle app del gruppo.

La protesta si diffonde tra le strade

Il silenzio interrotto dal fragore delle pentole sbattute sui balconi e i clacson delle auto che girano per la città: è il dissenso della gente contro il golpe che si fa strada nelle città birmane all’indomani del colpo di stato. La protesta intanto si allarga e i medici invitano alla disobbedienza civile, rifiutandosi di lavorare ed esibendo sui camici un fiocco rosso, con tanto di saluto a tre dita, simbolo di libertà e democrazia. Oltre 70 ospedali hanno aderito all’iniziativa, intanto la gente si prepara a scendere in strada in segno di dissenso.

Nessuna notizia di Aung San Suu Kyi

Il golpe ha colto tutti di sorpresa, compresa l’insegnante di yoga che ignara ha continuato la sua lezione online, mentre dietro di lei sfilavano i mezzi blindati dei militari, nel video che è diventato virale negli ultimi giorni.

Di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, arrestata insieme a decine di esponenti del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, non è ancora giunta nessuna notizia. La comunità internazionale condanna un colpo di stato che il capo della giunta militare in Myanmar ha, invece, definito “inevitabile“, un golpe che ha cancellato in un solo colpo dieci anni di cammino accidentato verso la democrazia.

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.

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