Fontana ribadisce: in Lombardia non ci sarà il lockdown

Il governatore della Regione Lombardia esclude il lockdown, così come il sindaco di Milano Beppe Sala. Diversi esperti però lo considerano ormai una misura necessaria

Attilio Fontana, Governatore della Regione Lombardia, parla durante la conferenza stampa di presentazione del progetto durante l'epidemia di coronavirus il 16 marzo 2020 a Milano, Italia

Foto Getty Images | Pier Marco Tacca

Attilio Fontana torna a parlare di lockdown. La Lombardia continua a essere una delle Regioni più colpite, in particolare la città di Milano (ieri 3570 nuovi contagi, di cui 2023 nel capoluogo), e la domanda che più frequentemente viene posta al presidente della Regione è quella in merito alla chiusura totale.

Venerdì scorso intervistato a SkyTg24 parlava di una possibilità da non escludere, ora fa marcia indietro. Oggi si è tenuta la presentazione della mostra “Regioni: 50 anni Lombardia” al Pirellone, organizzata dall’agenzia ANSA, e al termine della conferenza stampa, Fontana, interrogato ancora una volta sulla possibilità di un chiusura della Lombardia, ha risposto: “Nuovo lockdown? Escludo che ci siano le condizioni per prevedere ipotesi di questo genere, anzi, tutti i nostri interventi vanno nella direzione di evitare ogni tipo di lockdown“. La situazione dunque, rimarrà tendenzialmente invariata.

In questo momento, il governatore lombardo sta tenendo una riunione con i sindaci dei capoluoghi della Regione per fare il punto sulla situazione dei contagi e degli ospedali.

Sala come Fontana: escluso il lockdown

Eppure sono tanti gli esperti che invocano il lockdown nelle zone più a rischio e la Lombardia e più nello specifico Milano fanno parte di queste. Uno su tutti Walter Ricciardi, consulente per l’emergenza Covid del Ministero. Proprio a lui ha risposto il sindaco di Milano Beppe Sala, intervistato da Milena Gabanelli per il Corriere della Sera: “Non mi hanno consultato e non credo che sia così, nel rispetto di Ricciardi. Ho appena ricevuto un messaggio da un virologo di cui mi fido molto, che dice ieri c’erano circa 80 pazienti intubati a Milano e 200 in Lombardia. Ad aprile erano oltre 1500. La conclusione è che anche nella peggiore delle ipotesi avremmo 10-15 giorni per decidere un eventuale lockdown“. Sala prende tempo, rassicurando che la situazione è complessivamente sotto controllo. Se fino a qualche tempo fa era pronto a dichiarare la città zona rossa, ora sembra più cauto.

Bertolini e Galli come Ricciardi: la situazione è grave

Massimo Galli, primario di Malattie Infettive all’Ospedale Sacco, si augura che le misure adottate facciano davvero migliorare la situazione entro due settimane, altrimenti il lockdown resta l’unica soluzione, non solo a Milano e in Lombardia, ma in tutta Italia. Una misura drastica che è consapevole che non tutte le aree del paese potrebbero sopportare. Ma ha sottolineato che a Milano, dove lavora, la situazione è grave e che tutti gli sforzi fatti in primavera sono ora andati persi: “I fenomeni che sono in marcia non ce li togliamo di dosso. Per i prossimi giorni ci dobbiamo quindi attendere una quantità di nuovi casi“.

Sempre sulla situazione di Milano si è espresso responsabile del Coordinamento Covid-19 per i reparti dei pronto soccorso lombardi, Guido Bertolini: senza giri di parole, chiede il lockdown. Mentre Fontana lo esclude, Bertolini lo invoca, addirittura a livello nazionale: “La situazione nei pronto soccorso è drammatica, non solo in Lombardia, ma ovunque a livello nazionale“.

Il braccio di ferro tra politica e scienza sul lockdown è appena iniziato.

Parole di Alanews

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