El Salvador in piena ‘Guerra Civile’: torture, arresti arbitrari e morti

Amnesty International afferma che ad El Salvador, il presidente Nayib Bukele sta sfruttando lo stato di emergenza per criminalizzare le persone che vivono in povertà: quasi il 2% della popolazione adulta è in carcere.

Nayib Bukele
Nayib Bukele – NanoPress.it

A un mese dall’inizio dello stato di emergenza approvato dall’assemblea legislativa di El Salvador per contrastare la violenza legata alle bande, il paese è immerso in una grave crisi dei diritti umani, secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato giovedì.

El Salvador in preda ad una guerra civile

“Negli ultimi 30 giorni, il governo del presidente [Nayib] Bukele ha calpestato tutti i diritti del popolo salvadoregno. Dalle riforme legali che violano gli standard internazionali, agli arresti arbitrari di massa e allle percosse indiscrimante ai detenuti, le autorità salvadoregne hanno creato una tempesta perfetta di violazioni dei diritti umani, che ora dovrebbe continuare con l’estensione del decreto di emergenza”, ha affermato Amnesty International.

La violenza delle bande è stata una sfida alla sicurezza per un presidente come Nayib Bukele, che vanta uno stile combattivo e diretto. Secondo i sondaggi, il presidente 40enne è venerato dai salvadoregni come un personaggio che sta risolvendo tutto, dalla povertà e dalla crisi sanitaria del Covid-19 alla violenza.

L‘assemblea legislativa ha approvato lo stato di emergenza il 26 marzo su richiesta di Bukele dopo due giorni particolarmente cruenti nel Paese centroamericano, e circa 20 uomini sono deceduti mentre erano agli arresti dentro le carceri statali,, secondo Amensty, che ha anche segnalato fermi arbitrari, torture e abusi.

“Nell’attuale stato di emergenza, le autorità salvadoregne hanno commesso massicce violazioni dei diritti umani, comprese migliaia di detenzioni arbitrarie e violazioni del giusto processo, nonché torture e percosse, senza contare che 20 uomini sono deceduti mentre erano in stato di fermo presso gli agenti dello Stato“, dice il rapporto. Più di 35.000 persone sono state detenute in El Salvador dall’inizio dello stato di emergenza, che rappresentano l’1,7% della popolazione adulta del Paese.

Ciò ha portato a un sovraffollamento senza precedenti nelle carceri, che tra l’altro sono controllate da bande. Sono stati arrestati almeno 1.190 bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni. I legislatori hanno approvato modifiche al codice penale che consentono pene detentive fino a 10 anni per i bambini di 12 anni che appartengono a bande e, i ragazzi di 16 anni possono essere condannati fino a 20 anni di carcere.

Chi viene percepito come una minaccia viene arrestato

Gli arresti stanno avvenendo senza prove o ordini del tribunale. Chiunque sia percepito dalle autorità come una minaccia – il più delle volte i residenti dei quartieri più poveri – può essere arrestato a volontà, dice AI, “perché ha tatuaggi, è accusato da terzi di avere presunti legami con una gang, è imparentato con qualcuno che appartiene a una banda, ha precedenti penali di qualche tipo, o semplicemente perché vive in una zona sotto il controllo di una banda.

Amnesty International
Amnesty International – NanoPress.it

L’organizzazione no-profit ha documentato “meticolosamente” 28 casi di violazione dei diritti umani che hanno coinvolto 34 persone. Le riforme imposte nel Paese da Bukele, che ha appena compiuto tre anni al potere, “hanno minato i diritti alla difesa, la presunzione di innocenza, il ricorso giurisdizionale effettivo e l’accesso a un giudice indipendente”, ha affermato Amnesty International.

Bukele vuole garantire una riforma costituzionale che ne assicuri la rielezione in El Salvador. Lo stato di emergenza gli consente di governare in modo del tutto arbitrario”, ha affermato José Miguel Vivanco, un avvocato per i diritti umani che ha trascorso quasi 30 anni alla guida di Human Rights Watch.

Alla fine di marzo, El Salvador ha vissuto il suo fine settimana più mortale di questo secolo. Almeno 87 persone sono state uccise tra venerdì 25 e domenica 27. Un’indagine del media digitale El Faro ha mostrato che il bagno di sangue è stato innescato dalla rottura di una tregua concordata tra il governo di Bukele e i leader delle due principali bande della nazione: MS-13 e Barrio 18.

Bukele ha portato i militari in strada in una crociata contro chiunque somigliasse anche lontanamente a un membro di una gang e si è concesso poteri speciali, in una decisione fortemente criticata dalla comunità internazionale. Giorni dopo, l’assemblea legislativa ha approvato una riforma del codice penale che consente il perseguimento dei giornalisti che si occupano di informazioni legate alle bande.

In pratica, penalizza i giornalisti che sono critici nei confronti del governo e presentano una storia sul problema delle bande del Paese che è diversa dalla versione del presidente. Ma la persecuzione è iniziata prima. “Per me, le molestie e le intimidazioni sono iniziate nell’agosto 2021, dopo aver rivelato che Bukele aveva negoziato con le bande. Le molestie sono iniziate sui social network: hanno affiancato le mie foto a quelle dei membri delle bande, messaggi minacciosi su aggressioni sessuali, stupri…” ha detto Gabriela Cáceres, una delle giornaliste di El Faro che ha portato alla luce il patto con le bande.