Maradona, un nome scritto nell'olimpo del calcio

Maradona è venuto a mancare all'improvviso per un arresto cardiaco. Ripercorriamo la vita del "Pibe de oro", tra genio e sregolatezza.

Maradona, un nome scritto nell’olimpo del calcio

Morto a Tigre, in Argentina, all’età di 60 anni per arresto cardiaco nel suo appartamento. Una notizia shock, che ha scosso tutto il mondo sportivo sia calcistico che non, un’altra leggenda ci lascia. Una vita fatta di momenti alti nel rettangolo di gioco ed altrettanto bassi nella vita privata.

Le origini del mito

Maradona nasce il 30 ottobre 1960 a Lanùs da Don Diego e Dona Dalma, ed è il terzo di sette figli. Sin da subito si nota il feeling con il pallone, trascorre giornate intere per strada o nei campetti della sua città. Come se già sapesse quale fosse il suo destino. Tra vicoli e le macchine il suo talento cresce e si fa notare, impossibile non accorgersi dell’estro di quel ragazzino. Il 20 ottobre del 1976, dieci giorni prima di compiere 16 anni, inizia la sua carriera da professionista. Infatti debuttò con la maglia dell’Argentinos nella massima serie argentina, diventando il più giovane esordiente della storia nella Primèra Division, record battuto poi da Aguero nel 2003. Dal quel momento iniziò un escalation calcistica che lo portò a essere definito il Dio del calcio.

Dopo aver vinto il Pallone d’Oro sudamericano, nel 1981 si trasferì al Boca Juniors. Quell’anno segnò 28 reti e porto il suo club alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura. Purtroppo il soggiorno nella Bombonera durò poco, infatti a causa di problemi economici, il club dovette cedere il talento argentino al Barcellona. Così el pelusa, soprannominato così per la sua capigliatura, approdò nel vecchio continente. L’esperienza con i blaugrana sarà altalenante, fatta di vittorie e sconfitte, sicuramente non una consacrazione per il talento di Lanùs.

Napoli incontra il Dio del calcio

Nel luglio del 1984 nasce la più grande storia d’amore che il calcio abbia mai conosciuto tra Maradona e la gente di Napoli. Infatti, il legame sportivo tra la città e il talento argentino sboccia fin dal primo momento, al san Paolo ci sono circa ottantamila persone ad aspettarlo, pagando il prezzo simbolico di mille lire a persona. Da qui inizia la favola del Pibe de Oro che entrerà ufficialmente nella storia.

Maradona con la maglia dei partenopei riuscirà a conquistare trofei e regalare perle di assoluta bellezza, come la ormai nota punizione contro la Juventus che fece esplodere il San Paolo e sfidò le leggi della fisica. Infatti, sotto la guida dell’allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato del 1986-87, era il 10 maggio. Il Napoli, lo stesso anno, vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l’Atalanta. E ancora, nel 1989 il Napoli sfiorò una tripletta storica, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA  dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda.

Durante la permanenza nella città dai mille colori, Maradona fa la storia con la sua nazionale. Infatti, ai mondiali del 1986 in Messico riesce ad alzare al cielo la Coppa del Mondo. Celebre fu questo mondiale in cui l’argentino si guadagnò il soprannome de la Mano de Dios, dopo avere rubato e poi segnato il gol che porto l’Argentina a eliminare l’Inghilterra. In questa partita, che segnò una svolta per la figura sportiva di Maradona, segnò anche il cosiddetto Gol del Secolo, una delle azioni più belle nella storia del calcio. Infatti, gli undici tocchi che portarono al gol contro l’Inghilterra sono tutt’ora la più grande espressione del talento argentino.

La caduta di un gigante

La favola del talento di Lanùs finisce nel il 17 marzo 1991, dopo un controllo antidoping effettuato al termine di una partita di campionato che diede il responso di positività alla cocaina. Da qui ha inizio la parabola discendete del numero 10 partenopeo. In seguito, il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Dopo il ritiro dal calcio giocato, si cimentò nella carriera da allenatore, prima con la sua nazionale argentina e poi negli Emirati Arabi, ma con scarso successo. Fino ad arrivare al 25 novembre del 2020, dove a 60 anni muore di arresto cardiaco.

Napoli piange la scomparsa del suo simbolo, argentino di origine ma partenopeo di adozione. La figura di Maradona traccia un solco nella storia sia sportivamente che culturalmente. Infatti, l’argentino con gli anni è diventato un simbolo di talento e sregolatezza, rappresentando a pieno la figura del genio, che non può fare a meno degli eccessi. D’altronde, il talento non sarebbe genuino senza un pizzico di follia.

Parole di Francesco Stavolo

Classe 1994, laureando in Scienze Politiche e Sociologia presso l'università di Roma la Sapienza. Redattore e copywriter SEO.

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