Draghi e Meloni stanno battibeccando sul Pnrr

In questi ultimi giorni, tantissimi retroscena hanno raccontato un nuovo sodalizio dalle parti di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio in pectore, e Mario Draghi, capo dell’esecutivo dimissionario, si sentono spesso per parlare dei documenti che si dovranno fare. Niente di strano fin qua.

Draghi Meloni
Mario Draghi e Giorgia Meloni – Nanopress.it

Certo, se non fosse che la leader di Fratelli d’Italia è l’unica che non ha appoggiato il governo “dei migliori” e su tante questioni non la pensano esattamente allo stesso modo. Sul Pnrr, per esempio. Meloni ha detto che ci sono dei ritardi “difficili da recuperare“, l’ex banchiere centrale, invece, ha risposto che non è così, altrimenti “la Commissione non verserebbe i soldi“.

Meloni e Draghi hanno due diverse visioni sul Pnrr

Il Piano nazionale di ripresa e di resilienza è, senza alcuna ombra di dubbio, uno strumento più unico che raro. I soldi a pioggia che arriveranno per (quasi) qualsiasi settore dell’economia italiana sono vincolati al raggiungimento di diversi obiettivi, e fino a ora non ci sono stati problemi.

Meloni
Giorgia Meloni – Nanopress.it

La situazione, però, potrebbe cambiare, ha fatto capire la leader di Fratelli d’Italia e futura prima presidentessa del Consiglio donna della storia italiana, Giorgia Meloni. Durante l’esecutivo nazionale del suo partito, a via della Scrofa, quello in cui le sono stati affidati pieni poteri per formare il prossimo governo, l’ex enfant prodige ha criticato in modo neanche troppo velato i suoi predecessori.

Ereditiamo una situazione difficile – ha iniziato la premier in pectore -, i ritardi del Pnrr sono evidenti e difficile da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi, ma che a noi verrà verrà attribuita da chi l’ha determinata“.

Meloni ha poi aggiustato il tiro spiegando come “la transizione tra vecchio e nuovo governo, ancora da formare, sta andando avanti in maniera ordinata“, ma il danno era fatto, perché subito, dalla cabina di regia a Palazzo Chigi, le ha risposto quel primus inter pares del “vecchio” esecutivo, che ha messo parecchi puntini sulle i. “Non ci sono ritardi nell’attuazione del Pnrr: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi“, ha precisato Mario Draghi.

Che si tratti di un normale scarica barile, che si tratti di un naturale gioco delle parti, il rapporto idilliaco tra i due romani forse non è semplice come ce lo raccontano. L’ex presidente della Banca centrale europea, comunque, ha continuato a mettere le mani avanti, spiegando che il prossimo governo che dovrà continuare il lavoro di attuazione, “e sono certo che sarà svolto con la stessa forza ed efficacia“, ha detto ancora prima di precisare che “per garantire la continuità, è stato deciso di creare, nella presidenza del Consiglio e in ciascun ministero, uffici dedicati al Pnrr che saranno operativi fino al 2026“.

Ma Meloni ha dei problemi (ancora) pure con Salvini

Se con Draghi, Meloni non fa che recitare la sua parte, con Matteo Salvini, leader della Lega e suo alleato nel prossimo esecutivo, lo scontro sulle cariche è più che reale. Il braccio di ferro sul Viminale, a cui il Capitano brama per portare avanti le politiche del Carroccio, e che la futura premier non vorrebbe affidargli, sta continuando a distanza.

Secondo quanto riporta Repubblica, l’ex vicepremier sarebbe anche pronto a fare un passo di lato purché, chiaramente, riceva un ministero di prestigio, anzi “di alto profilo“. Di alto profilo, tra l’altro, per Meloni deve essere in toto la squadra di Palazzo Chigi che verrà, e quindi se i nomi proposti dagli alleati non saranno esponenti di livello adeguato, non c’è alcun problema ad affidare a un tecnico quell’incarico“, ha detto davanti ai suoi.

Come ripetiamo da qualche giorno, di tempo ce n’è ancora, ma ogni giorno diventa sempre e fra una settimana le Camere si riuniranno, esprimeranno un presidente ciascuna e poi inizierà il valzer delle consultazioni. In effetti, non è così difficile credere che Sergio Mattarella affiderà l’incarico alla leader di Fratelli d’Italia fra due settimane al massimo. E lì sì, che Meloni si dovrà far vedere pronta.