Draghi al Senato: cosa è successo a Palazzo Madama

Al centro dell’intervento del premier Draghi in Senato del 21 giugno è stata presentata e discussa la linea diplomatica che il governo terrà in sede internazionale, a cominciare dal Consiglio Europeo del 23 e 24 giugno.

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Mario Draghi in Senato – Nanopress.it

Dopo varie fibrillazioni e sconquassi, passa nell’aula di Palazzo Madama la risoluzione della maggioranza voluta dall’esecutivo concernente la guerra in Ucraina, dall’invio di armi ai negoziati per la pace.

Draghi al Senato sul contesto internazionale

Alla fine è filato tutto liscio. Dopo giorni di tumulti inter-governativi, dove più di un partito ha palesato malumori per la conduzione del primo ministro, accusata di essere troppo poco condivisa e concordata, si è comunque giunti ad un ampio appoggio della mozione comunitaria presentata dalla maggioranza ed introdotta dal discorso dell’ex banchiere di Banca Italia e BCE. Fiducia da parte di 219 senatori; 22 invece gli astenuti e 20 i contrari.

Nel discorso con cui Draghi intrattiene l’emiciclo senatorio, si mette subito in chiaro la duplice tendenza dimostrata dal mondo partitico in questi giorni: sostegno all’Ucraina e ferma ricerca della pace coinvolgendo la Russia.

Difatti l’Italia si pone in prima linea affinché Kiev possa ambire ad una pacificazione concordata e rispettosa delle sue libertà e dei suoi interessi. In tal senso è opportuno avviare proficui scambi con banche ed organi internazionali al fine di favore quella che sarà la futura ricostruzione e rifinanziamento dell’economia del paese slavo aggredito da Putin. Per far ciò il premier ribadisce l’impegno nazionale a promuovere l’ingresso in Unione Europea di Kiev, concedendo innanzitutto al paese lo status ufficiale di candidato (parere condiviso da Ursula Von Der Leyen).

Riguardo la Federazione Russa, da convincere a sedere al tavolo delle trattative, il presidente del Consiglio ribadisce l’importanza delle sanzioni e soprattutto la loro efficacia, nonostante l’effetto differito nel tempo rispetto all’approvazione delle stesse. Tuttavia, rispondendo alle variegate pulsioni della propria maggioranza, Draghi ricorda come queste ed altre misure di pressione verso Putin abbiano l’esplicito obiettivo di condurre i due paesi belligeranti ad un cessate il fuoco quale anticamera di trattative di pace serie e risolutive.

Draghi a Palazzo Madama sul contesto italiano

Passando ad un contesto maggiormente locale e meno legato ai consessi internazionali, il premier dimostra preoccupazione per la situazione delle forniture energetiche provenienti da Mosca. Difatti nell’ultima settimana Putin, per impaurire le opinioni pubbliche continentali e mantenere alto il prezzo degli idrocarburi sul mercato, ha dato spazio ad una politica di tagli e riduzioni nel commercio di gas e petrolio.

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Mario Draghi e Volodymyr Zelensky – Nanopress.it

Per ovviare a ciò Roma vuole muoversi su un doppio binario: da un lato propugnando l’istituzione europea di un tetto al prezzo del gas, provvedimento questo in favore delle economie più succubi del Cremlino e la cui forza si avrebbe solo se condiviso a livello comunitario, dall’altra parte continuando l’opera di diversificazione di approvvigionamenti e fonti, visibile nei molti accordi bilaterali sull’energia stipulati dall’esecutivo.

Infine, sulle richieste delle forze politiche (M5S in testa) di un maggiore coinvolgimento delle Camere nell’azione internazionale e bellica del governo, Draghi ed esecutivo si limitano a ribadire il rispetto di quanto pattuito nel decreto legge del 25 febbraio 2022, mantenendo di fatto invariata la situazione, con Palazzo Chigi tenuto a riferire prima di incontri internazionali rilevanti o nel caso di importanti forniture all’Ucraina, comprese le armi.

Al termine della giornata Draghi non si è mostrato preoccupato per la tenuta della maggioranza; per ora il governo sembra reggersi, ma si assottiglia sempre più la trave su cui cammina.