Dieselgate Fca: Marchionne teme di essere finito in uno scontro tra Obama e Trump

Sergio Marchionne


(fotomontaggio realizzato con immagini LaPresse)

Sergio Marchionne teme che la Fca, coinvolta in un nuovo caso dieselgate, sia finita in uno scontro tra Barack Obama e Donald Trump. Ipotizza quindi un conflitto politico l’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, che rischia una multa di 4,63 miliardi di dollari dopo le accuse di aver violato le norme sulle emissioni nocive da parte di Epa. “Spero che non sia una conseguenza di una guerra politica fra l’amministrazione uscente e quella entrante – ha tuonato Marchionne nella conferenza stampa in cui ha assicurato la trasparenza del gruppo automobilistico – Non abbiamo fatto nulla che sia illegale”.

Cosa c’entrano il presidente eletto degli Stati Uniti e quello uscente? Le accuse da parte dell’Agenzia per la protezione ambientale sono arrivate tre giorni dopo che Trump aveva ringraziato pubblicamente Fca. L’azienda aveva infatti annunciato l’imminente investimento di un miliardo di dollari negli States, tra Michigan e Ohio, creando duemila posti di lavoro. Trump, che ha promesso che sarà “il maggiore produttore di posti di lavoro che Dio abbia mai creato”, ha gradito e ringraziato: “Fiat Chrysler ha appena annunciato piani per investire un miliardo di dollari in Michigan e Ohio. Grazie Fiat C!”.

“Lo ringrazio di cuore per averci ringraziato. Il nostro è un atto dovuto al Paese – ha risposto Marchionne, assicurando – Non ho parlato con il presidente eletto e non ho parlato con il suo staff. Il nostro investimento da 1 miliardo di dollari negli Stati Uniti non è legato a Trump. Sono tutte speculazioni”. Speculazioni secondo cui Marchionne da mesi starebbe cercando di entrare nelle grazie del nuovo presidente affinché Fca possa avere un occhio di riguardo.

Sgambetto di Obama al nuovo capo di Epa?
Poi è scoppiato il caso dieselgate e Marchionne ha attaccato: “Spero non sia una conseguenza di una guerra politica”. Cosa c’entra Obama? L’imprenditore teme che l’Epa sia intervenuta a pochi giorni dall’insediamento di Trump per una sorta di atto dimostrativo. Non nei confronti di Fca in particolare, ma dell’uomo che il magnate vuole mettere ai vertici dell’Epa. Quello Scott Pruitt, procuratore generale dell’Oklahoma, contestato perché considerato vicino all’industria dei combustibili ma soprattutto un negazionista del cambiamento climatico. Uno che, quindi, potrebbe stravolgere e ammorbidire la politica di Epa che, prima di Fca, aveva scoperchiato anche le irregolarità di Volkswagen.

Portavoce Obama: “Nessun coinvolgimento della Casa Bianca”
L’amministrazione Obama ha comunque negato qualsiasi coinvolgimento. Josh Earnest, portavoce dell’ex coinquilino della Casa Bianca, ha spiegato: “Le decisioni dell’Epa sono prese dai funzionari dell’Epa. Punto. Non sono a conoscenza di un coinvolgimento della Casa Bianca su questo caso specifico”. Obama, ha aggiunto, “si aspetta che i funzionari all’Epa facciano rispettare la legge mettendo in atto regole che sono scritte; come lo facciano esattamente, sta a loro”.

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