Definire un uomo “pelato” è molestia sessuale

Definire un uomo pelato è molestia sessuale. Si tratta di una decisione che fa seguito al ricorso di un elettricista inglese, Tony Finn, licenziato dall’impresa in cui operava da 24 anni. 

uomo pelato
Uomo pelato – Nanopress.it

Insultare un uomo definendolo “calvo” in un ambiente lavorativo equivale a una molestia sessuale, come se si commentassero le misure del seno di una donna. Lo ha stabilito il tribunale del lavoro inglese, presieduto da tre magistrati, sotto l’egida di Jonathan Brain.

Definire un uomo pelato è molestia sessuale: la vicenda

Il dibattito è nato da un ricorso effettuato da Tony Finn, nei confronti della British Bung Company che si trova nel West Yorkshire, azienda per la quale ha lavorato per 24 anni in qualità di elettricista. La collaborazione con l’impresa è durata fino al maggio dello scorso anno, quando lo hanno licenziato. Finn ha lamentato di aver subìto molestie sessuali per via di commenti spiacevoli in merito al fatto che fosse calvo.

Nel mezzo di una discussione occorsa tre anni fa, il supervisore aziendale, Jamie King, aveva appellato l’elettricista come “calvo”, aggiungendo frasi volgari. Non solo, perché lo ha pure minacciato di aggressione fisica, portando Finn a temere per la sua incolumità.

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Uomo pelato – Nanopress.it

Ergo, al tribunale del lavoro hanno chiesto di decidere se il definire qualcuno “calvo” corrispondesse o meno a una molestia sessuale. La sentenza dei giudici è stata la seguente:«A nostro giudizio, c’è una connessione tra la parola ‘calvo’ da un lato e una caratteristica tipica del sesso dall’altra».

Il legale dell’impresa ha provato a controbattere che anche vi sono anche donne calve ma a detta dei magistrati del tribunale del lavoro, «la calvizie è molto più prevalente negli uomini rispetto alle donne. Lo troviamo intrinsecamente legato al sesso»hanno chiosato.

Il verdetto del tribunale: «Viola dignità individuo»

Il tribunale del lavoro ha quindi sentenziato che le affermazioni sulla calvizie subite da Finn avevano l’intento di offendere l’uomo, ragion per cui i magistrati hanno spiegato che l’atteggiamento avuto dal supervisore dell’azienda ha preso la forma di una vera e propria “violazione della dignità” dell’individuo.

Questa situazione ha fatto sì che si venisse a creare «un ambiente intimidatorio» per Finn, che iniziava a creare nel lavoratore un forte disagio. La giuria ha dunque supportato le accuse dell’elettricista in merito alle molestie sessuali e licenziamento immotivato, e a breve stabilirà a quanto dovrà corrispondere l’importo del risarcimento.