Ddl acqua, via libera alla Camera: si va verso la privatizzazione?

La Camera approva il Ddl acqua fra le proteste dei 5Stelle e della minoranza PD. L'accusa è quella di aver tradito il referendum sull'acqua pubblica del 2011. Il testo passa adesso all'esame del Senato. Vediamo di cosa si tratta.

acqua bene pubblico

Con 243 voti a favore, 129 contrari e due astenuti è passata alla Camera la proposta di legge sulla tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Non sono mancate le contestazioni durante il voto finale. I deputati di Sinistra Italiana hanno sventolato in Aula a Montecitorio le bandiere del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune, sostenendo che la gestione dell’acqua deve essere pubblica, come chiesto a gran voce da milioni di cittadini con il referendum del 2011, quando il 54% dei cittadini italiani aventi diritto andarono a votare chiedendo di abrogare la norma che affidava ai privati la gestione dell’acqua pubblica.

Anche le deputate e i deputati M5S hanno esposto maglie azzurre e bandiere del referendum urlando ”l’Acqua non si vende!”. Dalle tribune del pubblico alcuni attivisti hanno lanciato bandiere urlando contro i deputati, opponendo resistenza agli assistenti parlamentari. Il cuore del ddl è l’articolo 6 in cui si prescrive l’affidamento del servizio idrico solo a enti di diritto pubblico controllati dallo Stato interamente. Enrico Borghi e Piergiorgio Carrescia entrambi deputati Pd hanno presentato in Commissione Ambiente due emendamenti che chiedevano di sopprimere l’articolo 6, aprendo al mercato la gestione dell’acqua pubblica.

Il testo della proposta di legge, modificato in commissione Ambiente e dell’assemblea, la formula ‘in via prioritaria’ dell’affidamento della gestione, e stabilisce quindi che il servizio idrico integrato viene considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività, che può essere affidato anche in via diretta a società interamente pubbliche e in regola con le norme europee, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell’Ato (ambito territoriale ottimale).

La caduta di questa formula ha sollevato le proteste del M5s e Sinistra italiana che dai banchi hanno esposto bandiere e striscioni con la scritta: Acqua pubblica. L’acqua è un bene comune, un diritto universale. Il Gruppo Parlamentare Sinistra Italiana ha poi reso pubblica una nota in cui si legge che ”L’acqua deve rimanere pubblica perché solo il pubblico è in grado mettere in atto quel processo virtuoso tra tariffe, spese di gestione e servizio”. Il privato, concludono i deputati di Sinistra Italiana, ”invece cerca solo profitti”. Viene comunque sancito il principio che tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e che il patrimonio idrico deve essere salvaguardato e rinnovato anche in considerazione dei diritti delle generazioni future. Il Governo dovrà emanare, entro il 31 dicembre, un Dlgs per il rilascio e il rinnovo delle concessioni di prelievo di acque.

Pippo Civati di Possibile ha invece parlato di ‘tradimento’ della volontà popolare, dopo l’esito chiaro del referendum del 2011, il più partecipato degli ultimi 15 anni: ”Il servizio idrico non è più qualificato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, sottratto alla libera concorrenza e realizzato senza fini di lucro, ma come servizio pubblico locale di interesse economico. In particolare, poi, è soppresso l’articolo relativo alla ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato che prevedeva l’assoggettamento al regime del demanio pubblico di acquedotti, fognature, impianti di depurazione e le altre infrastrutture. Inoltre si sancisce l’impossibilità di separare la gestione e l’erogazione del servizio e il loro necessario affidamento a enti di diritto pubblico (specificando la loro mancata soggezione al patto di stabilità interno relativo agli enti locali). Ma modifiche importanti hanno riguardato anche il rilascio e il rinnovo delle concessioni, la cui disciplina viene rimessa a un decreto legislativo da adottare entro il 31.12.2016 e sul quale sarà importante vigilare. In definitiva, quindi, il testo sembra davvero non dare risposta ai milioni di italiani che hanno votato Sì nel 2011. Eppure la maggioranza, con la sua tradizionale capacità di ascolto, sta bocciando qualunque tentativo di miglioramento del testo”.

Parole di Kati Irrente

Giornalista per vocazione, scrivo per il web dal 2008. Mi occupo di cronaca italiana ed estera, politica e costume. Naturopata appassionata del vivere green e della buona cucina, divido il tempo libero tra musica, cinema e fumetti d'autore.

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