Coronavirus: le Regioni riaprono ospedali e reparti dedicati

In tutte le Regioni tornano attivi i reparti dedicati a fronteggiare l'emergenza Covid-19. Pronti 11mila posti in terapia intensiva

Vaccino

Foto Pixabay | jarmoluk

Negli ospedali italiani è iniziata la “Fase 6” – così definita in una circolare dalla Regione Lazio – dall’inizio della pandemia di Coronavirus. In tutto il Paese sono stati varati i piani di emergenza per permettere alle strutture di affrontare un’eventuale nuova ondata di contagi.

La decisione di riaprire i reparti, mai dismessi, utilizzati per i malati di Coronavirus – chiusi nel periodo estivo – arriva in vista dei prossimi mesi, quando la situazione potrebbe ulteriormente complicarsi.

Il Ministero della Salute ha fatto sapere che le terapie intensive arriveranno ad una disponibilità di 11 mila posti, il 115% in più rispetto all’inizio dell’emergenza sanitaria.

Coronavirus: i piani delle Regioni

In Lombardia l’attenzione resta molto alta, visto che è stata la regione maggiormente colpita fin dall’inizio della pandemia, anche se i numeri, al momento, sono gestibili: 31 pazienti in terapia intensiva, quasi tutti con una polmonite.

Il piano predisposto dalla Regione prevede fino a 1.400 posti letto con ossigeno. In Piemonte a novembre verrà inaugurata una nuova struttura con 80 posti disponibili. Carlo Picco, Commissario Asl Torino, ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alle aziende ospedaliere di indicare i reparti Covid immediatamente disponibili entro il 1° ottobre e stiamo per partire con una nuova struttura che a novembre avrà 80 letti“.

In Veneto sono 9 gli ospedali Covid già pronti e 840 i posti in terapia intensiva che saranno disponibili entro il 30 ottobre.

L’Emilia Romagna ha predisposto per i pazienti colpiti da Coronavirus 115 posti in terapia intensiva, di cui 20 sono attualmente occupati: in totale sono 34 i reparti dedicati e 16 quelli di terapia intensiva. L’Assessora alla Sanità, Raffaele Donini, ha detto: “Siamo pronti ad affrontare una recrudescenza grazie anche agli investimenti fatti nelle nostre strutture territoriali“. 

Il Friuli ha visto, durante la prima fase dell’epidemia, anche alcuni ospedali minori come quelli di Gorizia e Monfalcone ospitare alcuni pazienti in intensiva. Saranno previste anche strutture di accoglienza sul territorio che ospiteranno pazienti per la quarantena.

In LiguriaGiancarlo Icardi, Direttore del Reparto Igiene del San Martino di Genova e referente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha detto: “Ultimamente alcuni ospedali sono in zona rossa. Stiamo preparando le riaperture di letti anche di terapia intensiva“.

La Toscana è pronta ad affrontare l’emergenza con i 5 ospedali Covid di Prato, Lucca, Massa, Pisa e Pistoia, in aggiunta ai reparti di malattie infettive. Nel Lazio, il protocollo di emergenza prevede di attivare 261 posti di terapia intensiva: salgono a 1.127 i posti letto totali. Attivi anche gli alberghi da usare come hospice in caso di necessità.

Coronavirus: la situazione al Sud

Per le regioni del Sud d’Italia la situazione, al momento, resta relativamente tranquilla. Pierluigi Lopalco, neo Assessore in Puglia, si dichiara sereno: “Abbiamo ripreso i ricoveri ma con schemi diversi rispetto alle prime fasi dell’emergenza. Non è ancora necessario fare ricorso a convenzioni con Covid hospital privati“.

In Calabria, Antonio Belcastro della task force regionale ha descritto la situazione definendola sotto controllo: “Siamo pronti a raddoppiare la capienza anche domattina. Per ora abbiamo circa 500 persone in isolamento domiciliare“.

La situazione in Campania, al contrario, è preoccupante. L’aumento dei casi nelle ultime settimane è stato significativo. Gli ospedali attrezzati per fronteggiare il Coronavirus sono 5 e sono già operativi. Si stanno predisponendo anche degli alberghi-Covid per ospitare i positivi che non possono garantire l’isolamento domiciliare.

Le dichiarazioni di Ricciardi

Nel corso di un’intervista rilasciata nelle ultime ore, Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene all’Università Cattolica e Consulente del Ministero della Salute, ha espresso il proprio pensiero sulla situazione che l’Italia si sta preparando ad affrontare.

Non c’è una seconda ondata di Coronavirus perché l’azzeramento dei casi non è mai avvenuto – ha spiegato Ricciardi -. In realtà non è mai finita la prima ondata: quello che abbiamo fatto è appiattire la curva epidemica ma non è mai stata azzerata. Quando ci sono state condizioni favorevoli, ovvero i comportamenti estivi, uniti ai primi freddi, la curva ha ripreso. Tutte le città e le Regioni sono ripartite alla pari. In primavera Lombardia e Piemonte erano i territori più colpiti, mentre ora sono Lazio, Campania e Sardegna“.

Ricciardi ha anche ricordato la differenza nella gestione dell’emergenza Coronavirus dell’Italia rispetto agli altri Paesi: “L’unica possibilità è limitare i movimenti delle persone da e per gli stati compromessi. Per questo è importante il richiamo alle precauzioni e il vaccino antinfluenzale per tutte le età. Va anche ripresa l’app Immuni, che consente un tracciamento digitalizzato più tempestivo di quello manuale“.

Parole di Alanews

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